giovedì 26 febbraio 2015

Stand clear of the Spa

Arrivo a Bethnal Green, fa un freddo cane, la testa piena di citazioni, appena lasciate nel Mac, qui con me nella borsa a tracolla.
Non ho nessuna voglia di spogliarmi, ma me la faccio venire. Arrivo alla reception di un edificio dall'aria consunta,  forse vittoriano, comunque dignitoso.
Sono anni che non metto piede su Cambridge Heat Road, una strada che per qualche anno mi era familiare; ho visto qui la mia prima Londra, quella di tutti i giorni e di tutte le razze, la Londra che ho vissuto per visite brevi con Cri, Gayle, una volta in compagnia di Loris, e che oggi mi e' diventata familiare. Ma vivo nel sud, non qui nel nord est.

Sono alla York Hall, il tempio, pare, del boxing londinese, qui Kevin, per dire, viene ad allenarsi.
La ragazza alla reception ha le ciglia troppo spesse, forse dei baffetti, mi passa un accappatoio, e un cestello dove infilare le scarpe, due ciabatte in plastica marrone, dandomi istruzioni recitate a disco, che ascolto a metà, e una chiave con il lucchetto.

Sono seminudo, mi bevo dell'acqua da un boccia che contiene fette di cetriolo e foglie di menta, inizio con il bagno turco, poi una doccia fredda, ancora bagno turco e doccia fredda. Non vedo niente, per fortuna: qualche arabo obeso, un mediterraneo, forse italiano, che mi fissa nella speranza forse di concludere non esattamente con una conversazione. Avrà frainteso, mi dico, i miei occhi miopi, ma sempre spalancati sul mondo, oppure ho frainteso io.
Sono anche posti da conversazione, infatti di solito vado in compagnia.

Oggi comunque non mi va di socializzare. Oggi preferisco questa panca calda di marmo, le piastrelle bianche, i gesti in slow motion dell'acqua gettata a rinfrescare il corpo, le gocce di vapore, l'incertezza dei pavimenti e la nebbia profumata di vento, il gigantesco aerosol dove mi sono infilato.  

La stanza dal soffitto basso e dal colore della pietra mi ricorda Nablus, un luogo precario quanto qualunque altro sulla terra.

Penso, al termine di una giornata passata a fare ricerca (con le parole scritte che mi escono al contagocce), a cose frivole e occasionali; mi provo a pensare di non pensarle, di farmi rotolare per inerzia senza al solito vedermi rotolare.
Ma non ci riesco, ma questo e' ovvio. Solo la scrittura mi lascia dove sono.

Appena afferrata una goccia di verità sottratta a queste stanze senza tempo, viene l'ora di uscire e mi sento addosso una freschezza che resiste subito al freddo della sera, le luci degli autobus quasi vuoti: dio quanto e' bella Londra quando si fa sera.

***
Dopo la ormai consueta giornata in biblioteca, ieri l'altro a Canada Water la voce dello speaker si incanta e per lunghi minuti ripete: Please stand clear of the doors, this train is ready to depart.  
Così lo stare pigiati come topi nei vagoni del treno e poi mobili come formiche nei cunicoli sotterranei della metropolitana trova un contrappunto in quella voce reiterata, a ricordarci che siamo (noi e Londra) a un passo dalla follia, a un passo dal massacro.

Il gioco e il massacro, direbbe Flaiano.

sabato 14 febbraio 2015

Battle

Arriviamo alla sette di sera, piove di traverso, apriamo il lodge: perlinato scuro, lampade al neon, due divani a due posti, cucina componibile color panna, un'aria da Aiazzone.  Credetemi per provare o viceversa.

Cri: Sembra la tavernetta dei Correggia.
Io: Deve essere passato mio padre (n.d.a.: folle amante del perlinato, negli anni settanta avrebbe perlinato anche l'Alfasud)
Cri: Sì anche.

