domenica 23 febbraio 2014

Under the Paving Stones, the Beach

Non credo di avere mai tirato un sasso, un auto bloccante, un cubetto di pavé, sono sempre stato un po' a disagio e sempre un po' in ritardo, mai un rivoluzionario.

Lo slogan del Maggio '68, sous le pavés la plage, a Parigi richiamava non solo l'utilizzo delle pietre da scagliare contro le istituzioni e la polizia, ma il sogno della creatività, del bello che si nasconde sotto il pavimento.
 -Come la storia del polvere sotto il tappeto? dello scheletro nell'armadio? 
No, questi sono costanti residui della società borghese!-

La ribellione consiste invece nello svuotare gli armadi, buttare i tappeti e tirare le pietre sperando che dopo se non proprio la sabbia dorata, o un prato di fiori, almeno qualcosa possa cambiare.  E non importa se poi i ribelli di allora siano i conformisti del dopo, importa invece come l'ambiente, la città, gli edifici, si trasformino sotto quei colpi di pietra e fuoco, importa quanto rispecchino quella ribellione.

Le rovine, le baracche di oggi, le case bruciate nelle riot saranno i luoghi, le abitazioni di domani.



K., in sordina, ha messo insieme per Harts Lane una mostra concettuale (il destino degli edifici) e visiva (silenziosi fuochi d'artificio in loop sulla bianca parete di mattoni). Una mostra difficile ma netta, senza orpelli, senza un oggetto di troppo.

Mentre tutti noi ci si chiedeva che destino mai potrà avere Harts Lane, che tanto abbiamo voluto e che tanto abbiamo amato.

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