venerdì 12 settembre 2014

Non metterli nei preferiti...

Bisognerebbe parlare di Scozia, se non altro perchè trovarsi nel bel mezzo di evento che direttamente non mi riguarda ma che scatena dibattiti e discussioni tra i miei simili esalta la condizione di privilegio e di finta indipendenza di giudizio.

Bisognerebbe ma... titillata la mia vanità dalla nomination di Fabrizio, complice l'insonnia,  ieri ho buttato giù al buio con un pastello blu Prussia (va molto di moda lately) sul retro di un foglio i dieci libri che hanno cambiato il mio modo di pensare ad oggi... alla data di oggi. Domani accadrà l'imprevedibile.

Non sono le mie letture preferite in senso stretto, quelle cioè che mi commuovono o, credo, mi assomigliano così tanto che vorrei esserne l'autore. Sono, ripeto, i libri che hanno cambiato il mio modo di pensare. Mi spingerei un po' oltre quel "pensare", ma poi il territorio si restringerebbe fino alle regioni o ragioni più intime e recondite di me, che come tali sono noiosissime (prolisso son prolisso nevvero?).

Senza cedere al troppo effimero facebook, in questo simile alla cara vecchia catena di sant'Antonio, e al solito copiando l'opinione di Eugenio Mastroviti anche nel rimando al link stop-lying-about-your-favourite books on fb  (parlo a voi, lying liars!), fatti salvi gli errori e le dimenticanze, con l'ordine misterioso della grafite blu e a occhi chiusi:

-l'idea del narratore assassino, dello scrittore che mente o tace al lettore, scosse la mia mente di tredicenne, che da allora non si fida quasi più dell'autore, del narratore e oggi pure del lettore: L'Assassino di Roger Akroyd, Agatha Christie.

-raccontare lo stesso episodio in mille modi, con trucchi lessicali, figure retoriche, dialetti e voli sintattici... che cosa dunque è realmente accaduto? quello che è accaduto o il modo di raccontarlo? Esercizi di Stile, Raymond Queneau, con la traduzione di Umberto Eco.

-nel pieno del Liceo Classico, nel pieno dell'educazione Salesiana, dove Dio si celebrava tutti i santi giorni senza parlarne mai, cioè senza l'ombra di un dubbio, senza la minima eresia, lessi prima Il nome della Rosa poi L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere e cominciò l'erosione lenta e inesorabile di Dio e di tutte le sovra-strutture di potere che l'idea di Dio porta con sè; l'uno con la farsa e il kitsch, l'altro con il nominalismo. Rileggerei Eco, ma Kundera forse non più.

-la lettura poi il film di Fellini (fantasmagorico, ma anche esatto); il testo frammentario con il latino di un anonimo che concepì un proto-romanzo vivissimo e ai nostri occhi decadente; l'idea che niente veramente muore finché lo teniamo in vita con il racconto e la fantasia - qualcosa che emerge dal fondale e vedendoci si ritrae nell'abisso - e che una piuma può sostenere un mondo intero, poi non credevo che la modernità potesse stare dentro un tale zibaldone: Satyricon, Caio Petronio Arbitro (forse ma molto forse).

-negli anni universitari gli esami di greco e latino erano soprattutto sfoggio di nozioni, di esattezza, in letteratura e storia si riportava il pensiero del docente, anche la mitologia era intoccabile, l'Edipo di Euripide e di Freud in particolare. Ci voleva uno svizzero tedesco, disilluso giallista, per riportare a terra i miei miti classici e non solo: La morte della Pizia, Friedrich Durrenmatt.

-leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, cinque metodi e criteri per questo millennio, scritti però alla fine del precedente, cinque griglie per scandagliare la vita, non solo la letteratura. E quest'ultima dal fumetto al romanzo, dalla poesia alla canzone, vedo ormai soltanto sotto quelle cinque lenti. Insomma so dove guardare, quando prima mi arrangiavo a capire che cosa mi piacesse e che cosa no. Adesso lo so. Le lezioni Americane, Italo Calvino

-sesso pazzo di tre spietate ninfe in un collegio femminile, capitanate dalla tremenda Desdemona, ben oltre le mie più diaboliche fantasie, sesso perverso, magnetico; ci buttai dentro in una vertigine tutti i desideri possibili, e l'appagamento (post-coitale, post-onanista) della lettura, altroché sigarette, altroché quella noia di De Sade. Del sesso non si parla, si scrive. Lettura senza un dopo, che fa sparire anche l'innocenza di prima. Vietatissimo, quindi lecito. V.M.18, Isabella Santacroce.

-ero tiepidamente un sopporter di Israele, in prima linea fin dagli anni '80, ai miei occhi di fanciullo in fiore, contro i terroristi palestinesi, avamposto della modernità occidentale, con pieno diritto di essere dove sono, di difendersi ad ogni costo, e peraltro i più forti, Moshe Dayan, Golda Meier, gli assalti vincenti del Mossad eccetera... poi il tarlo del dubbio, le visite in Palestina, l'amicizia, l'amore e l'aver sbagliato tutto, ma proprio tutto, in particolare non aver considerato le conseguenze economiche, sociali e personali dell'occupazione:  Married to Another Man, Ghada Karmi.

-credo di intuire del suicidio la forza, l'attrazione: un'opzione aperta di fronte ad una grave malattia, anticipando l'ineluttabile, quando si può. Certo ci vuole coraggio e io non ho molto coraggio. Leggere un libro sul suicidio è stata un'esperienza sconvolgente, a scriverlo un amico della Plath, un suicida mancato (per errore) e oggi un arzillo ottantenne: The Savage God, Al Alvarez.

E dopo essermi preso sul serio ricordarsi che l'inferno è essere lasciati su un'isola deserta con i dieci libri preferiti che hai elencato su facebook (cit.). Un vero inferno.

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