mercoledì 3 dicembre 2014

Al confine delle cose.

Andando verso Mitcham per la partita contro il Carshalton (vinta 3 a 1) domenica mattina il sud di Londra è avvolto nella nebbia.
A Cristiana piace molto.
Non più fumo di Londra, ma quel velo opaco che scontorna le cose, che mostra le cose invece di nasconderle. Forse la nebbia rende finalmente miopi, non obbliga a quello sguardo totale, occhialuto, con cui vediamo tutto, tranne i dettagli.
Gli oggetti vengono incontro uno per volta, in prospettiva rallentata, un effetto calmante: il mattino ha la nebbia in bocca e il confine non incute paura, perché si sposta sempre appena in là e rimane visibile. 
Poi il giorno inizia e chiede il solito sguardo sul totale, a cui siamo troppo abituati per notare tanto la crepa più profonda quanto la più piccola incrinatura... fino al sipario della sera, dove però il buio sembra un alibi.

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Ieri sono finito nel laboratorio artigianale di un noto epigrafista scultore, un letter-cutter, Richard Kindersley.
Non è mancata la solita notazione sul perché a Roma si lasciano le pietre scolpite nel Foro, esposte alle intemperie, e non si portano all'interno dei musei dove  invece esistono le copie in fiberglass di quelle stesse pietre... avrei dovuto rispondere, ma lui dovrebbe sapere, che in Italia abbiamo talmente tanti monumenti, inscrizioni e epigrafi che per la sola via Appia dovremmo costruire un pianeta intero... né siamo ossessionati dal catalogare, possedere e esibire come ad Albione dove un reperto romano fa prima notizia e poi trova spazio nelle riviste di settore e nella teca del museo... in questo la Britannia è rimasta provincia dell' Impero, per nostra fortuna.
Richard è una cara persona; un appassionato amante della pietra e del marmo, ormai settantenne con gli occhi a fessura arrossati, credo, per via della troppa polvere, i capelli bianchi a ciuffi, una leggera balbuzie e un parlare esatto e meditato di chi con il cesello allena la mente al silenzio, ai tempi dell'infinitamente piccolo e dell'elegantemente preciso. Si scolpisce una lettera all'ora e non si può cancellare.
Mentre parlava e su quei tavoli e tra i disegni, uno splendido gatto tigrato girava con agio per lo studio, come un lare domestico.
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A Londra pare ci siano più Mohamed di Oliver e di Jack... a Londra non in Inghilterra, tiene a precisare un piccato articolo di Metro, non proprio autorevolissimo come giornale, che se la prende con i criteri selettivi, ma si veda pure il Telegraph, che riporta altri dati e pure il Daily Mail, che fa notare appunto i dieci spelling diversi di Mohamed che valgono però come un nome unico... e bla bla.

Le elezioni si avvicinano insomma e c'è quell'aria di confusione tra problemi percepiti e problemi reali... insomma le invasioni barbariche sono un tema, tra la paura degli europei che rubano benefit, soldi da pagare all'Unione Europea e qualche atavico pregiudizio.
Tutto il mondo è paese... e qui guarda caso casca la traduzione. 
Mossi gli altri mari.

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