giovedì 6 novembre 2014

Una sottile linea rossa

Come camminare in punta di piedi su una sottile linea rossa? da una parte il desiderio di scuotere e rimuovere dai guai una persona a cui tieni, dall'altra la libertà di non impicciarsi, libertà a cui sembriamo condannati da convenzioni e pure da buone ragioni.
So che la frase è criptata, ma vale un po' a suggello e pure in premessa ad ogni amicizia, di qualunque natura sia.
Pare che poi alla fine tocchi a ciascuno di noi scegliere e sapere che cosa fare. E non ho mai capito - ah che domanda! - se siamo artefici del nostro destino - in parte almeno - o se il vaso di gerani sia sempre lì lì per cadere dal davanzale, se cioè in preda al (e in balia del) caso si vaga distratti credendo di avere nelle mani il nostro immediato domani e dopodomani.
L'arbitrio è veramente libero o no?
Quella immagine dantesca del libero arbitrio come vascello che va sul fiume e tu che guardi dalla riva mi ha, infatti, sempre angosciato.
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Amo della storia i periodi di mezzo, piuttosto che le lotte estreme e titaniche, vuoi per una certa mia indolenza e qualche grammo di accidia, preferisco quel tempo che va dalla fine di una stagione all'inizio di un'altra, il transito da oggetti persone culture e politiche che si stanno decomponendo verso qualcosa di indefinibile, prima che l'indefinibile diventi codificato e secolare. 
Gli anni dell'imperatore Adriano (la fine del paganesimo, l'inizio del cristianesimo), l'Italia alla fine della prima guerra mondiale e prima del fascismo... per fare due esempi... oppure gli anni che stiamo vivendo e per dirla tutta che non stiamo vivendo: dal 1990 a oggi: un momento di transizione, dove non transita niente o molto poco.
E quello che transita non si riesce a fermare e, attraverso una qualche indagine, sarebbe utile capire.
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Copio e incollo un estratto di quanto si trova qui, il risultato di una ricerca della mia Università; nel video linkato sotto, uno degli intervistati è italiano e ha un inglese comprensibile a tutti, come peraltro le righe qui riportate.
Ora quella che segue è probabilmente l'acqua calda e non smuoverà una virgola la politica da cacasotto di Mr Cameron, che straparla di costi e di gravami pubblici a spese degli inglesi e per opera dei cattivi europei (polacchi italiani spagnoli e francesi in primis, che arrivano in massa) per riprendersi i voti di un populista come Farage, il Beppe Grillo di Albione.
 Il problema è certo complesso e mi diverte il paradosso che il governo più euroscettico finisce con il beneficiare più di tutti della crisi europea, eppure...

Non resta che sperare che le due destre, quella aristocratica e vittoriana di Cameron e quella populista e intestinale di Farage si rubino voti tra loro.

European immigrants to the UK have paid more in taxes than they received in benefits, helping to relieve the fiscal burden on UK-born workers and contributing to the financing of public services – according to new research by the UCL Centre for Research and Analysis of Migration (CReAM).


European immigrants who arrived in the UK since 2000 have contributed more than £20bn to UK public finances between 2001 and 2011. Moreover, they have endowed the country with productive human capital that would have cost the UK £6.8bn in spending on education. 

Over the period from 2001 to 2011, European immigrants from the EU-15 countries contributed 64% more in taxes than they received in benefits. Immigrants from the Central and East European ‘accession’ countries (the ‘A10’) contributed 12% more than they received.

These are the central findings of new analysis by Professor Christian Dustmann and Dr Tommaso Frattini of the fiscal consequences of European immigration to the UK, published today by the Royal Economic Society in The Economic Journal.
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Nel badge della scuola, la mia faccia con lo sfondo bianco della parete manca completamente della fronte e delle tempie, sembro un disegno bidimensionale sul muro e continuo a riderne...

...Intanto Jacopo si veste da bimbo vittoriano, sono giorni che parla di quanto erano poveri i bimbi vittoriani...a scuola fanno una giornata vittoriana, le maestre con la bacchetta e altre amenità, così per immedesimarsi in un "viva la patria e il suo passato".

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