domenica 12 ottobre 2014

Let England Shake

Sono nella Main Library della UCL, sono contento di essere qui: di sottofondo al silenzio di queste stanze ottocentesche, neoclassiche e germaniche, il brusio dei libri, delle sedie, dei roditori che sgusciano da ogni scaffale, da sotto ogni tavolo, alcuni avvoltolano la coda dietro la schiena, poi assumono sembianze per un tempo definito (quello della consultazione), mentre digitano con le unghiette parole elettroniche a schiocchi e colpetti. Squittiscono guardinghi e con lo sguardo fisso e strabico questi finti umani nella luce blu del neon, persi nei codici, nelle password, nei google di cataloghi e download. Adoro la cocciutaggine di questi esemplari che aspirano ad essere un giorno libri loro stessi, magari appendici o note a piè di pagina.

Adoro questo falso silenzio, il rumore sottotraccia di passi, passettini e starnuti, sbuffi, tremori e picchettii. Perché non stiamo a casa nostra a rodere le scrivanie spuntandone con le unghie  i contorni e veniamo qui dal primo mattino, topi di tutte le razze, con la schiena prona ai dorsi dei volumi più reconditi? perché avanziamo caparbi  dentro il più complesso motore di ricerca fino a trovare la fonte del nostro segreto dilemma? qui si scava con la mascella mentale e di reale riverbera soltanto il neon azzurro delle luci da tavolo e il solito mutevole cielo di Londra dalle ampie finestre.
Adoro tutto questo perché conosco la vertigine orizzontale di questa follia, anzi me la ricordo.

Poi vado a fare pipì a bere un caffè e forse a nuotare (ma devo ancora iscrivermi, lo dico così per dire).
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Contro Simone è il titolo di un'orazione di Lisia, un autore greco del 4 secolo AC e fin qui potrebbe anche non importarvi niente. 
L'imputato che legge il testo davanti alla corte si deve difendere dall'accusa di ferimento con dolo che gli muove Simone. I due infatti si sono presi a cazzottatate perché entrambi sono innamorati di un ragazzo, un certo Teodoto, che si contendono. Simone è giovane, il nostro invece, l'imputato di cui non conosciamo il nome, è un po' su con l'età.

Questo testo è parte del programma ministeriale di Greco antico e parte dell'esame di stato. Per parlare del contenuto, del contesto dell'opera non si può non parlare di omosessualità nel mondo greco e ateniese e non si possono usare credo né eufemismi né giri di parole. Non è facile.

Di Lisia noi si facevano a scuola orazioni di argomento neutro. Tutto a quel tempo era neutro.
Dato l'esiguo numero di studenti in greco, mi chiedo come i miei colleghi se la cavino con testi di letteratura inglese dello stesso argomento. (il problema non è l'argomento, ma la qualità letteraria del testo!)

Quando ho letto delle sentinelle nelle piazze italiane che sentinellano la famiglia tradizionale (quella per intenderci che non divorzia, non abortisce, non fa le corna, non fa autoerotismo, non usa contraccettivi e via non facendo) mi sono visto sgattaiolare indisturbato tra quei pali viventi e ficcare loro tra le mani queste dieci paginette di Lisia, sperando le declamino ad alta voce a beneficio del loro sentinellare. 
 - Questa gente non difende niente, nega la realtà, quella stessa che permette loro di manifestare le loro opinioni -.
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E.R. è docente di Storia assiro babilonese, un'autorità nel settore, almeno così mi dicono.
Quando in uno dei frequenti the di benvenuto che mi sono bevuto in queste settimane le ho chiesto che ne è dei siti archeologici in Iraq lei mi ha risposto:
"Ho aiutato alcuni colleghi irakeni a scappare verso la Turchia... ho speso un'intera estate a trovare soluzioni e vie di fuga per queste persone... i siti archeologici... beh la storia dell'umanità è fatta di distruzioni e catastrofi, il nostro lavoro continua comunque."
The research must go on.
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Let England Shake, testi e voce di PJ Harvey, entra nella pelle, nella corteccia uditiva e vi rimane; registrato in una chiesa del Dorset qualche anno fa, pare inciso nella pietra da tanto la melodia e le parole escono asciutte, cesellate. Un oracolo contemporaneo. (e grazie a Enza che regalòccelo)




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