giovedì 25 luglio 2013

About a boy, about a girl


La duchessa di Cambridge ha dato alla luce (mediatica) l'erede al trono di Inghilterra

il Papa spopola a Sao Paulo per le giornate della meglio gioventù, 

Jacopo ha finito oggi il primo anno di Primary

Matilde ha finito il sesto anno di Primary e il 29 agosto (!) inizierà la Secondary.
 
Io e Cristiana abbiamo cucinato le Fajitas per i nostri ospiti.
In foto bambini reali o reali bambini.

Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus.

sabato 20 luglio 2013

Orangutakistan

E' un paese dove se hai un ruolo istituzionale e sei un maschietto e apostrofi un altro essere umano donna con un nome animale, rimani in carica, perché le tue erano riflessioni darwiniane in un contesto festaiolo e identitario. E poi diciamo la verità, nessuno ricoprire quel ruolo istituzionale, con pugno di ferro e guanto di velluto, quanto te*.

E' un paese dove un ministro merlo maschio non ha, di un grave fatto diplomatico, la minima resposabilità politica: a lui le cose accadono sotto il naso.

E' un paese dove se sfiduci un ministro, sfiduci l'intero governo, e credimi a questo governo non c'è alternativa.

E' un paese dove sinistra è aggettivo femminile singolare e basta.

E' un paese che ha una legge elettorale con un nome darwiniano, affibiato dal maschietto di cui sopra che ne è l'inventore.


E' un paese dove esistono i notai, i subentri, la voltura, le marche da bollo, il conguaglio, l'anticipo IVA, l'inoptato dell'otto per mille, il certificato di esistenza in vita et cetera pecora.

E' un paese dove domani, a fine mese, tra sei mesi, tra diciotto mesi...

E' un paese dove se sei gay, sei malato di devianze varie, non hai diritti e ti possono pure picchiare, perché difenderti discriminerebbe gli etero.
Comunque non sono queste le priorità.

E' un paese che tiene famiglia.

E' un paese dove si mangia bene e la gente è simpatica. Il sole brilla e quando fa caldo, all'ombra si sta appena meglio.

Il governo Facta, non parole.

*basterebbe (approvare) lo ius soli!

giovedì 18 luglio 2013

Wapping Project

(London coast to coast 4).
La dea Bendi gira per casa in attesa dell'erede al trono di Inghilterra, la gatta gira per casa cotta da temperature finalmente mediterranee, i figli della dea Bendi e i miei girano per casa con tablet telefonini laptop in alienata comunione di pixel.

L'evento di domenica sera alla Hill Station ha provato le nostre forze residue, con una certa resilienza lunedì abbiamo mangiato per conto nostro qualche rimasuglio, nell'aria aleggiavano i profumi le ansie e gli afrori del giorno prima, passato interamente in cucina con la grande Claire e con la dea Bendi (forse seguiranno ricette).

Quella mattina alle sei Francesco R. ripartiva per Cleveland fino alla prossima (quando?), dopo due giorni di passeggiate e chiacchiere. 

Delle chiacchiere non mi riesce di fare sintesi, credo che entrambi avessimo bisogno di ritrovare di quel serrato scambio di opinoni, a cui eravamo soliti anni fa, la pura e semplice consuetudine. 

Non so quanto i posti abbiano favorito quella consuetudine, ma certo un poco l'hanno alimentata, al punto che per i nostri privati Annales le conversazioni rimarranno legate a quanto di Londra si è visitato insieme.

Per esempio venerdì, dopo Dalston House, riprendiamo la Overground e usciamo a Wapping per visitare il Wapping Project, un vecchia centrale idrotermica di fine ottocento, trasformata in un ristorante e in un teatro - performance.

Nel cortile: scale a pioli e porte appese ai rami di una robusta quercia, un giardino con una serra; la sala del ristorante con i macchinari intatti, i carrelli al soffito con le catene.


Sulla parete di fondo l'ingresso che porta alla Boiler Room.

Si scende infatti da una scala sostenuta al soffitto da due tiranti di acciaio e mancante dell'ultimo gradino, mettendo i piedi su un tappeto rosso; specchi barocchi alle pareti, un piano che suona (senza pianista) brevi sonate classiche e contemporanee, spazio buio se non fosse per i fari occhi di bue, puntati sul quel rosso sanguigno.



