martedì 26 agosto 2014

Play it again, Fra (ovvero: i bambini quando dicono per sempre non pensano all'eternità)

Sono, siamo rientrati dal nostro tour europeo e arrivati in traghetto dal paesaggio surreale di Dunkirk (un arcobaleno sul parcheggio lucidato da un acquazzone improvviso) viene a noi incontro con il volo in slow motion dei gabbiani un tramonto blu e viola tra nuvole e sole.

Avevamo lasciato Londra e l'Inghilterra un mese fa, caricando la nostra improbabile Fiat sul treno sotto la Manica... difficile dire in un unico racconto che cosa questo viaggio sia stato per ciascuno di noi: i bambini nuovi di quasi tutto e tutti e noi che quegli stessi luoghi e persone abbiamo visto venti anni prima per l'ultima volta.

Vada per una manciata di momenti come mi vengono; mentre di questa estate, che della stagione ha mostrato e conservato solo il nome, rimane il mio ennesimo, o meglio quinquennale, cambio di direzione, non necessariamente quello definitivo, però...:

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Una ragazza di quattordici anni esce dal garage di una casa in piena campagna alla periferia di Han sur Less in Vallonia e per un momento, un secondo, sembra Evelyn, parla solo francese e dice a Cristiana che la mamma è in casa. Poi rivediamo Evelyn.
Il tempo non è passato, poi sì che è passato, ma, non sappiamo mai come e perchè: le persone hanno gli stessi tratti, compiono gli stessi movimenti senza angolature e spigoli come se il corpo avesse non più anni, ma più esperienza.
La pentola blu smaltata di moules sul tavolo davanti alla piscina, al prato, alle colline prima della pioggia.

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Il Prof. Tschiedel ad Eichstaett, Baviera mi lascia un biglietto in albergo e il giorno dopo fa colazione con noi, ci racconta che va da vent'anni in vacanza nel Salento. 
Cristiana parla ancora tedesco, io balbetto, lei non ha mai nostalgia di niente, io a stento non mi spacco in tanti pezzettini.

Silvana after almost twenty year, in a hotel room in Eichstatt, Germany.
While I was still in the bathroom, Cristiana shouted to get me out, something unbeliveable happened.
I did get out indeed with  a just after shower overboiled naked penis and a save the world attitude, suddenly facing Silvana I would never imagined to meet after so many year in such circumstances. 
Fortunately Silvana looked to my eyes... we hugged after I decided for a towel.
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Quartiere Pratello di Bologna con Alberto; la facciata di San Francesco e la piazza con il disordine, la parlata e quell'aria confidenziale, poi si mangia, all'osteria del Rovescio, un piatto di mortadella e Vino Matilde Barbera dei Colli Bolognesi che beviamo pensando a mia figlia.
Incontrai Alberto un mattino presto cinque anni fa a Sleaford e mi salvai dall'odiarlo per quell'aria strafottente solo per il suo accento romagnolo: quando seppi che veniva da Faenza gli diedi la seconda chance,  e oggi vedi, si fa colazione da Gamberini e si va in Vespa in stazione.

Poi si cena con Pino malaticcio e Rudi al Bolognese di Corso Genova a Milano e i passatelli sono passabili... meglio lo zuppa inglese, la loro specialità, dice Pino.
(Bologna forever comunque e ringraziare il dio Apollo per il cappuccino)

A Faenza sveglio lo zio Urbano dal suo letto e dal suo torpore di metà mattina, non mi riconosce e ripete le sue domande come ritornelli, identico nel corpo e nei ritornelli a mio padre.
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Paola indossando l'accapattoio viola stende i panni, prepara la cena, mangia la cena e si ritira a dormire.

A Veruno, Cristiana mi dice di buttare via i ricordi: ritagli, cartelle, libri, libri di scuola, care vecchie cose di pessimo e dubbio gusto.
La modalità liberatoria del cestinare come una sostenibile leggerezza dell'essere.

Sempre a Veruno, Iride, i capelli ricci e grigi e una faccia di rughe gentili, non mi riconosce, poi mi riconosce e mi trascina a casa sua, dove andavo a studiare: il pavimento in graniglia, il tavolo, la tramezza che divide dalla stufa a legna, dove sobbollivano quegli stufati che erano profumi d'ambiente. 
Ci salutiamo come fosse un addio.
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Agriturismo Klay, Filoni di Venteneglia, Istria, Croazia: l'oste, Alec parla il veneziano di Goldoni, serve le patate in tecia e, fatti in casa sul momento, i plucanzi, sorta di strozzapreti, ai tartufi, poi del vino aspro da tavola, succo di sambuco per i bambini, acqua del sindaco; il cane legato al fico, i fichi e un gruppo di case in pietro che tanti proprietari si spartiscono. Alec non mi dice come mai sa il veneziano così bene.

Mio nipote Ettore che mangia lo zucchero filato facendone un panino.

I bambini quando dicono per sempre non pensano all'eternità.
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Cena in un paese, Ostfieldern, nel Bayern Wuttenberg, famoso per i cavoli a punta e i frutti di bosco (come dolce infatti un piattone di bacche rosse dove affoga un pallina di gelato), vita d'albergo per stemperare le fatiche della guida in una camera dalla moquette spessa color prosciutto.

Mi rilasso nel bagno e apro la mail: la mia domanda per il PhD in Roman History è stata accettata.
A quarant'anni suonati riprendo a studiare. Capogiri.
Play it again Fra

(Poi le bianche scogliere di Dover, la sera, e la guida a sinistra: sono, siamo a casa).

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