sabato 5 aprile 2014

Sakura-mente

In un ascensore della Yellow Zone incontro un mio vicino di casa, dirimpettaio, silenzioso, burbero (almeno quando parcheggia), carnagione scura, barba grigia, di quella robustezza che fa caracollare le anche, quasi un Noè biblico (non l'hollywoodiano Russel Crowe). Mi presento, lui non mi ha mai notato (ferita profonda, ma resisto): è cipriota, ma nato qui. 
La madre, che accompagna e a cui parla in lingua, fatica a camminare,  ma mi aiuta a trovare la Purple Zone, quella dove l'endocrinologo mi manda a fare il prelievo. Chiacchieriamo qualche minuto. Mi accorgo, mentre parlo, che vivo a Londra da cinque anni e lui da cinquanta.

(Noè comunque mi ha sempre dato l'idea di un uomo pigro, indolente, con i reumatismi, zoologo per hobby, infastidito dalla pioggia e dai liocorni: uno che al timone manda la moglie insomma) 
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Quanto_me_la_tiroide: il dr. M. (pancia da birra, dita piccole, unghie bianche e corte da seminarista) mi dice che è ora di toglierla, e lo dice come se fosse un proiettile ficcatomisi nel collo che nessun chirurgo ha mai osato rimuovere. Le pastiglie potrebbero sostituire a vita l'impazzito muscoletto.
Una diagnosi parsami, da buon italiano, troppo sbrigativa; ho rimediato con un viaggio al mitico ospedale di Reggio Emilia, dove il dr. Z. dice di ricordarsi ancora di me. 
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I sakura di Troutbeck Road sono in fiore, rosa carminio, a ciuffi, a grappoli; qualche culmine di ramo si muove, come un braccio che saluta visto di lontano, in una giornata senza vento.
Da New Cross Road salendo lungo i marciapiedi di Troutbeck Road si passeggia in una galleria di chiome, le macchine parcheggiate quasi non si vedono come le facciate della case. 
Sparso - un'essenza - un profumo dolce di zucchero filato. Il nostro Sakura, il più anziano dei fratelli,  ha una fioritura tarda. In tanti fanno fotografie: Carpe Sakuram.
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Vado a sentire David Lodge al Telegraph dietro la Primary di Jacopo. Di lui avevo letto The British Museum is falling down. Non so bene che cosa mi aspettassi (il pub sì, mi ha impressionato), mi sono trovato davanti un uomo di quasi ottantanni, dimesso nel vestire, consapevolmante sordo ma non troppo,con la vista, meglio gli occhietti acuti da scrittore. 
Al solito, in queste occasioni, si dovrebbe fare a meno del moderatore, nel caso una moderatrice.
E forse anche la conoscenza dello scrittore dovrebbe esserci risparmiata: bastano i libri a dare un'opinione di sè e la propria sul mondo.
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Vivere nel politically correct aumenta un certo moralismo, sicché, quando leggo in The Casual Vacancy (che fatico a leggere) la descrizione di un obeso, provo disagio: 
 “He was an extravagantly obese man of sixty-four. A great apron of stomach fell so far down in front of his thighs that most people thought instantly of his penis when they first clapped eyes on him, wondering when he had last seen it, how he washed it, how he managed to perform any of the acts for which a penis is designed.”
per poi tra i denti confessarmi d'accordo, essendo, questo della miniatura, un pensiero che mi porto dietro da quando ero bambino. 
(disagio perché ho la pancia e devo sporgermi anche io?)

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