giovedì 8 gennaio 2015

Affanculo, non morti ammazzati.

Più bravi di me nello spiegare con chiarezza i pensieri, che qui nel blog chiamai occasionali, riporto quelli di Enza Rejna e Eugenio Mastroviti, apparsi oggi su facebook.

Sono d'accordo tanto con la versione soft quanto con la versione hard.
Mi spiace per i palati fini, mi spiace per i catto-comunisti e quelli del volemose bene.

La differenza sta nel fatto che io non ammazzo nessuno (e non prego per nessuno).
Sono laico. Sempre. Mi sforzo di esserlo 365 giorni l'anno. Non solo oggi.

Bando alle chiacchiere:

Enza: La questione, per me, è che nessuno, in una fetta di mondo dove le libertà civili sono una conquista cementata da secoli di pensiero, deve permettersi di dire cosa devo pensare, mangiare, vestire, ascoltare, amare. Che si tratti di un imam, di un medico obiettore, di una sentinella sempre in piedi contro l'amore, di un mafioso che chiede il pizzo per farmi tenere aperto un negozio.
Quello che non ti piace non lo guardi, quello che ti urta non lo leggi, oppure se davvero hai strumenti (con un kalashnikov siamo bravi tutti), impari ad argomentarlo.
Rifletto per prima su quante volte ho inconsciamente sperato che il dissenso (rispetto alle mie posizioni) potesse sparire dalla mia vita.
Dopo ieri mi auguro di poter incontrare sempre più "dissidenti" con cui scornarmi a colpi di penna, tastiera e parole.

Eugenio: Oh, e nel caso, a tutti quelli che però la satira davanti alla religione si dovrebbe fermare, quelli che si però spero che si impari a non esagerare, quelli che ma comunque non si dovrebbero infiammare gli animi con delle offese gratuite, posso solo augurare preventivamente di andare affanculo loro, Gesù bambino, il profeta Maometto e Mosè.

ancora Eugenio: Chiedo scusa al Fatto Quotidiano e ai suoi lettori, i commentatori del Guardian stanno lavorando duro per fare peggio. È tutto un fiorire di inviti ad essere responsabili e ad evitare provocazioni che potrebbero costare la vita ad altri innocenti, perché non si possono mettere a rischio delle vite, comprese quelle degli attentatori, in nome di astratti principi come la libertà di stampa.
Neville Chamberlain sarebbe orgoglioso di loro.

Mi fermo qui (ce ne sarebbe...)

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