lunedì 7 ottobre 2013

Endless stairs

Ci sale Jacopo soltanto, fino all'ultima balaustra, sospesa come un trampolino e divisa dal vuoto da uno spesso parapetto di vetro. 

L'infinito finisce lì e rimane oltre quella siepe di vetro in chi volesse dolcemente naufragare, planando dall'alto sopra il fiume. Non è poesia, nemmeno impotenza, piuttosto delusione.


Si tratta di scale senza fine, fatte di un materiale, il legno, con una tecnica di assemblamento nordico, pulito, di listelli e piastre. 

Sul prato davanti alla Tate e al Tamigi, di fianco alle betulle, le scale si alzano intersecandosi a rampe plurime di legno* chiaro, cangiante alla luce. Il nuovo cemento! (di alta qualità e sostenibile): almeno secondo uno degli architetti dello studio dRMM che hanno disegnato Endless stairs.

Credevo, vedendola, che l'illusione di Escher, a cui l'installazione si ispira, si materializzasse, che il trucco prospettico e bidimensionale fosse svelato dal talento dei designer, dalla furberia degli architetti.


E invece no: le scale tra loro s'aggrovigliano nel scendi-sali (nel weekend la calca s'accalca) e i bambini corrono su e giù, ignari al solito delle metafore e dei sensi riposti.

E il dramma e poi il terrore  delle xilografie di Escher si dissolvono in cento-ottasette gradini così senza ansia, senza figure incappucciate, senza trucchi, nemmeno i trucchi della tecnica.

(quello che manca all'architettura per essere arte?) e quello che manca alle scale è la casa, meglio: il prolungato ingresso alla casa.
E mi disturba che non portino a niente, che la loro natura accessoria vegna così messa a nudo, anzi che la loro discreta ma implacabile necessità sia uno schiaffo a noi umani.

Rimangono l'autoreferenzialità, le tassellatture, la ripetizione delle forme, propria dei frattali, ma, come dire, cose che non importano molto, anzi a conferma del limite di noi umani: salire e scendere per gradini, con le piante dei piedi, senza ali. 

Per spiegarmi l'antimateria un professore mi disse: devi immaginare di fare sulla spiaggia un castello con la sabbia, poi un'onda porta via il castello. Quello che rimane, il vuoto del castello, è l'antimateria.

Oggi, davanti alla Tate, per spiegare l'infinito: metti una scala su un prato, in riva al fiume, poi il fiume o il tempo la smonta, quel che rimane, il vuoto della scala, è l'infinito.


Jacopo arriva in cima, si tiene lontano dal parapetto di vetro trasparente, ha paura, gli faccio qualche foto, poi scende di corsa.

Non erano le scale, non era salire l'ultimo gradino, era per lui non poter continuare, non volare e poi scendere.

*Legno dell'Albero dei Tulipani, (liodendro o liriodendro) assemblato as cross-laminated timber (CLT), prodotto in Italia dalla Imola Legno.

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