mercoledì 26 marzo 2014

Narcissus

A Willow Tree mi si gelano le dita e non mi riesce di leggere Livio, quindi passeggio in cerca di sprazzi di sole: guardare cavalli sotto questa tettoia, che pare un hangar da baraccopoli, mi annoia e appunto fa pure freddo.
Mentre riparo verso la macchina mi accorgo che potrei essere al Lirone, a Veruno: la fila di narcisi che decora i bordi e il fosso, il bosco trascurato, la vegetazione disordinata, il fango. 
(Ancora i narcisi gialli: nel campo coltivato a granturco al di là della strada provinciale davanti a casa).

Solo a Londra, dietro le solite file, uguali, interminabili, di case, improvvisamente, infilando un cancello, può capitare di trovarsi in aperta campagna, come qui a Willow Tree: la boscaglia, il maneggio, un container di letame fumante, le stalle, due luride roulotte (una aperta: la reception abitata da una signora infagottata di lane dalle unghie marroni e un quadernone dove a matita segna le prenotazioni). Nell'aria, come in agguato, un odore di terra e di merda, altrimenti e altrove insopportabile. 

Dentro la broda calda della macchina mi viene in mente quando accompagnai Matilde a vedere un maneggio tra Candelo e la Baraggia.
Lei aveva due anni, era un pomeriggio d'estate, e fissava estasiata un cavallo che si esercitava nel dressage.
A me calò la palpebra subito, chiesi a una donna anziana lì presente, forse la mamma della cavallerizza, di dare un occhio a mia figlia: mi precipitai in macchina e dormii una buona mezz'ora. 
La fascinazione di Matilde per le movenze cadenzate del trotto e galoppo e per le traiettorie diagonali del quadrupede è forse la stessa che i bambini piccoli provano nel vedere e rivedere gli stessi film, sentire e risentire le stesse storie: un appropriarsi con sicurezza della realtà. 

Per addormentarmi più che le pecore, dovrei contare i cavalli al dressage.
***
UCL: non metto piede in una università da quasi vent'anni. 
Chiedo a qualche studente che incontro dove sia il Dipartimento di Storia, mi rispondono che non lo sanno, ma ho l'impressione che si riferiscano alla Storia, più che al dipartimento.

Sono entrato dalla parte opposta (da Economia?), al fin mi oriento e trafelato arrivo al quarto piano di un edificio vittoriano: una mansarda con scale da mansarda e un ballatoio da mansarda, room quattrocentodue dell' History Department. 
Sudo come un ventenne, forse sono un ventenne. L'età, mi convinco, è un fatto puramente mentale.
I polmoni no.

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Prima della lezione di latino passeggio fino al Telegraph Hill Upper Park, quasi un common con vista su Londra, e sulla cima due campi da tennis.
Temperatura mite per noi mediterranei, torrida per gli inglesi. Dietro la rete mi saluta P. che sta giocando una partita. A torso nudo. 
Non rabbrividisco solo per il freddo, ma anche, diciamo così, per lo stile.
***
Cappuccino da Doppio a Hambury Street, off Brick Lane, molto off. Non male anzi buono, il cappuccino dico.
Doppio (il nome non mi piace tanto) è uno store che vende caffè, le moka (un po' costy), le macchine da bar eccetera (che vengono riparate sul posto).
Libri impilati ai tavoli, sedie disegnate e stampate, molto legno, vetrate a pavimento, edificio nuovissimo. Barista italiano. Avventore italiano che si finge inglese.

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