giovedì 28 marzo 2013

Alessandra Catavero, Brick Lane

La fotografia è in vendita presso Troutbeck House; per info contattare cbottigella (at) gmail.com

domenica 24 marzo 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 06.13

Nel dialetto piemontese gay si traduce con cupio, con l'accento sulla u. Della donna omosessuale non so il nomignolo, ma immagino non si contempli nemmeno la possibilità, un trans rimane trans credo anche sotto le Alpi.
Cupio pare derivi dal tardo latino cupa, contenitore, e fa il paio o il paiolo con l'emiliano busone, il toscano buco, il napoletano vasetto.

Cupio. Cupio dissolvi? pensavo io ogni volta che lo sentivo dire, di questo qui o di quello là, sempre di un altro, sempre detto con quel sorrisino che, innocentemente, uccide.

Sull'argomento la strada, in un paese come l'Italia dove i diritti non sono una priorità causa (la scusa di) una decennale crisi economica e politica, non pare nemmeno lastricata di buone intenzioni. 
Il/la diverso/a (in tutte le possibili accezioni e sempre che di diversità si tratti!) non ha in Italia nemmeno lo scudo del diritto; nella perfida Albione invece il primo ministro conservatore dice che le unioni, le nozze tra persone dello stesso sesso, rendono più forte la società. Addirittura. 
Non pretendo che la destra del mio Stivale arrivi a tanto, ma che almeno la sinistra del mio Stivale si faccia avanti sì, questo lo pretendo. Posso continuare a sognare - lo so - in mezzo a battute da osteria, mi scuso con le osterie, e Pacs all'anima sua.

Non divaghiamo, anzi stiamo sul tema: sono al Lesbian & Gay Film Festival al BFI, edizione n° 27, in ballo il cambiamento del nome fin dal manifesto.
What's in a name?
Appunto: serve un festival a tema? perchè non mettere in rassegna un film gay all'interno di una qualsivoglia manifestazione? perchè serve il genere? 

Per affermare esistenza, diritti, diritto d'esistenza, si risponde a gran voce. Perchè bisogna battere il chiodo fino a quando in tutte le persone, in tutti in paesi del mondo l'orientamento sessuale diventi un fatto personale e in quanto tale rispettabile, sempre difendibile e la libertà individuale venga riconosciuta, sancita e protetta dalla legge.
Ancora appunto: ma se la platea di un festival gay lesbico è prevalentemente di genere, come si fa ad uscire dall'autoreferenzialità, a uscire dal genere? Come si fa ad attirare pubblico? Cambiando il nome? e poi che cosa oltre al nome?

Deluso dalla proiezione domenicale di alcuni cortrometraggi, tra cui uno italiano, ritorno martedì per Out in the Dark con in testa tutti gli stereotipi del caso. Il caso di un film israelo-americano che racconta l'amore possibile o impossibile tra un avvocato benestante di Tel Aviv e uno studente palestinese di Ramallah

A inizio proiezione conto i mei pregiudizi di spettatore - che se l'è andata a cercare - uno ad uno: un film di un ebreo americano sicuramente con un approccio da sinistra illuminata; un film su un palestinese: già è difficile così, figuriamoci se gay; un film erotico, estetico e fastidioso.
In più mi sono reso conto che mi sento a disagio, anzi meglio che sono a disagio perchè mi sento a disagio e questo mi sorprende un po', saranno le interviste pre proiezione, condotte sulla falsariga del pettegolezzo (ma hai una relazione?) o sarà la platea di gente un po' tutta uguale, quando invece mi aspettavo colore casino caciara e follie, il genere più genere, meno generico.

Ma trattasi di serata di gala, con tanto di cadeau, quindi mi adeguo e aspetto il film, perchè non facciamoci distrarre, la pellicola e soltanto la pellicola conta.

