giovedì 13 novembre 2014

67/P Churyumov-Gerasimenko

potrebbe essere una mossa di una partita a scacchi tra russi, un coppia di cavalli chekhoviani su un calesse della memoria... Rosetta potrebbe essere la fotografatissima stele al British Museum, oppure una signora nata a Veruno, che lavorò con mia nonna a servizio della contessa Bice Visconti.

Invece si tratta di una cometa, e un navetta spaziale.
Cometa senza chioma e senza mistero: il portento dell'apparizione in cielo, foriera di sventure o di prodigi è rimasto un sogno romantico, letterario, pagano e cristiano.
Ai segreti dell'universo pensa la sonda e le sue decrittazioni, lanciate a miliardi di miglia, e quella fantasia che la cometa ci scateneva a naso in su, ora diventa stupore scientifico, di fronte all'infinitamente grande, infinitamente da scoprire.
Meglio - pare - rispondere allo stupore con una spiegazione che con la superstizione, in ogni caso restiamo sempre umani.
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Questa faccenda dei poppy, che spopolano ogni inizio di novembre, è cosa davvero molto british: un retaggio dell'Inghilterra imperiale, militare e armata che ancora oggi manda cadetti e soldati in giro per il mondo in missioni di peace keeping, che fanno però morti e feriti.
Si organizzano eventi di raccolta fondi, tanto i minicab quanto le giacche e i tailleur si aggirano puntati del fiocco rosso: il papavero insomma! A ben vedere fiore fragile, rosso come una macchia di sangue, ma dallo stelo resistente ai colpi (bassi) del vento.
La Tower of London, circondata da 888.246 poppy di ceramica (titolo: Blood-Swept Lands and Seas of Red), ha attirato migliaia di londonesi, turisti e curiosi. 
Spettacolo bellissimo a vedersi, che da ieri devoti volontari hanno iniziato a disinstallare.
Un caso ben riuscito di pubblicità e nazionalismo, che credo riesca solo a queste latitudini: quando il significante supera e annichilisce il significato.
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Chiaro che io riferisco solo le vittorie sul campo, tanto più se ottenute ai tempi supplementari e grazie a un gol di Matilde. Agli ipocriti poppy ribatto con romagnolo furore (la metà novarese qui non cale: il furore non esiste, avrebbe la maschera del senso del dovere e della cortesia).
Ovviamente ci siamo fatti un giro a Sutton, anonima cittadina del Surrey appena fuori Londra. La via del centro, un'isola pedonale, ha i soliti negozi, alcuni ancora chiusi e altri spariti del tutto... cinque anni fa era pure più elegante e pulita o forse la nostra è una impressione.
Venimmo qui, io e Cristiana, a firmare davanti al nostro avvocato l'acquisto della casa, proprio in questo pub, il Cock and Bull (!), e cinque anni dopo... beh siamo di nuovo qui per una partita di calcio femminile.
Goooool!
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La foto di Oscar nell'intestazione testimonia (non mi viene altro verbo) il lavoro di Harts Lane per Deptford Antology. Uno spazio quello di Arklow Road, una ex fonderia e colorificio, strepitoso e morituro (il developer, l'mpresario che farà costruire il complesso abitativo, è anche il committente della mostra) dove gli artisti hanno mostrato e esibito in oggetti e performance le relazioni del luogo con le persone che vi hanno abitato e lavorato.
Mi chiedo sempre in queste occasioni dove mai andrà tutto questo lavoro e non mi riferisco solo alla curatela di Cristiana, Tisna e Sigrun. Peraltro tutta l'umanità (il sentimento e gli attori) coinvolta dove mai andrà?

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