lunedì 17 febbraio 2014

Sensing Space

Bellissimo e immagino che per i bambini sia forse ancora più bello. 

Gli architetti quando disegnano dimenticano lo spazio come limite, e così giocano, chiedono anche a noi, che li guardiamo invidiosi, di giocare. 

Una casa, un edificio, una installazione non sono solo contenitori, ma esperienze, provocazioni, modelli. 

Cambiare, guardare gli oggetti in modo nuovo, considerare il vuoto, il fuori, la superficie, il paesaggio, il materiale con uno sguardo sensibile, pratico, oltre gli stereotipi, le convenzioni. 

L'architettura non è soltanto il risultato finale, l'esterno, quello che si vede e si impone per altezza o dimensioni, ma anche l'interno, gli interni, quello che si può percorrere, osservare, toccare, quello che sta dentro.

Sensing spaces: Architecture Reimagined, negli edifici austeri e neoclassici della Royal Academy, mostra il potere dell'architettura nell'inventare gli spazi, nel renderli diversamente abitabili. 
Non serve allo scopo alcune teca con disegni o progetti, ma bastano le installazioni e un video, nell'ultima sala prima dell'uscita, in cui gli architetti raccontano se stessi e il proprio lavoro.

Concettuali Alvaro Siza e Souto De Moura, i più noti, emozionante Kengo Kuma con i fili del bambù intrecciato e l'aroma del tatami e del cedro, Li Xiaodong con un labirinto costruito con rami di betulla e all'interno un giardino di sassi, un terrazzo belvedere fatto con assi di pino del duo cileno Pezo von Elrichshausen, l'installazione di Francis Kéré che inserendo cannucce colorate il pubblico modifica nella forma, il duo irlandese Grafton Architects con le strutture pencolanti nella luce e nel buio (loro il progetto della Bocconi a Milano).



Da vedere e da godere, video compreso, di solito noiosissimi, invece di breve durata, ma molto interessante, belle, vissute, ironiche le voci degli architetti.

Nessun commento:

Posta un commento