martedì 26 febbraio 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 04.13, come se non ci fosse un domani

Avere il gatto sul fuoco significa: non ho niente di pronto, i fornelli sono spenti, ci dorme persino il gatto, come spiega Lei qui.
Il mio gatto, la gatta per precisione di genere, dorme ai piedi del letto, quieto lare domestico.

Se l'Italia fosse un paese normale, come l'odiata Germania e la perfida Albione, farebbe di necessità virtù: nessuno ha vinto, allora sediamoci e troviamo un accordo.

Il Parlamento, anzi i Parlamenti, sono appesi, si dice da queste parti, tentando di fare una sintesi dell'incomprensibile o forse dell'incommensurabile.

E nonostante il premio di maggioranza pare nessuno abbia vinto. Si incolpa il Bicamerilasmo Perfetto, la Matita Copiativa, le Promesse da Marinaio, il Maltempo e le Stelle.

Qualcuno ricorda che la democrazia è questa o questo: chi prende anche un mezzo voto in più vince (dipende certo in quale Camera, quella alta o quella bassa) in barba al tanto vituperato - ma anche no - Porcellum.

Poi la sinistra, che - cito, da fb, Eugenio Mastroviti -: si è presentata contro un comico in disarmo votato da gente che urla vaffanculo non si sa a chi e contro un miliardario quasi ottantenne in coma farmacologico, ed è riuscita a pareggiare in casa. 

Abbiamo votato come se non ci fosse un domani.  
Abbiamo scambiato le lucciole, tutti i tipi di lucciole, per lanterne. Ci siamo divertiti nella comunità virtuale, nel paese reale, nel segreto dell'urna. Siamo diventati perfino punk.

E non abbiamo niente di pronto. 

Avanti il prossimo*.
Il fra

*Non è che da questa banda, voluta e votata, possiamo improvvisamente fare uscire lo statuario statista... o magari una donna... 
*bis: Bill Emmott con questo film Girfriend in a coma , grazie a Tomamy Tomrayn
*ter:  e grandissimo Federico Campagna sull'Italia sicilianizzata, da leggere su fb. 

sabato 23 febbraio 2013

The day before you came.

Noi si è votato giorni fa spedendo all' Italy Consulate General le nostre importantissime volontà elettorali.
Votare con due settimane di anticipo è un po' come dimenticare.

(Simboli bruttissimi sulla scheda; nomi come: civica civile movimento fare ingroiare fermare declino popolo monti merlo associativo).
Nostalgia di grafica postbellica: falce martello scudo edera garofano bandiera fiamma sol dell'avvenire lettera e testamento.

Ho passato una due giorni politico-culinaria al Parlamento Europeo, una costruzione enorme di vetro e cemento al centro di Bruxelles.
Pareva di stare dentro Metropolis, una cosa monumentale che non fa panorama, nè paesaggio, senza fascino architettonico. Un'astronave pronta al decollo, che non decolla.

Diciassette mila persone di equipaggio che gravitano attorno a poco meno di ottocento deputati. 
Mi sono domandato se sia meglio fare il funzionario o il deputato.
Mi sono saputo rispondere.

Lasciata da Indro Montanelli al Chaff, 21-22, place du Jeu de Balle 1000 Bruxelles Ville.
Mi si fa notare che i belgi non sono obesi perchè nelle case le porzioni a tavola sono fatte prima di essere servite, e nei negozi alimentari si ordina a porzioni.
Una sorta di dieta preventiva: una fettina di pollo, una carota, una patata, una qualche salsina. Non si fa e non si chede il bis, non ci sono vassoi con le portate.
Che cosa sarebbero le linguine allo scoglio se facessi le porzioni sotto il naso dei miei commensali e non permettessi loro di prenderne quante (volte) vogliono? Sarebbero nouvelle cuisine.

Nel frattempo i giornali inglesi non parlano che delle elezioni, anzi delle confusioni italiane, in una specie di sondaggio che si auto-avvera.
Come si legge qui, ma anche qui (con la grafica interattiva).

Gli inglesi insomma non ci capiscono (ma si divertono), forse non capiamo niente nemmeno noi Italiani (e certamente ci divertiamo). 

