martedì 15 ottobre 2013

L'effetto che fa




il Lego in fotografia: pixel. I Lego come pixel della, anzi, nella realtà.

La bella addormentata nel bosco e il bel rimbambito sembrano (!) più reali dal vivo? e la foto cattura un'incursione del virtuale nel reale? 
Il Lego - me ne sono accorto da ieri - non solo costruisce ma de-costruisce.

Girando sui trenini dentro il paese di Legoland, trentadue anni dopo avere chiesto invano a mia madre, l'unica che ne capisse, una base verde e una massiccia dose di cubetti, la cosa che mi piace di più sono le statue disseminate dovunque. 

Il resto è un misto, un po' datato, di Gardaland e Ondaland, ma non importa, conta assai che io mi sia divertito un sacco. 
Perché sono e rimango uno splendido quarantenne. 

Jacopo con le paure di bimbo, Matilde con la sicumera della sportiva, lei impavida, lui che prova a scollinare. Gli inglesi che incuranti del tempo e delle temperature si bagnano, mangiano hot dog a tutte le ore e si divertono.

(C'era) Una volta - tanto tanto tempo fa - però si costruiva con i Lego, da zero, dalla famosa base verde, alla ricerca del pezzo mancante (certe losanghe o il mattonino curvo, le converse, i lucenari, le torrette del tetto); oggi si ricostruisce il modello o il personaggio. 
L'intero set di Guerre Stellari si può legolare... (ah Guerre Stellari!) poi impazza un certo Chima, un aggressivo Lego-leone con il suo mondo di animali, foreste e gadget.



C-3PO poi, se l'occhio riuscisse a fissare l'immagine sulla retina senza fibrillare troppo, diventerebbe più vero di me.

Costruire, Ricostruire, De-costruire.

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