Dopo qualche minuto usciamo a riveder le stelle, per non rimanere nella natural Boiler Room.
Poi sul filo di una certa allegra goffaggine si cammina da Wapping lungo tutto l'Ornamental Canal parallelo al Tamigi, fino a St Katharine's Docks, per attraversare il fiume al Tower Bridge, e tenendo la sinistra, si arriva fino al Southwark ParkCoast to coast, riverside to riverside.

Temperature intorno e anche oltre i trenta gradi, ormai la chiamano estate torrida: inglesi con il tanga, svedesi nudi,  italiani in maniche corte e jeans, il maglioncino nello zainetto, non si sa mai.

venerdì 12 luglio 2013

Dalston Project

London coast to coast 3: solo per dire che di una città alla rinfusa si parla alla rinfusa, e che dei suoi confini invisibili rimane traccia nelle stazioni della metropolitana, check point reali e virtuali della Metropolis, e presso il fiume, nei docks, nei canali semi navigabili e nel suo grande letto torbido, portatore di vento e di storie.

Così se si naviga o si viaggia fino a quell'ignota destinazione dell'East chiamata Dalston Junction, dove l'overground diventa undergroud, si rischia di rimanere in bilico, aggrappati al davanzale di una casa.

 
Dalston House, l'installazione di Leandro Elrich, allude e illude di possibili equilibri e suicidi assistiti dalla folla e dai fotografi: un set teatrale inclinato di quarantacinque gradi che specchia la facciata di una casa vittoriana.

Il cortile di Ashwin Street, come l'intero quartiere, è quanto rimasto dai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale, qui fin dall'ottocento sorgeva pure un bagno turco e un'area residenziale vittoriana.
Elrich riprende forse quel mondo e ri-dimensiona la memoria nello spazio bi- & tri-dimensionale dell'installazione: un lavoro che va un po' oltre la percezione dell'architettura, richiama pubblico e diverte molto.

Il quartiere, grazie anche allo studio architettonico Assemble che ha sede qui, ha ora un'atmosfera vibrante e vive gli albori della commistione tra moderno e contemporaneo. 

Anni fa andai (con il bus, impiegandoci più di ora, da New Cross Gate) al contiguo Dalston Eastern Curve Garden, sito di una vecchia stazione ferroviaria, per assistere a un workshop di Gayle
Lo spazio era poco più di una zolla brulla, marginale e squallida, ora invece si è trasformato in un giardino - orto aperto alla comunità e gestito dalla comunità di Dalston.

Dalston vale bene una trasferta e una colazione/riposo post performance e wi-fi al Cafe Oto, dove mi sono sentito un po' agée, ma sono come sempre sopravvissuto.

martedì 9 luglio 2013

Dilston Grove

(ovvero London coast to coast 2). Me ne aveva parlato K., che andò per caso facendo passeggiare Jackson a Southwark Park. Dilston Grove dà il nome a un sentiero d'asfalto che taglia il parco dall'ingresso di Gomm Road, dal lato di Surrey Keys, fino alle council house del sud est di Bermondsay.

Quando K. entrò dentro questa chiesa sconsacrata (la prima costruita in cemento nel Regno Unito*) ci trovò un'installazione di Ackroyd e Harvey, che coprirono gli interni con strati di erba fresca ridando vita e densità spirituale a uno spazio derelitto.


Anche solo vedendo le foto e leggendo qualche articolo, ne rimasi colpito, ma non mi riuscì di andare.
Sabato per puro caso una signora ci ha gentilmente permesso di visitare lo spazio, ora vuoto e in uno stato di pre-allestimento, per un minuto e poco più.

Si entra dall'abside attraverso una massiccia porta in assi di legno grezzo, verso un'unica navata costruita appunto di cemento grezzo da metà parete al pavimento.
Su tutti i lati lunghe finestre gotiche, dalle griglie deformate e i vetri rotti; sulla facciate il rosone di luce.

