martedì 30 settembre 2014

Oggi ho comprato un cappello

Come di Giovanni Comisso Un gatto attraversa la strada, in un ipotetico gioco di semplificazione le frasi esatte e piane, con soggetto verbo predicato e qualche aggettivo*, meglio descriverebbero le cose quando si ingarbugliano, quando nessun filo logico importante** s'addipana dal gomitolo del vivere quotidiano.

Oggi sono al termine (e all'inizio anche) di una settimana marcata dall'arrivo di Enza e Beatrice, da una mostra ad Harts Lane e dall'inizio universitario. E oggi ho anche comprato un cappello.

Una girandola di pensieri e situazioni dalla sigaretta intima e serale, alla visita guidata nelle librerie della UCL (Senate House compresa); dalla preparazione culinaria (mentre si sorseggia un aperitivo onnicomprensivo) alle lezioni di italiano e latino da preparare; dai bambini a scuola all'allenamento calcistico di Matilde; poi application, tessere, due divani da spostare dall'altra parte di New Cross Road, fingendo leggerezza; qualche passeggiata, poi consigli domandati e pure elargiti; studenti che forse diventeranno amici in queste straordinarie giornate e sere di settembre - Enza e Beatrice possono testimoniare - che iniziano fredde e finiscono tiepide, come fosse da sempre così.

Forse Enza con uno dei suoi post - lei che riesce ad essere occasionale (cioè che sa parlare bene delle occasioni: quelle cose che si manifestano, che forse noi stessi cerchiamo e vogliamo e che sappiamo nostre -mi verrebbe da dire- a priori) - saprebbe descrivere la serena confusione di questa settimana, da lunedì a lunedì, da luogo in luogo, da parola a parola.
Con Silvia a The Sky in a Room

E forse sta, intendo quella serena confusione, in un dosaggio istintivo tra momenti solitari e momenti familiari (la casa e gli amici), una situazione ovvia e comune ma che riaffiora (e si esalta) in presenza e grazie alle persone appunto occasionali (nel significato di cui sopra).

Mentre oggi assistevo a una conferenza introduttiva e sottilmente muscolare su quanto abbia rappresentato e rappresenti la cultura universitaria londinese, in particolare per chi fa ricerca, mi sono domandato ridendo se io sia di nuovo di fronte a un Eldorado, un profondo canyon visto dall'alto o dal basso, un pozzo senza fine di oro e materie preziose, da avvicinare con cautela e per approssimazioni... 
Quanto mi ci vorrà?

L'impressione, anzi la convinzione di essere al centro di una città della cultura (la sola UCL 66 kilometri di scaffali e non so quanti megabyte di memoria) mi lascia frastornato e confuso, ma straordinariamente febbricitante: il traffico di Euston Road e la British Library, un edificio di mattoni che ascende al cielo, un'astronave marziana in un cratere lunare.

Ho bisogno quindi di scrivere frasi esatte e piane per pensare pensieri esatti e piani, per nuotare, per respirare in questo mare di log in log out log off, di stimoli, di rivalità, di conoscenze e di libri.

Comunque e per inciso: radunare tutti i ricercatori dell'anno accademico, illustrare loro la storia dell'università, i servizi che offre (corsi specializzati extracurriculari, biblioteche e tecnologie, consulenza psicologica e culturale, palestre e caffè, organizzazione studentesca) è una prova di orgoglio e identità sconosciuta allo studente/ricercatore universitario italiano. Lo era ai miei tempi e penso lo sia anche ora. 
Puntare sulla ricerca e sui ricercatori di ogni disciplina*** e fornire loro servizi impeccabili o quasi in una città come Londra, affermare con enfasi la cultura della diversità e tutte le altre amenità... beh io non conosco eguali in Italia. 
Sono dentro un rito/luogo di passaggio, le prove generali, nel backstage, per la seconda volta, ma con una libertà di manovra che mi dà le vertigini (e pure l'ansia della scioltezza muscolare).
***
Sabato ad Harts Lane il nostro divano in mezzo alla strada creava il centro di un salotto, le forme leggere di Silvia i contorni di un arredamento sospeso, le performance di danza un senso di appartenenza che fino ad ora, noi che qui viviamo e crediamo l'arte uno strumento pubblico di condivisione, non avevamo forse mai provato prima.

Complimenti a chi ha fatto The Sky in a Room, a chi ci crede e continuerà a crederci. Le foto di Oscar qui.
*(magari con l'inversione sintattica dello splendido verso leopardiano: dolce e chiara è la notte e senza vento)
**nel mercato sottostante
*** pare che la ricerca come investimento universitario sia stata un'idea tedesca importata a Londra nei primi del novecento almeno secondo il relatore, prof. David D'Avray. 

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