Altrimenti ci arrabbiamo... oppure ritorniamo a votare.

lunedì 18 febbraio 2013

Italians: interview 015 parte prima

Tempo fa Cristiana a tavola mi diceva che questa storia dell'austerità, dei tagli é tutta una pappa, un luccicante specchietto per le allodole, un cestino di buoni propositi e di cattive intenzioni. 
Era una considerazione istintiva la sua e anche la mia, dovuta in parte alla nostra naturale fobia verso i maestri del pensiero ripetuto a nastro e a iosa con il favore del vento.

Personalmente considero Monti uno dei campioni e dei naturali artefici-seguaci di questa pappa di austerità, di tagli e buonismi, insomma un problema per l'Italia e non da adesso. 
Considero anche Grillo un problema, quando urlazza contro sprechi e spreconi e poi infila i suoi occhi di bragia giacobina nella pappa comune. 
C'è in politica posto per tutti e tutti sono benvenuti, anche due che non si candidano, ma prestano il nome.

Ma non é il professore milanese (né il comico genovese) il bersaglio di Marco Passarella, né la ragione ultima delle mie domande, piuttosto, in un tempo in cui gli economisti vanno di gran moda, perché paiono avere le chiavi dei nostri portafogli, ritengo assai utile sentire chi non appartiene al cosiddetto mainstream, ovvero al pensiero economico dominante, quello che, sostenuto o non osteggiato dai governi di qualsivoglia colore, ha portato alla crisi attuale e giustifica le politiche, comuni a tutt'Europa, di tagli, di dis-missioni pubbliche, di riduzione degli ammortizzatori sociali, di ossessione sul debito, sul pareggio di bilancio et cetera pecora.


Marco Passarella è ricercatore presso il dipartimento di Economia della Business School dell'Università di Leeds. I suoi interessi di ricerca vanno dalla macroeconomia alla storia del pensiero economico. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste e volumi nazionali e internazionali e ha scritto con Emiliano Brancaccio il pamphlet economico "L'Austerità è di destra. E sta distruggendo l'Europa" (Il Saggiatore, 2012)

Si può dissentire da Marco, ma a pochi giorni da un voto forse non si può ignorare quello che dice anche a proposito di luoghi comuni macroeconomici (per esempio sul debito e sugli avanzi primari), per accorgersi che il primo passo da fare come cittadini e poi come elettori potrebbe essere capire quale pappa ci viene cucinata e  perché.

Buona lettura.

Parliamo di quando, a proposito di come vestivi, mi hai scritto: “i piccoli proletari con cui sono cresciuto la domenica vestivano con abiti da festa...” Quindi ti consideri un proletario, una parola che non si sente più. Ci sono ancora i proletari?
I proletari ci sono ancora, non nel senso ottocentesco di coloro che possiedono soltanto la propria prole, che è molto diminuita, anche perché non si fanno più figli.
Se invece quel termine lo si usa come sinonimo di lavoratori salariati, allora i proletari esistono ancora. Sono tutti quelli che sopravvivono vendendo la propria forza-lavoro in cambio di un salario. Ecco, io sono e mi sento parte di quella classe sociale.

Tu vieni da lì?
Sì, io ho una storia personale abbastanza strana, o forse comune a molti altri della mia generazione, non saprei. Sono nato in una famiglia di un paesone del Veneto, Adria. La leggenda vuole che proprio Adria abbia dato il nome al Mare Adriatico, ma immagino ce ne siano altri cento che rivendicano la stessa paternità.
Comunque, per una serie di ragioni che sarebbe lungo e doloroso raccontare, ho trascorso la mia infanzia solo con la mamma, che a sua volta aveva perso i genitori giovanissima, e che ha quindi dovuto crescere me e mio fratello più piccolo con lo stipendio modesto di un insegnante di scuola elementare. Una situazione di relative ristrettezze economiche, almeno fino a quando mia mamma ha incontrato il suo attuale marito, e l’uomo che considero mio padre. Da quel momento, avevo circa dieci anni, la vita della mia famiglia è cambiata radicalmente, anche (ma non solo) in termini di tenore di vita.


giovedì 14 febbraio 2013

Football: play your fathers

Mi figuro da qualche giorno una scarpa da calcio su una pila di libri; l'immagine ricorre nella mente e quindi esiste.
Devo spiegare.

Sabato vado a Blackheath a vedere per la prima volta mia figlia che gioca a calcio.
Il Common é un enorme prato verde in cima alla collina che scende verso Greenwich e il Tamigi... mattina di nuvole grigie,  pioviggina, un freddo cane, il vento mi scompiglia il cappello.

