giovedì 21 novembre 2013

Fortune Green Nursery


Si cambia. Ancora.
Continuo a pensare che questo non sia il mio lavoro. Eppure.

Eppur mi muovo, cambio nursery e vado a Shoreditch, in attesa del ristorante che insieme ad un' altra manciata di cose un giorno farò e aprirò. 
Basta trovare le persone giuste, che suona un po' come una scusa. 

O forse la strada è un altra? 

Avere quarantadue anni e comportarsi come ne avessi ventiquattro, intanto prendo consigli a destra e manca e la confusione aumenta.

Sopra un ritratto in blu su blu di una bimba: mi vede così allucinato o con barba e capelli. Bidimensionale, a tratti sconcertante.

Tutta questa storia dell'about to be. L'escatologia o la livella del già e non ancora.

L'Italia sta là, confusa, acritica, mangiata da trent'anni di impolitica, senza risposte, senza visione. Rimane la militanza e il coraggio, la creatività e il nostro genio. 

Assomiglio al mio paese. Per fortuna. Per Fortune Green

Mai in un posto solo, sempre in due o tre. Per nulla multitasking, piuttosto multithinking
Veruno, Faenza, Milano, parenti, amici.

I pensieri si moltiplicano quando si cambia.

Ieri arrivo troppo tardi alla stazione di Victoria, un diluvio, Cristiana sale senza dire una parola, poi al mattino trovo cibi dolci saponi da Nablus, sarei rimasto a casa, ma un'attraente mattina londinese di pioggerella, a chilly start of the day, mi ha trascinato al lavoro: mai mancare la penultima giornata di lavoro.

Ascolto le solite nenie e filastrocche, le grida dei bambini e le facce delle insegnanti.
Dove va la musica quando finisce? 

Lizzie si affaccia, bionda, spiritata, parole a mitraglia: "devo dire ai bambini che te ne vai?"
Le rispondo con una risata e ci intendiamo, come abbiamo da subito provato a fare.

Curioso, ancora me ne stupisco, di quanto mi abituo a persone e luoghi e poi vado via, come fossi appena passato. Chissà che rimane, che mi porto dietro. E tutti questi bambini?

via, via, vieni via di qui
niente mi lega più a questi luoghi
neanche questi fiori azzurri...

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