Siamo stranamente pieni di fango (esagerazione: si tratta di strisce sui jeans e scarpe malconce, ma si sa noi italiani amiamo uscire indenni anche quando la merda sale agli irti colli), la macchina deve aver caricato tutta la terra del viale d'accesso dell'Holiday Park di Crowhurst.

L'inizio non promette bene, mentre al solito i bambini sono entusiasti, come tutti gli altri inglesi villeggianti qui... infatti vediamo un sacco di macchine parcheggiate ma dove cazzo sono gli inglesi? 

Tappati in casa, birre, quiz e xfactor. Comunque li adoro, si accontentano di poco, amano la natura e si comprano pure questi bungalow portatili a prezzi assurdi, basta che un po' di acqua bollente gorgogli in una spa, una piscina coperta, conigli e scoiattoli che nel verde silenziosamente defecano rotonde palline di compost... il solito verde splendido alla vista, scivoloso al tatto, inodore all'olfatto, pieno di volatili all'udito.

I bambini sono al solito contenti, anche del bagno, perlinato che neanche un monolocale a Salice d'Ulzio... il lodge si chiama Virginia 20, tra il Minnesota 21 e il Vermont 19 (americani i proprietari?) e la vista? di notte non si vede, ma di giorno... modestamente qui noi si può giocare la carta Turner, non Tina, ma Joseph Mallord William Turner, il grande pittore inglese. 

Quasi Turner, in realtà Samsung Young.
Seduto esattamente dove ora scatta il bollitore per il the, o forse lì fuori all'altezza della veranda ha dipinto duecento anni fa, nel 1816 to be precise, uno dei suoi paesaggi (per chi vuole ora alla Tate Britain) sospesi tra l'eternità e il giorno...

Pensavo fosse san Valentino, invece era un paesaggista in calesse a Battle, East Sussex.

Seguono aggiornamenti.

giovedì 5 febbraio 2015

I Gellas

Dunque i Gellas sono venuti al completo. Una il giovedì sera, uno il venerdì sera, l'altro il sabato sera.
Quest'ultimo è partito lunedì all'alba, il secondo lunedì a mezzogiorno, la terza è ancora con noi, partirà sabato il giorno dopo che la di lei sorella verrà in compagnia di Pino, lui sì amico mio.
Ci sono infatti anche io.
L'occasione che portò i Gellas qui: la Winter Run, dieci km di corsa nel bel mezzo di Londra, per sostenere la ricerca sul cancro.

L'unica co(r)sa che ho fatto io, anzi due: il tragitto dal touch in alla platform 5 per prendere la Overground con Jacopo e il passo accelerato tra Waterloo e Westminster dato che parte della metropolitana era chiusa: vento gelido, bambino lamentoso e ritardo consistente.

Ho visto l'arrivo di Cristiana, intendevo fare dell'ironia su quello di Paola, ma ho perso l'attimo, la mia lingua biforcuta al fin seccòssi alla fredda brezza di Febbraio.

Al traguardo sparano musica neve e bevande al cocco: i Gellas si lamentano, ma sono molto orgogliosi di loro stessi medesimi. In giornata e in serata divorano le carni che ho in anticipo cucinato e si compiacciono dei rispettivi risultati, cronometrati grazie al microchip.

L'unico a guardarsi le statistiche a casa? mio suocero che ci tiene ad essere primo e tenersi informato.
Comunque è arrivato primo tra gli over 60.
Leggermente competitivo il ragazzo, in foto è quello più distaccato e professionale.

Son soddisfazioni.


E gli Strocchis? Ci ho pensato tutto il weekend, noi non saremmo stati capaci di tanto, condizionale d'obbligo, troppe le variabili. Tralasciamo mio padre anche per raggiunti limiti di età. 
(A Veruno non gli ho visto fare nemmeno una grigliata in vent'anni, figurati una dieci chilometri di corsa.).