E infatti Out in the Dark (Alata) mi smentisce subito: un bel film, che riesce, a partire da una relazione gay, a mettere in scena la realtà e la complessità del conflitto israelo palestinese, che riguarda la vita quotidiana di migliaia di persone. 
Non sapevo (un aspetto del film) che i gay palestinesi cercano rifugio da clandestini in Israele dove rischiano di essere arruolati come informatori, sotto ricatto, dal Mossad. Non pensavo che la questione israelo palestinese potesse fare semplicimente da sottofondo, per quanto drammatico, nella trama di un film.

Mentre fuori è buio! per un insieme di pregiudizi culturali e pericoli immediati, è buio! e non immaginavo che fosse possibile trattare con delicatezza e con originalità un problema così politico e così politicizzato. 

Insomma anche io ho rischiato di dimenticare la vita quotidiana delle persone, le quali non stanno mai a guardare, non sono spettatori (sic), ma vivono dentro i conflitti, dentro le guerre.
Al termine della proiezione regista e attori si sono presentati al pubblico,  il protagonista Nicolas Jacob parla arabo palestinese, ha imparato l'ebraico a scuola, conosce bene l'inglese e benissimo l'italiano. 

Volevo fare due parole con lui in italiano, ma una torba di fan dal passo veloce precipitossi a chiedergli l'autografo. Non mi rimane che uscire.
Cupio Dissolvenza.
Il fra

venerdì 22 marzo 2013

Zafira compra e il bel tempo rimena

Mmm difficile mettere giù due righe, anche di cronaca familiare, il blog langue illanguidisce e slingua.
La scusa: l'overdose di notizie, lo strabismo di cui sotto. 

Mi sottraggo con un bicchiere di champagne, champagne socialist.

Non rimane che l'aneddotica.

Ieri per esempio: questo è un paese che tu, quando ti sbracci come un idiota per segnalare a una persona (con cui hai un appuntamento) di parcheggiare dove tu hai tenuto mediterraneamente il posto, passi appunto per un idiota. 

Aspettavo Phil fuori dalla scuola, vedo la Zafira color blu di Phil (non blu mare di Bulgaria, ma blu Lake District), lo - la vedo arrivare, segnalo con i miei arti superiori, lui parcheggia, io lo fisso da fuori mentre lui armeggia con il cellulare, poi decide di guardarmi, sguardo vuoto all'inglese, non un sorriso, non un checazzoguardi, poi decide di uscire, poi decide di rivolgermi la parola: 

-Scusa, sai dove si trova il n.ro 47?
-Sei Phil?
-Sì, come lo sai?
-Sono Francesco
(no dico, ma non mi hai visto?? ti faccio ti guardo ti osservo parcheggiare e non ti passa per la testa che io sia il cliente con cui ti sei accordato per il test drive della Zafira??!!)
-Ah ecco Franxeesco
(ma non ti sei chiesto come mai in pieno e gelido giorno un bipede con il cappello... lasciamo perdere)

Noi si fa il giro del vicinato, mi riesce simpatico sia lui che il vicinato. La Zafira, lucidata a nuovo, pare quello che è: 'na machina! (come dice il grande Guzzanti).

Finisce che compro la Zafira di Phil come se comprassi un libro da Oxfam, e non mi sento in colpa.

E comunque Fra: ascoltami bene: non sbracciarti mai in presenza di inglesi, questi infatti ti ignoreranno fino all'ultimo giacché in quanto pazzo meriti di essere politicamente correttamente tollerato. 

domenica 17 marzo 2013

Il mare di Bulgaria

"Apro un bar sulla spiaggia"
Risponde Dejan, quando gli chiedo come mai ha deciso di ritornare in Bulgaria

Intanto nella mia geografia da scuole medie mi fuguro il mare di Bulgaria e penso ad una attività di copertura (i pregiudizi sono duri a morire) giocando sulla pronuncia equivoca di beaches.

- mi vengono in mente due bulgari tuttofare al soldo di un nullafacente cadetto dei Cordero di Montezemolo, proprietario dell'agriturismo dove anni fa trascorremo le vacanze -.

