venerdì 7 marzo 2014

Song in the City

Decido di andare, durante la pausa, in libreria, attraverso quindi Spitalfields Market, passo davanti a Liverpool Train Station poi entro, per la prima volta, nei giardini di St Botholph (San Batuffolo?) without Bishopsgate Church - ! - per accorciare la strada.
Nel giardino vedo una costruzione dalla facciata in mattoni, timpano e nicchie: la Hall. 
Incuriosito da un certo via vai, mi avvicino: di lì a poco inizia un concerto di voci liriche accompagnate al piano, organizzato dalla chiarity Song in the City. Sono ormai dentro, prendo il libretto, quattro pagine fotocopiate e mi siedo.

Così rinuncio a caffè, libreria e libri e mi godo lo spettacolo, mi verrebbe da dire lo spettacolino, nel senso di siparietto lirico, quasi come una bella e lunga sequenza pubblicitaria in mezzo al noioso film quotidiano del lavoro.

E subito da una porta laterale entrano gli artisti con il pianista; avanza verso di noi, prima a cantare, una giovane soprano, australiana, paffutella, non alta, un vestito fasciante nero, i capelli sciolti sul petto, come una sciarpa di crine, seni in vista e una scollatura segnata da una collana d'argento a pendaglio, mi viene voglia di pizzicarla, mentre lei urla vocalizzi, mentre mi fissa, complice, con i suoi occhietti verdi.

Canta un'aria in francese, poi in russo, Stravinsky, segue la mezzo soprano e il baritono, poi il tenore che canta, credo solo per me, un'aria di Paolo Tosti: Aprile, che nel ritornello fa:
E' l'April! E' la stagion d'amore!
Deh! vieni o mia gentil
 E canta April come fosse Brasil in un pezzo di Disco Samba.

Ma possibile che sia l'unico dagli istinti erotici e dalle memorie esotiche in questa platea anziana di intenditori (pochi in cravatta, una giapponese)? le sedie in velluto rosso, la moquette e gli interni a pannelli di quercia del secolo diciottesimo, e nella due nicchie della parete di fondo due charity children del 1821.

Tutti giovani, in carriera; sorprende il baritono: un ragazzo smilzo, alto, con una barba trasandata, con la voce piena di bassi e le iridi notturne, da gufo.

Si canta, si inneggia alla primavera, con un repertorio da Schubert, a Rachmaninov, da Beethoven, a Fauré e Schumann, non ne so nulla - e ho sempre rifuggito la lirica per il semplice e infantile motivo che non la conosco - ma ne sono incantato, come se mi venga data l'accasione di un vero momento di pausa. Le parole cantate non mi paiono poi così ridicole e stucchevoli, me le godo e ne sorrido.

Quest'ora passata mi rende leggero, godereccio; un carosello di arie, un'antologia che va bene anche al profano, quale io sono, che può vantare di esserci stato da indiscreto guardone, da intruso scroccone.

E' l'April! (si replica i prossimi due giovedì... di Marz!)

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