lunedì 7 luglio 2014

Pimms, Tour, Crash, Boom

Un bambino con gli occhiali da sole mi fa segni dietro una porta finestra. Un altro gattona seguendo una palla, afferrando un mezzo cracker dal pavimento. Cani al guinzaglio mansueti, gente della moda, che si senti di moda, con spigliatezza. Una valchiria con una gonna in pelle vaginale con tacchi esagerati, un'altra a gambe nude, massiccia e  su con l'età, uomini sottotono in jeans e birre, in pieno understatement. Il regalo più chic: una pianta di rose senza fiori, il vaso avvolto in un sacchetto di plastica, da porgere alla festeggiata raccontandoLe una storia.
La luce e l'aria fresca della sera entra attraverso i tigli di Queen's Gardens, dal balcone (elegante coprirsi le spalle con una pashmina) dentro quest'ambiente bianco, dal soffitto alto, elegante, disordinato.
Al solito nessuno tocca il buffet, tutti bevono, according to the party code. Per fortuna ciotole di patatine un po' dovunque.
Non dovrei bere, almeno per un po'. Ma a mo' di trofeo, un enorme bacile di Pimms, leggerino, dolce e poi una caraffa di Bloody Mary, salato, piccante.
Adoro il Pimms, un po' gaio, con la frutta e le verdure e il Bloody Mary da pasteggiare idealmente con le linguine allo scoglio. Ma questo nel mio pasto ideale.
Ho, giuro, messo in bocca qualche tartina solo dopo che i vassoi erano mezzi vuoti e ho bevuto in scioltezza.
E mi è pure passato il mal di testa.
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All'ultimo piano del multistore building di Peckham Rye, un enorme e semivuoto parcheggio, d'estate e solo d'estate apre Frank's Cafe: due tendoni rossi, sedie e tavoli fatti con travi di legno grezze, una vista (da sud a nord) su Londra spettacolare, ma per la distanza come certe foto aeree, orizzontali, azzurre di vapori e smog, nitide (un panorama di concept opposto dalle terrazze della Tate, dove invece il cielo si intra-vede). Insomma basta poco: prendere una costruzione, possibilmente uno scatolone deserto e dimenticato/alienato dal contesto urbano, utilizzare il tetto come luogo di eventi con bar: l'edificio rivive, ciò che era marginale diventa centrale, e un cambio di prospettiva, la quinta diventa palco, con pochi pochissimi ritocchi. (Dietro a questa idea Hannah Barry)
A completare lo spettacolo l'installazione di un giardino ispirato a quello di Prospect Cottage a Dungeness, concepito dal grande Derek Jarman... (noi più umilmente alle prese con il nostro di giardino, quello sul retro, nessuna idea tranne due figli che giocano a pallone).

Mentre Matilde guardava The Fault in our Stars nel multisala qui sotto, io sorseggiavo l'ennesimo Pimms.
A roof with a view.
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Le loro Altezze Reali, i due eredi al trono più quel simpatico erotomane di Hanry, inaugurano il Tour e presenziano a Wimbledon con il jet set britannico e non... la lingua francese e 128 anni di racchettate sull'erba fanno storia e tanto status symbol.
Peccato che il tennis soffra un calo di iscrizioni, uno sport che non interessa, ma bello da guardare... roba da ricchi.

Nei parterre (l'uso di questi francesismi si deve al clima da Tour de Angleterre che stiamo vivendo) della Formula Uno la famiglia reale non si fa vedere (a parte Hanry, appunto): meno tradizione, il vago ricordo del Duke of Windsor, famoso pilota, e all that noise!
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E a proposito di velocità questo articolo di Zadie Smith su Crash di JG Ballard mi ha fatto venire voglia di rileggere il libro e di rivedere il film di Cronenberg.
Al solito ho cominciato dal fondo: dall'autobiografia di Ballard per scoprire un autore che viviseziona l'umanità, considera la realtà uno stage set, che può essere dismantled overnight e i suoi romanzi che si accaniscono sul modo, sull'uso e mai sul significato. E specialmente Crash.

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