Per un po' cerco di non farmi notare; difficile con l'aria esoftalmica e ispettiva che mi ritrovo, in mezzo a quelle pance di birra, padri sorridenti con termos e cagnolino al seguito, sacche e sporte lasciate a bordo campo, sporche come fossero a bordo vasca, fanghi e il solito approccio rilassato con madre natura.

Appena N. mi avvicina, io quasi lo mordo. Tendo a difendermi a riccio di fronte all'esemplare maschio allenatore good mannered, infatti alla richiesta di fare delle foto e inviarle alla scuola rispondo con un tono: lo faccio di certo, ma levati. 
(E più li bistratti e più sono gentili).

Alla fine Matilde mi vede, è tranquilla e così decido di rimanere per tutte e due le partite, aria sempre gelida, sempre pioggerella multidirezionale, sempre sabato mattina che sarei potuto stare a casa eccetera.

La partita inizia. Da Dr Jakyll mi trasformo nel Mr Hyde del Common, curva nord: inizio sobriamente  e finisco col vociare da bordo campo come un casilinguo di Voghera in trasferta, curva sud.

Mia figlia gioca bene benissimo, corre attacca segna. Sono in due della nostra (!) squadra a giocare bene: la portieressa (la portiera no, la portinaia nemmeno) e lei.  - Non sono Gianni Brera: non so assolutamente come descrivere l'azione da gol, fascia laterale in progressione di sfondamento senza fraseggio e Gooooooooooool -.

Le altre invece, un disastro! E noi si perde per colpa delle altre!
Mi gioco la reputazione: scorrettissimo scrivere quello che ho scritto.
Infatti qualunque sia la prestazione dei figli e delle figlie, gli inglesi incoraggiano incitano complimentano tifano imparziali giusti politicamente corretti, tutto un coro di well done, good girl you are doing well... Ma dove?! Ma per piacere?!

Ecco: N. si avvicina per rimproverarmi che sono un cafone, invece mi sorride e dice che Matilde deve fare la professionale.
No, non le scuole professionali! ma la squadra professionale del Lewisham; io mi esalto passo dall'inglese all'esperanto all'italiano strapaesano: appena Matilde dice che le scarpe sono troppo strette, assumo di persona il comando, le massaggio il piede, divento il di lei personal trainer e vado in cerca di scarpe piu' larghe, G. me le trova e manca poco che le indossi io.

Le passo la borraccia le calzo le scarpe e il vento continua a scompigliarmi il cappello. 

Seconda partita.
Lei sta in porta, la sua amica M**** va in attacco, M**** segna e dobbiamo difenderci dal ritorno delle avversarie; a un minuto dalla fine le amazzoni in viola attaccano, ma Matilde sventa il pauroso e crudele assalto parando con maestria. E noi si vince la punga! Un po' cinegiornale fascista come descrizione, ma i miti si coltivano fin dalla tenera età.

Dopo un breve e trionfale dopo partita, torniamo a casa scortati dall'allenatore; il mio ego letterario si frantuma sul - l'orgoglio del - talento sportivo di Matilde

La scarpa da calcio intanto è ancora azzurra con la virgola bianca della Nike; ne ho cercata una equa solidale organica e biodegradabile, perfino nel catalogo di una cooperativa marxista sulle sponde boliviane del Titicaca, ma niente. Teniamoci la virgola occidentale consumistica sulla pila dei libri. 

Mentre scrivo il pezzo celebrativo che avete appena letto mi arriva un messaggio di Cristiana: Team Edmund Waller vinto partita cricket all'Oval. Il 7 marzo vanno al Lords x finale.

Ho dimenticato cricket, la chiamano mani di colla... 

Con il Cricket non ce la posso fare, ma come tifoso sto facendo progressi. (Comunque negli stadi preferisco l'area vip alla curva nord, soprattutto se andiamo qui).

La favola dimostra che: non basta la paternità a farci padri, ma si guadagna sul campo (da calcio, da cricket).

martedì 12 febbraio 2013

Eutanasia di un papa

Tra le tante cose fa specie come la dura ortodossia del teologo si arrenda all'umanità della stanchezza. Non ce la faceva più.
Il conservatore ha lasciato (perchè tradizione vuole che si rimanga fino all'ultimo spasmo) spazio al progressista... almeno sul fine vita.

