martedì 13 agosto 2013

Space oddity


Va bene questa?
Guardavo Peg Leg Bates dalla balconata della Tate. Strano no? di solito in foto faccio il cretino, mi atteggio, interpreto l'altro di me. 

Rimango un vanesio - certo come negarlo? - ma per quanto possa sembrare assurdo, non ho foto serie o seriose di me. E quello che voglio vedere di me è una trasformazione, un make up, un dress up
Mi porto da solo e non ho bisogno di vedermi in foto.

Infatti la casa è piena di ritratti e foto di Cristiana, dei bambini; dalle pareti io sono consapevolmente assente.  

Raramente sono serio, raramente sono me stesso in pubblico, mai con addosso niente, mai nudo lo sguardo, mai nuda la pelle.

Però penso sia un privilegio e una fortuna essere osservati senza sentirsi osservati. 

Può valere questo come augurio di buone vacanze?

Sì, sono convinto di sì.

Buone vacanze
(noi si ritorna all'inizio di settembre, poi vi racconto di Bowie, di Keep the timber limber e dell'ipnosi).

giovedì 8 agosto 2013

Peg Leg Bates on Thames



Dai coffe bar della Tate, Londra è quasi sempre uno spettacolo, il Tamigi, come la buca d'orchestra a teatro, stacca la platea dal palcoscenico. La riva sud dalla riva nord. 

La ciminiera della Tate fa un taglio verticale a destra, a sinistra le vetrate opache trattengono la luce e ne restituiscono la densità. 

Il sole non acceca ma riscalda, quando per un lungo non misurabile attimo le divinità fluviali fermano il tempo, le nuvole, gli animali. 

Londra sembra una foresta amazzonica dopo la stagione delle piogge, città ancora visibile e pronta a scomparire; la presenza che la natura ha quando supera il grandangolo dell'occhio umano, dell'obiettivo fotografico.

Oscar mi dice che c'è una coda di arcobaleno, che rimbalza dagli edifici in costruzione della city.
Non me ne sono accorto, ignoro la natura delle cose.

Fitzcarraldo.

I Pirati arrivano dal mare e risalgono il fiume. Alla loro testa un uomo dalla gamba di legno con le sembianze del Capitano Ahab e di Peg Leg Bates, ricordate? il famoso ballerino di tip tap, che danzava su una gamba sola.

Che fortuna vederlo in questa sera di cartone, diventare materia, pirata dai capelli intrecciati, come un albero dalle radici in un infinito ramificarsi, in rilievo sul Tamigi. Un mito.

Ancora per poco, poi scompare. E con lui l'arcobaleno

Rimane di lui una superficie, una traccia, quando, in visita da Ellen Gallagher, si concede da vicino nella Room 6, Bird in Hand 2006.


domenica 4 agosto 2013

No.178 New Cross Road

L'abitudine di fare colazione fuori. Da single. In piena singletudine.

Che fa rima con pinguetudine: si mi guardo a tutto specchio nudo di profilo, paio una pera, un pinguino.
Non abbiamo specchi interi in casa. Cristiana non ne ha bisogno, per una ragione opposta alla mia.
A lei il nero sta bene, a me snellisce.
Gayle ieri a dirmi che non sono affatto grasso, mi sarei divorato il fish and chips del suo di lei piatto!

Le ostriche carnose e dolci di Mersea Island facevano da integratori vitaminici. Le ostriche che in questi posti davanti al mare costano 60 centesimi l'una...
Mi sono trattenuto, poi Gayle mangia come un pulcino.

Ma certo che non sono grasso, splafono sui lati. Credevo fossero manigliette, era un pinguino.
Comunque sono a colazione in un locale della comunità, di recentissima apertura gestito da una charity, la Toucan Employment, che inserisce nel mondo del lavoro persone con difficoltà di appredimento e disabilità.
Bello avere un café, si dice community cafè, sotto casa o quasi. Sentire che l'area e l'aria con l'area stanno cambiando.
Entrano coppie giovani scapigliate, tatuate e in infradito, con bambini scapigliati e in infradito, single, ragazzi e donne, avidi tutti di english breakfast.
Non può mancare l'intellettuale di sinistra in completo kaki, l'occhiale al naso e i capelli in trincea.

Io il solito cappuccino che di italiano ha solo il nome e un croissant formato zampogna.Ho pranzato
Siamo anche riusciti a tenere aperto l'ospedale di Lewisham, alla faccia dei tagli del Governo.
Non c'entra niente, ma era per dire che abbiamo ancora un'anima, questo quartiere, questa città, questo paese.

venerdì 2 agosto 2013

Do you want to impress your mother in law?

No, in generale poi è mia suocera che finisce sempre con l'impressionarmi. 
Comunque recitava cosi un leaflet della Amstel Art Gallery, galleria d'arte, cafeteria, nell'alienato e alienante complesso di St George Wharf, a Vauxall.

Mostra di - tra gli altri -Lodola e Bressani (Nespolo Junior? mi informerò). 

Lodola che replica se stesso e le ultime novità (David Bowie) e i soliti ballerini. Artista stanco che vende da sempre lo stesso stile applicandolo sulla realtà, nessuna ricerca, nessuno stimolo, prevedibile come uno sbadiglio. 
Ma serve una galleria per Lodola? Non basta ebay

E il pubblico non puó essere che italiano e basta, consolidato e sicuro nel ritrovare esattamente quello che si aspetta, giacche e cravatte, grigio perla.

Pubblico poi che apprezza, Alessandra che saluta, due prosecco in calici di plastica  - il primo offerto il secondo si paga, avvertono al banco - e tartine dell'altro ieri. 

Il gallerista si è trasferito da Milano, dove ha chiuso, a Londra perché il mercato qui vola. Buona fortuna.


Lodola preferisco un obbligazionario a cedola fissa. Insomma non mi ci trovo: tutto troppo atteggiato, consolidato, sicuro e trapassato remoto, niente atmosfera, partecipazione, nessuna domanda, arte che non chiede di cambiare, arte a-sociale, artificiale. Basta, si è capito.

Dopo cinque minuti io e Alessandra scappiamo da Vauxall verso Upper Street (lei si toglie le scarpe con il tacco e si mette l'infradito, gesto londinesissimo, io mai le infradito a Londra! italianissimo), finiamo a bere un calice di bianco in una tapas spagnola dimenticabile.

Ma per noi era una serata di chiacchiere solide e mature, su un tavolino all'aperto, entrambi indulgenti verso noi stessi, verso gli altri. 
Tornando a casa ripeto come un mantra ... do you want to impress your mother in law? Intanto Pino mi manda pettegolissimi messaggi da Varsavia dove è appena atterrato. La sua ansia multitasking mi fa l'effetto di Lodola; l'idea di Pino al neon mi fa ridere.

Una notte a Londra, e intanto penso tra me e me - sì lo so che penso sempre tra me e me anche quando sono tra me e gli altri - ma, dicevo, una notte a Londra chiede di essere lì presenti, to be present, senza un prima e senza un dopo.

E' diventato troppo facile alienarsi senza ascoltare mai, senza guardare mai.

To be present.