Degli interni rimane la nuda architettura - denudata anzi e scarnificata dall'erosione del cemento - l'eco metallica del vuoto, la densità della luce che, filtrando, lascia rombi di sole e ombre leggere, bislunghe e quasi invisibili.

Qunado sto per dare alla calura che suda freddo una temperatura mistica, una voce ci chiede di riguadagnare la soglia e uscire alla vampa d'Albione.

Se non fosse per l'ombra delle querce e quel trucco del cemento, l'esterno tutto italiano della chiesa - qualcosa di senese - potrebbe ingannare... forse soltanto me medesimo.

Poi ti ricordi che quella navata lì dentro è vuota e tiri innanzi**.

*capirai che primato! 
 
**e precisamente tiri fino al CGP: la galleria, aperta dalle undici, che fa da casa madre alla chiesa di cui sopra, e luogo di mostre ed eventi ad uso e consumo della comunità. Almeno nelle intenzioni, perchè pareva disertata dalla comunità e frequentata da curiosi occasionali (noi). Discorso lungo questo della socialità e fruibilità dell'arte da farsi nelle apposite sedi, non qui.

domenica 7 luglio 2013

London coast to coast 1: Ben Pimlott Building

la giro in lungo e in largo e le temperature d'estate la fanno per qualche giorno mediterranea e verde, quel verde pieno d'acqua, di tutta l'acqua scesa nei mesi scorsi, reso intenso e vivo dal sole.

Sempre nel tentativo goffo, talvolta precipitoso e nervoso di vedere cose nuove, capita di scoprire - ancora e sotto casa - posti nuovi che... sono sempre stati lì.

Appena usciti da New Cross Gate e camminando in direzione di Deptford, prima del viale che porta alla chiesa di St John, i due cubi di vetro della Ben Pimlott Building espandono la luce, mentre il groviglio di acciaio sulla costruzione più bassa, come un nastro sospeso in volo da una ginnàsta di ritmica, costringe ad alzare lo sguardo, sempre così orizzontale dei londinesi.


I tre giorni della Mostra conclusiva del Master in Fine Art permettono di visitare i piani della Pimlott Building e i Laurie Grove Baths: spazi strepitosi, vecchie anticaglie, vista sulla Londra contemporanea, atmosfera vittoriana dei bagni.

Si perchè la costruzione dell'architetto Wilsop sta di fianco ai vecchi bagni vittoriani (Boggio, credimi ti sarebbe molto piaciuto) trasformati in studi e spazi espositivi, e non solo nel contrasto tra le due location, ma nel disinvolto uso degli spazi si rimane a bocca aperta e ci si può perdere, scoprendo corridoi, stanze dei massaggi, balconate, cabine, androni, piani nobili e magazzini.

E ti trovi in un solo colpo: una piscina pubblica di fine ottocento aperta per diffondere la cultura dell'igiene personale nella Londra vittoriana, divenuta negli anni Cinquanta uno dei primi club afro caraibici del Sud Est e oggi uno studio-spazio per artisti, e una costruzione contemporanea con una vista sulla città... una vista orizzontale. 

Devo provare a spiegarmi:  non era l'orizzonte a contenere i palazzi, i grattacieli della City o di Canary Wharf, i parchi, i campanili, le file delle case, il Tamigi pigro e luccicante, ma era Londra, Londra! che sembrava trattenere e dare un nome, una cornice, un morbido disordine all'orizzonte.

(certo, avrei dovuto parlare di qualcuno dei cinquanta artisti, ma Londra über alles e questo si è capito... poi abbiamo terminato la giornata con una pasta alla crudaiola, i pomodori, finalemente tali, rossi e succosi, comprati dal fruttivendolo ungherese, assistito per l'occasione da un ragazzo italiano di Maranello. Si finisce sempre lì.)

venerdì 5 luglio 2013

Ceci n'est pas une pipe



Pare sia giusto chiamarla estate.

Lo si dice in punta di piedi, anzi di nuvola e di vento.

Perché forse sono solo giorni di sole... e complice Whitstable - il nostro posto davanti al mare - noi si è presa una pausa di scrittura, di riflessione e anche una pausa dalla vita di Londra.

Stiamo tornando.