lunedì 25 novembre 2013

Bobo Rondelli

Me l'aveva fatto sentire Rudi un anno fa in una versione di Un anno d'Amore: voce calda di uno che ci crede e una canzone stra-cantata diventa nuova, la fa sua propria (e capirai/in un solo momento/ che cosa vuol dire/ un anno d'amore).


Ne fui conquistato così, per colpa di Mina, sempre galeotta nel presentarmi gli sconosciuti. 
Bobo Rondelli non è soltanto quella canzone, ma molto, molto di più. Da allora non l'ho mollato, e quando mi capita di ascoltarlo, quasi sempre su Grooveshark, mi uncina e mi morde come un cane al polpaccio, una sferzata su su fino al timpano.

Bobo Rondelli apre un mondo, il mondo di Livorno su palcoscenici occasionali, di feste strapaesane (quelle a tema, sull'ortaggio e sulla fauna locale), di provincia, quella dei miti da cortile, delle famiglie di quartiere, dei personaggi e degli animali da stracittà.

(e chiacchierare al bar e poi suonare con la chitarra, i vecchi che siedono ai tavolini, le sigarette, le donne buone e un po' puttane, i bambini che guardano con gli occhi sgranati e non capiscono le volgarità, ma poi la merda sta altrove fuori dall'umanità dei bar, fuori dallo strapaese - a tirare i sassi alla stelle  che a colpirle sembran che splendan di più e le nostre auto parcheggiate poi spariscono nel nulla o diventano grandi più di biemmevù -, la merda sta in tivvù, nelle cose che si accettano senza conoscerle, senza viverle)

Alla Purcell Room, non più di trecento sedie in pelle, prima del concerto si proietta il film di Virzì, settanta cinque minuti,  "L'uomo che aveva picchiato la testa" così lo conosciamo meglio, Rondelli dico, prima la differitam poi il live. Solo gli inglesi possono presentare un'artista presentandolo socialmente, documentandone la vita a beneficio del pubblico,  poco inglese, molto italiano, anzi molto livornese, e un paio di pisani in esilio.

Poi entra Bobo con l'Orchestrino e tira subito l'aria da festa di paese, alla faccia di Londra, della location (lochèscion), e se per un attimo, per un pregiudizio tutto borghese, uno spettatore non amasse l'artista che parla (italiano e inglese maccheronico, misto a volgari e sanguigni toscanismi) tra una canzone e un'altra, e amasse la pura esecuzione... ecco che vada fuori (e qualcuno l'ha fatto): non è un concerto per lui.

Rondelli non canta soltanto, ma fa uno spettacolo umorale, da giullare, uno show di mezze risate beffarde e dialoghi, di accidenti e errori, di sudorazione e affanno, poi balla, si agita, scende dal palco con l'intera orchestra, musicisti che gli assomigliano, che lo assecondano e lo tirano alla bisogna.

O sole mio - a trenino in mezzo al pubblico -, 24mila baci, apertura con Lou Reed, Tom Waits, Guarda che Luna, I vitelloni, Gigi Balla e via così.

Se mai il successo che merita, arrivasse, che resti così, come non so, ma così!
Un animale, un'anima prava, orgogliosa e timida deve avere questo livornese, e Livorno.

Pisa non so (Pisa is not a town, is a concept).

*Foto, non so come e quando scattate, di Oscar.

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