Sto guidando la Zafira 1.6, anno 2004, di Dejan nelle stradine anonime dalle parti di Croydon, piove e fa freddo. Jacopo per l'occasione indossa il mantello di Batman

Per risparmiare tempo ma non denaro, arriviamo da Dejan su un taxi: una nuovissima berlina, lucida nera... pochi minuti dopo ci infiliamo su una pallida Zafira blu mare (mi verrebbe da dire mare di Bulgaria) senza assicurazione, senza libretto di istruzioni (confortante averlo, anche se non si apre mai) senza copri bagaglio... e senza tutto quello che, mancando, non vedo.

Lasciamo Dejan e prendiamo da pendolari il treno del ritorno, per risparmiare denaro ma non tempo.

Difficile immaginare le spiagge della Bulgaria.

martedì 12 marzo 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 05.13

Si soffre di strabismo: la vita ad Albione e l'occhio, il sinistro ovviamente, in Italia: un'ondata di articoli, commenti, post su f*c*book, twitter, su ogni blog che si rispetti.

In streaming ho pure seguito la direzione nazionale e altre amenità di partito, e questo mentre lavoravo, e alla domanda "che cosa stai ascoltando?", non sapevo che dire e ho mentito. 
Il gallo, anzi il grillo, cantò tre volte e consumai il tradimento della cara patria.
In fondo c'era di che vergognarsi ad ascoltare: vecchia gente, vecchi riti e vai a sapere perchè non se ne accorgono che sono vecchia gente, che consumano vecchi riti.

I giornali inglesi si fanno le solite domande: leggo solo le prime righe, poi mi perdo. 
La democrazia italiana è alla giornata, balneare, d'occasione. Duro spacciarla per qualcosa di diverso da una perenne adolescenza. Come se dalla democrazia della rappresentanza fossimo passati alla democrazia della rappresentazione, un palcoscenico improvvisato, da adolescenti.

Come se non bastasse (e non basta mai) si scommette sul prossimo papa: Ladbrokes per esempio dà il cardinale Scola 2 a 1, altamente papabile.
Ma gli inglesi non sanno che chi entra papa esce cardinale e non sanno nemmeno che Scola si traduce con Leaks: trovata la talpa, gabbato lo santo padre. 
Vati leaks insomma: al punto che gli eminentissimi ac reverendissimi cardinales meglio se tirano fuori dalla tiara una sorpresa altrimenti... paiono 115 spie circondate da 90 addetti-spia, maggioranza qualificata dei due terzi, oltre il secondo turno, poi si va al ballottaggio. 
Potrebbe la repubblica italiano adottare l'Angelus o lo Spiritellum (Porcellum)?, il sistema elettorale del Sacro Collegio

Noi comunque si coltiva l'illusione di assistere ad eventi irripetibili, olimpiadi, matrimoni, elezioni, dimissioni (quelle del papa, quelle di chi perde o non vince le elezioni possono aspettare) e pare diffusa la convinzione che basti vedere per poter opinare.
Ancora il bello della democrazia mediatica, in-diretta con il mondo.

A quanto sopra potrebbe far da contraltare (!) il teatro di Lepage, geniale canadese, noto per i suoi spettacoli iper-reali. Visto di recente alla Roundhouse di Camden, su un palco appunto rotondo, (gli spettatori tutti attorno) la sua ultima creazione - dal titolo Playing Cards 1: Spades - mi ha un po' deluso sul fronte delle emozioni, ma tecnicamente entusiasmato.

Da quella piattaforma a 360 gradi salivano e scendevano non più di cinque attori che coprivano almeno dieci ruoli, rappresentando la preparazione della guerra in Iraq in un area desertica appena fuori Las Vegas: corruzione sesso de re militaria droga scommesse. 
Uno spettacolo pornografico, che disegna, che mette in scena la prostituzione umana in tutti i suoi gradi. Uno spettacolo ronconiano, ma non so se Lepage conosce il grande Ronconi, mi pare gli debba molto.

