mercoledì 26 novembre 2014

Astensionismi

Finalmente al Matarel... un risotto all'osso buco memorabile, abbondante e piatto unico, con il gusto ritrovato dell'osso da scucchiaiare, la carne morbida e sudata a condire un riso giallo e al dente. Che goduria! lo scrivo anche per Marga a cui devo la dritta e con l'auspicio di rivedersi magari davanti a questo signor piatto.

L'ultima volta credo d'averlo mangiato fors'anche di malavoglia sotto la dittatura di mia nonna Ada e sotto il neon della cucina a Veruno.
Vuoi per l'aquolina che gonfia le ghiandole e pure la memoria, vuoi per il riscatto dell'adulto sul bambino fragile e viziato, potrei ora ingurgitare anche il riso e latte, omaggiando il mio ventre dell'ennesima carica proteica e pure quella donna tutta burro, riso e patate e carote. Nonna che sta la' in fondo agli anni ottanta: nessuna concessione alla fantasia, nessuna indulgenza, come se la poverta' della guerra, anzi di due guerre, avesse lasciato il segno sugli aromi e sul nero dei vestiti.
Che cosa mai avrebbe detto nel vedermi satollo del suo riso e divorare l'osso buco (lanciato poi al cane di cortile in un improperio dialettale) in compagnia di altre solide mandibole?
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Pagare il conto e uscire, dividendosi sui Palazzi dell'Expo e su Piazza Gae Aulenti: a me e Alberto paiono scatole vuote belle ma fuori tempo massimo, enormi palestre di un'economia che non si sviluppa piu' e forse un'edlizia che in pochi si possono permettere, Rudi piu' ottimista, Pino attaccato al suo cellulare.
Bello il cosiddetto Bosco Verticale, chi oserebbe dire il contrario comunque?, e la possibilita' di camminare ignorando il traffico, che rumoreggia la' sotto. Come i nostri intestini.
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Senza il Macbook, che secondo Cristiana ho distrutto in forza delle mie dita ansiogene, vagulo da postazione in postazione.
Adesso in una occasionale, qui all'Universita', di fianco a me un inglese che mangia una schifezza sulla tastiera e non funziona il riscaldamento, ma questo un po' dovunque!
Dicevo: mi si e' spento in mano, cosi' senza neanche dirgli addio, il problema era che Cristiana lo sentiva ancora suo... un guaio!
In attesa di acquistarne uno, sorbitami l'ennesima spiegazione da un addetto, ho chiesto di abbassare la musica nel negozio per religiosamente concentrarmi e spendere i soldi... pensavo con un pagamento dilazionato, per la prima volta nella mia vita.
Poi sono uscito con una scusa. Mi pareva di fare un osso buco nell'acqua.
Ma, mi son chiesto, esiste una vita alternativa, cioe' senza i computer? Ho l'impressione che se mettessimo un limite giornaliero all'utilizzo... con un timing per esempio, potremmo perfino dimenticarcene almeno per la sera. 
Ma proibire non serve e allora meglio accumulare cose da fare, attivita' in aggiunta al computer, anziche' pensare ad alternative. Temo (mi) serva aiuto.
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Vivo in un paese che ha un assenteismo piu' alto dell'Italia, e vota meno volte.
Tra le due cose (numero delle volte che si vota e astensionismo) non sembra esserci relazione, fino ad ora almeno: noi, che si vota ogni anno, andiamo ai seggi piu' numerosi che gli Inglesi.
Sara' per questo che l'assenteismo non mi pare cosa grave, ma una scelta piu' o meno volontaria e molto ma molto circostanziata, inevitabile e fisologica: un'opzione possibile, perche' non si e' piu'obbligati a votare (come in Brasile per dire) e perche' si crede l'astensione un'espressione di voto, confusa con altre opzioni, ma pur sempre un'espressione, una scelta, come quella che viene concessa dal referendum.
La politica, ovvero i politici, di quante gente vada o meno a votare, poco importa, perche' fino a quando anche un solo elettore va a votare... quell'elezione e' legittima.
Non c'e' relazione nemmeno tra risultato e astensionismo, a meno di voler dare a chi si astiene un'identita' politica precisa. Non credo si possa sostenere, per esempio che la sinistra o la destra perdono perche' gli elettori di sinistra o destra non vanno a votare o che la mancata affluenza (o l'alta affluenza!) connoti meglio o peggio il risultato e gli eletti. Cioe' la scelta astensionista non esprime un giudizio morale sui nuovi eletti, semmai sui precedenti.
Mi sbagliero' ma pare anche a me secondario che in una elezione regionale di meta' novembre per rinnovare due consigli destituiti per inchieste giudiziarie stiano a  casa 6 elettori su 10, di cui 2 sarebbero stati a casa comunque.
Forse sceglieremo di andare a votare a seconda dell'importanza che daremo a questa o quella elezione, a questa o quella questione referendaria se la riterremo pertinente.
Stara' al politico d'ora in poi, forse, dare meno per scontata l'affluenza, alzare le chiappe e se ritiene coinvolgere piu' elettori e convincerli ad andare a votare.
Nessun dramma, forse niente e' piu' scontato come prima, in Italia almeno, altrove gia' accade. 

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