martedì 24 dicembre 2013

Giocare con le Wigs

Facciamo così, che per una volta ci si mette tutti una parrucca e ci si diverte a Natale, a Capodanno, in uno dei tanti Capodanni che le specie umane si scelgono come inizio.

Playing with the wigs: posologia libera.

Semel in anno licet insanire, pure tribus, pure ter in die; oppure: desipere in loco, insomma ammattirsi dove capita.
Oggi sul 47, per esempio, un ragazza fradicia batteva gli stivali sui gradini del double deck, noi stipati, l'umidità che non fa vedere fuori, i pacchi dei regali, le carrozzine, le cuffie e tunza tunza.

(A pensarci non rimane che il delirio).

E il carpe diem possiamo mandarlo a quel paese, in fondo chi mai coglie l'attimo...

Dai! Buon Anno allora.

(che poi oggi ha piovuto, i treni non andavano per l'allerta meteo, mi pareva di essere l'unico a lavorare, ma poi ho fatto pure un salto da Rough Trade a prendermi un caffè con Oscar; e sono arrivato a casa facendo un giro lungo da Spitalfields, leggendo sul bus senza che mi venisse la nausea: sono quasi felice) 


Se mi volete fare un regalo: calze a righe. I dettagli fanno la differenza. 
Sempre.

*** 
Sono le due del mattino della vigilia, non prendo sonno: tira un vento, una rosa di venti, a 50 miglia l'ora, come BBC disse.
Londra città e sembra di stare su una qualche scogliera di Dover, controvento, contromano, in balia degli elementi.

Mi alzo, scendo, guardo fuori dalla veranda: la recinzione - due pannelli, un terzo splafonò giorni fa per l'umidità -, del vicino sono finiti nel nostro giardino, come fradici aquiloni che non sanno più volare.
(Ora Matilde potrà giocare a pallone con i ragazzi del 24, un gruppo di ormonati con la passione per il pugilato, il rugby e il calcio... fonderemo un kibbutz e uno di loro mi farà da Sergente Hartman.)

Poi silenzio, poi il vento riprende,
poi cascano i bidoni della spazzatura,
poi si scatenano gli allarmi, poi si sentono le sirene.
I sensi accesi: sulla strada il rumore pizzicato che fa la carta stagnola quando si srotola.

Risalgo e informo Cristiana del guaio al boccaporto, lei rimane sotto coperta e se ne fotte. Non mi manda affanculo, forse non mi ha sentito.

Adesso piove orizzontale, le gatte girano per casa come due particelle di sodio scampate al fiume Lete. Se uscissi nella tempesta in vestaglia, sembrerei la controfigura di Voldemort.

(Domani vado a Shoreditch a piedi? Perchè Paola non si alza e non va fuori a fumare? I bambini?)
Intanto scrivo e sto già meglio.

Dai, Buon Anno, parte seconda.

Nessun commento:

Posta un commento