Se Martini, come si dice e si legge, non ha voluto l'accanimento terapeutico, il suo avversario, nella fede s'intende, Ratzinger ha rinuciato all'accanimento terapeutico... del soglio pontificio.

Forse Benedetto decimo sesto ha sbagliato secolo: sarebbe stato un ottimo Papa Re, un grande Pio nono; invece lascia, di un pontificato travagliato e dimenticabile, un ricordo da versetto dantesco post-litteram

Altrochè twitter in latino.
Era un non possumus.

ps: grande Giovanna Chirri, giornalista Ansa, che traducendo dal latino dà la notizia al mondo intero... poi memorabile il testo delle dimissioni.

sabato 9 febbraio 2013

Little Chagall

Mai parlare male di un ristorante italiano a Londra
intanto perchè non si dice il peccatore ma solo il peccato (in questo sono ancora molto cattolico e romano, gli inglesi trovando il peccato noioso se la prendono con il peccatore al quale per espiare non rimane che sparire) 
e poi perchè di italiano non ha nemmeno il nome e di siciliano una pallida traccia lasciata forse da un emigrato del dopoguerra.

Da un ristorante che si spaccia italiano accetterei pure la foto di lui in Lambretta e lei in sciarpetta svolazzante su dolce vita, tutto accetterei, tutto... tranne i poster incorniciati di Chagall e la Parigi di Cartier Bresson alle pareti!


La foto non c'entra nulla con il postaccio di cui sopra, ma rende l'idea e trovasi nella vetrina di una libreria di usati e antichi a Blackheath.

martedì 5 febbraio 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 03.13: Dress for the job you want, not for the one you’re in!

Sull'Evening Standard lessi il più-che-decalogo qui sotto e persi la fermata della metro, tanto mi catturò l'assoluto superfluo del suo contenuto.

Di questa necessaria superficialità io farei uno stile di vita, perché all'eleganza sacrificherei tempo, denaro e qualche grammo di Pudore n. 5.
Condizionale d'obbligo se non altro perché ho sempre nella testa l'immagine del quarantenne con la macchina d'epoca e i jeans colorati e mi ripeto ottusamente che a tanto non arrivero' mai, nemmeno agli accessori più che accennati e alle calze bianche di spugnetta.

Mi ripeto, sempre per parlare di cose superflue, che l'eleganza e' un atteggiamento imponderabile, leggero, di fattura classica (intendo per classico il sempre leggibile se non il sempre mettibile), una virtù  che rimane assai oltre la moda.

Provo un azzardo: e se la vera eleganza non richiedesse gli armadi pieni? Frase di chi non se li può permettere pieni?
Ancora: se l'eleganza fosse la versione presentabile della sobrietà? a twist in our sobriety?

Vengo all'articolo che tanto mi distrasse e in particolare per uno dei suoi comandamenti, che cito a man bassa, come mio ovviamente (trovasi sotto).

Chi come me prova piacere nell'osservare la varia umanità con acuti esoftalmi, non si può esimere da sottoporre il prossimo a innocue radiografie estetiche. Ricordo pero' che riservo la perfidia a pochi (quelli che squadrano me e i miei accoliti per esempio) e l'indulgenza a tutti gli altri: non conta tanto imitare, giudicare, ma piuttosto... personalizzare.

L'indulgenza e', ho sperimentato di persona, una buona pratica: aiuta ad amare gli altri come se stessi. (adesso rileggo la frase precedente per capirla meglio... intendevo dire che l'indulgenza la riservo solo a me).

Il più che decalogo e' questo, lascio l'inglese e traduco a modo mio:

domenica 3 febbraio 2013

Beau Brummell


A Jermyn Street, dalle parti di Piccadilly, si trova la statua di Beau Brummell, considerato il primo arbiter elegantiae, il primo uomo di moda o moda-uomo, il dandy per eccellenza della moda maschile nella Londra del Reggente, e incisa nel bronzo una sua frase:    

To be truly elegant, one should not be noticed.

Mah?! Sembra una dichiarazione a favore del nero vestire. Anche se certamente l'eleganza va guardata a lungo con uno sguardo indugiante e indagante, non appare subito, si tratta di un insieme armonico e riguarda anche i dettagli.

Comunque lui non era tanto più alto di me. 
Aveva i capelli però: caratteristica che ha degli indubbi vantaggi.

To be continued...