Ho l'impressione che manchi in Italia il teatro, la cultura che osa e schiaffeggia, in compenso siamo tutti in strada, siamo tutti teatro, ci guardiamo in faccia e ridiamo, urlandoci dietro le migliori, le peggior cose. 

E nonostante l'amara constatazione di cui sopra, pontificata (!) dalla riva della Manica, inizio a pensare che quando la politica non fa il proprio dovere finisce che sul palcoscenico della democrazia c'è posto per tutti.
Il fra

giovedì 7 marzo 2013

La dolce London

Nella mansarda della casa di Candelo ho lasciato (strano perché era una delle mie armi nucleari) una foto incorniciata di Antonioni, preso di fronte, mentre discosta l'occhio dalla macchina fotografica.

Mi piace quello sguardo, il doppio sguardo suo e dell'obiettivo, una dichiarazione d'amore per l'immagine, vera, falsa; per l'immagine a discapito della parola; per l'estetica delle cose dei luoghi dei corpi (e voglio riprendermela quella cornice ma non so dove metterla e quindi sta lì)

Siccome mi trovo a mio agio con le parole, la fotografia mi imbarazza sempre e oggi, i tempi della taggabilità, ancora di più. Siamo circondati da fotografi perché siamo tutti fotografi, e tutti fotografabili. 

Per fortuna, si direbbe, se consideriamo l'accessibilità del mezzo. 
Ma la fotografia non è una prestazione occasionale, piuttosto un modo di coltivare costantemente lo sguardo, di guardare appena ci si accorge che qualcosa è capitato sta capitando capiterà.

Con il pretesto del Telegraph Hill Festival io e Cristiana abbiamo deciso di ospitare in mostra  a Troutbeck House i lavori di tre fotografi italiani. 

Avevo intervistato Beniamino tempo fa (e Cristiana mai che sia riuscito a vederlo), poi abbiamo incontrato Oscar, come dire, senza incontrarlo (alla Qattan Foundation in fretta e Jacopo, per successive suggestioni, per un po' credeva fosse Batman) e Alessandra al Gay Pride, mentre scattava foto davanti a noi che sfilavamo.

Poi ecco qui lo devo scrivere, per suggellare una reciproca promessa: un photo shoot (glamorous!) a Marion Park con Alessandra sulle orme del Maestro (Michelangelo Antonioni)

Non mi riesce di dire molto altro, i loro pezzi sono da vedere sulle nostre bianche pareti senza macchia, poi per approfondire: l'intero lavoro creativo di Oscar sta qui, di Alessandra qui e di Beniamino qui

Hanno in mano la macchina fotografica come noi i pensieri: senza rumore, improvvisamente, di fianco. Passano le sere e i weekend con una protesi all'occhio (hanno un obiettivo nella vita, anche poco sopra la vita: al collo). 

Hanno fotografato Londra o l'idea di Londra liberamente e come meglio credevano.

Vi aspettiamo (poi a un certo punto cucino l'amatriciana, ricetta di Alessandra e musiche di Oscar).


mercoledì 6 marzo 2013

Bye Bye Deborah


Il cartello a destra del gatto:                       Deborah, the lady in
the window
passed away on
the 22nd of Feb.

To all of you
"Wavers"

Very many thanks
It made her day

Rimane il gatto.
(Deborah, da quando hai detto che...)

Certo che doveva accadere, ma questo, oltre al dovere di cronaca del quartiere, vale come un saluto.

domenica 3 marzo 2013

(Singing out of) the Rain Room

Ci ho provato tre volte, una con Paola & co., poi con Matilde, giovedì da solo.
Ne avevo sentito parlare qui, sul sito del Guardian.

Una stanza dove piove; appena ci si cammina dentro non ci si bagna, ma attorno al corpo continua  apiovere.

Paola: I bambini hanno tutta la vita per vedere queste cose e ne vedranno di più belle!

Certamente.

Ho dovuto rinunciare a una passeggiata sotto la pioggia senza bagnarmi, sarei stato idro-repellente come un supereroe.