mercoledì 19 novembre 2014

Capossela Vinicio e Lontano

Le canzoni si appendono ai ricordi (o viceversa), emozioni da poco, anche facilmente reperibili e si potrebbe farne una lista per le occasioni più varie (mia suocera dice regolarmente: voglio questa per il mio funerale; e sono già così tante che il funerale non finirebbe più; io no, perché poi vorrei sentirle le mie canzoni preferite! o no?). Sono il frutto di un innamoramento precoce e istantaneo, e agli inizi si ascoltano fino alla nausea, di solito la nausea degli altri.

E quelle londinesi beh sentirò quando mi sarò stabilito altrove e saranno i ricordi appunto di Londra.
Ma per tornare a noi, al codazzo di Pistoletto e Cristiana cenai insieme a Capossela, e di lui non conoscevo nulla, la stessa o quella dopo sera, andammo al concerto a Ponderano: Cristiana aveva il pancione, in cerca di uno sgabello uno del pubblico cedette il suo con un sorriso che brillò nel buio della sala. Capossela cantò con il fiasco di vino ai piedi del microfono, e so che mi piacque e ancora mi piace per il potere che hanno le circostanze quando fanno sembrare la vita unica e irripetibile.

Checcossé l'amor, parole esatte, durata anche e ripetutomi tra labbra il testo troppe volte per dimenticarmelo, arrivo, ma solo per il tempo dell'ascolto, a figurarmi ogni scena: l'amaca, il peruviano gongolante, il sottrattor della cucina, il posto lontano solo prima di arrivare, la vaiassa dal culo basso e tutto quello che di emiliano romagnolo, di emigrato meridionale si legge. La consapevolezza delle cose effimere, se questa e' (fosse) la miseria...

Ma al concerto alla Royal Festival Hall, quasi piena la platea, nessuno in balconata, non l'ha cantata, per il nostro anglosassone disappunto. Capossela in forma, magro e nero con il capellaccio da passator cortese, piu' colto di dieci anni fa, sempre burattinaio ma savio e come dire li' proprio li' sul palco.
A Ponderano era diverso, troppo diverso e noi siamo rimasti a quel concerto, vai a sapere perche'.
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Vado a Milano nel weekend e cenero' finalmente Al Matarel. Consigliommelo Marga, come da suo blog, ah Marga! non ci vediamo da un po', da troppo...
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Il bottino della mostra: non quadri o fotografie o sculture, ma pezzi di una fabbrica in disuso, precisamente un mobile d'officina, pesante come una balena, trasformato in una libreria... da spartirsi e litigarsi, nel setaccio della penultima ora.

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