mercoledì 29 ottobre 2014

Mitzi Macintosh

Venerdì scorso per la prima volta in un club del sud est invitati da K. 
I club sono gentlemen o working class, di vecchia tradizione vittoriana, ma anche labourista. Organizzazioni dove ci si aiuta, dove si fa conoscenza. si parla di affari o semplicemente ci si intrattiene bevendo birra e sidro. 
Nel club a Kennington (un lungo corridoio, poi una sala con la contro-soffittatura, un angolo bar con gli spillatori, sopra il biliardo un buffet, moquette blu, pareti foderate) noi si era con i colleghi dello studio di K., nei tavoli vicini due gruppi di compleanni, scapoloni sparsi e calmi gli altri mari. 
Sul palco serata drag queen, battute pesanti, volgarissime, grasse, anzi crasse.

Insomma cazzi e canguri (pochissimi i canguri).

E soprattutto lei: Mitzi Macintosh! Una vera stangona, gambe da urlo, trucco non esattamente appena accennato, parrucca da Gorgòne, una Minnie in plasticazza, con voce baritonale e all'occorrenza acuta. 
Dei vestiti si potrebbe scrivere una fenomenologia, portati alla Joan Crawford, e per quanto il maschio sia là sotto - schiacciato da un corpetto abbagliante come lo Scudo di Achille sugli assolati arenili di Troia - proprio della mascolinità qui si va in cerca, strappanzando il mito e facendosene le più pantagrueliche, catulliane, scheccanti beffe.


Mitzi se ne è venuta dall'Australia per starsene stabilmente a Londra: scendere nella suburra di Kennington non le rende abbastanza giustizia, ma a lei non credo importi, le  vere star vanno dovunque, altrimenti sono farlocche e perdono all'istante l'ironia di sé. Lei ha ironia da vendere.

martedì 21 ottobre 2014

M_Ascot*

Jacopo gironzola per il prato da calcio (campo non proprio, qui si ricavano campi da calcio da prati, detti common) per fortuna dotato di un playground per bambini, categoria alla quale lui orgogliosamente ancora appartiene.
Jacopo aveva già dato e vinto la sua prima partita ufficiale a Blackheath il giorno prima, sabato, con la sua scuola. Che dire di Blackheath? sarebbe da far dire a Paola: tira sempre vento lì su quella maledetta piana dove nessuna siepe il guardo esclude.
Piuttosto il contrario: il guardo include colpi d'aria, freddo anche in pieno giugno, figuriamoci ottobre, inglesi impassibili, italiani disperati... noi che pur sapendo non ci portiamo né un thermos (beh si va a piedi al caffè più vicino, ovvero a mezzo miglio giù dal pratone), né sciarpe protettive (sì la mia di seta e di mezza stagione svolazzante ma solo svolazzante).

Sarà che anche questa fa parte del contrappasso; siamo a due! dico due figli che giocano a calcio, una ormai da professionista negli under 13 del Crystal Palace, l'altro ancora al primo stadio(ah!)... (iscrittosi in ritardo al dopo scuola di calcio, l'allenatore ha preteso facesse gli allenamenti e fosse nella rosa "con una sorella come Matilde in casa..."**).

Dunque domenica prima trasferta calcistica di Matilde in quel di Ascot, luogo del più esclusivo ippodromo del pianeta, reale, aristocratico, una cattedrale fatta di una fila di spalti e poi il verde... come a dire che il problema consiste nell'entrarci, una volta dentro...
Il paese noi si pensava più bello, ma scompare davanti all'ippodromo, in giro tutti bianchi, tutti Tories: anche le giocatrici.

Noi siamo in un prato da calcio, dove le under 13 dell'Ascot attualmente in testa al campionato sfidano una squadra di primo pelo, la nostra. Si noti che considero di primo pelo la squadra solo perché è la prima partita di Matilde, in realtà le ragazze hanno già giocato cinque partite vincendone tre e perdendone due.

E quando dicono di essere lì per le nove, sappiate genitori che intendono almeno mezz'ora dopo: noi ci siamo fatti la levataccia quasi per niente, considerata poi l'assenza di traffico in uscita da Londra, per arrivare nella verde bruma aneliamo un caffè... finiamo con comprarci pure un coniglio selvatico al farmer market di Ascot, dove credo siamo gli unici stranieri, e dove un cartello di picnic policy diceva: "each customer (over the age of 18) is permitted to bring with them 1 bottle of sparkling wine or champagne to accompany their picnic"***. 


Se non fosse per Emma, non sapremmo nemmeno come fare il tifo, lei, capelli tinti punk, di una certa presenza, sempre a incoraggiare, motivare, mai una parolaccia e verrebbe da pensare all'ipocrisia del politicamente corretto se non fosse il suo un atteggiamento al limite della più pervicace costanza dal primo minuto all'ultimo, e per tutti, avversarie comprese.

domenica 12 ottobre 2014

Let England Shake

Sono nella Main Library della UCL, sono contento di essere qui: di sottofondo al silenzio di queste stanze ottocentesche, neoclassiche e germaniche, il brusio dei libri, delle sedie, dei roditori che sgusciano da ogni scaffale, da sotto ogni tavolo, alcuni avvoltolano la coda dietro la schiena, poi assumono sembianze per un tempo definito (quello della consultazione), mentre digitano con le unghiette parole elettroniche a schiocchi e colpetti. Squittiscono guardinghi e con lo sguardo fisso e strabico questi finti umani nella luce blu del neon, persi nei codici, nelle password, nei google di cataloghi e download. Adoro la cocciutaggine di questi esemplari che aspirano ad essere un giorno libri loro stessi, magari appendici o note a piè di pagina.

Adoro questo falso silenzio, il rumore sottotraccia di passi, passettini e starnuti, sbuffi, tremori e picchettii. Perché non stiamo a casa nostra a rodere le scrivanie spuntandone con le unghie  i contorni e veniamo qui dal primo mattino, topi di tutte le razze, con la schiena prona ai dorsi dei volumi più reconditi? perché avanziamo caparbi  dentro il più complesso motore di ricerca fino a trovare la fonte del nostro segreto dilemma? qui si scava con la mascella mentale e di reale riverbera soltanto il neon azzurro delle luci da tavolo e il solito mutevole cielo di Londra dalle ampie finestre.
Adoro tutto questo perché conosco la vertigine orizzontale di questa follia, anzi me la ricordo.

Poi vado a fare pipì a bere un caffè e forse a nuotare (ma devo ancora iscrivermi, lo dico così per dire).
***
Contro Simone è il titolo di un'orazione di Lisia, un autore greco del 4 secolo AC e fin qui potrebbe anche non importarvi niente. 
L'imputato che legge il testo davanti alla corte si deve difendere dall'accusa di ferimento con dolo che gli muove Simone. I due infatti si sono presi a cazzottatate perché entrambi sono innamorati di un ragazzo, un certo Teodoto, che si contendono. Simone è giovane, il nostro invece, l'imputato di cui non conosciamo il nome, è un po' su con l'età.