giovedì 19 settembre 2013

Afterschool Club

Ore quindici e trenta, orario critico, che sfuma, dovrebbe, nell'abitudine: Matilde rientra da scuola, Jacopo va preso a scuola, io arrivo dalla mia scuola.

Ore quindici e trenta di ieri: Beatrice mi aspetta fuori di casa, non ha le chiavi, non c'è nessuno: Cristiana e Paola sono andate a prendere Jacopo. Entriamo: le valigie di Paola sono nel corridoio.

Arriva Matilde con la sua amica Vittoria
Ciao Papi, oggi faccio Cricket con Merle, Merle dice che ci portate voi. Lei è Vittoria, forse fa cricket con noi, ma tra poco viene sua mamma e ne parliamo.

Assertiva la ragazza (o la bambina?).

Rientra Cristiana con Jacopo (che alle tre ha la fame chimica): Ma non dovevi fare Journalism
Matilde: No, voglio fare cricket.

Journalism, No! Cricket, no Giornalismo, Cricket, fai già Football due volte alla settimana, ma faccio una lingua, Cricket, Journalism, no Football e basta, faccio già Mandarin e chitarra, sono troppi due sport vuol dire tornei macchina sabati e tornei, no voglio fare sport!

Intervengo: comportamenti da unità di crisi...

...di pianto con Vittoria che, baguette in mano, basita, guarda il nostro teatro, Jacopo fruga nella dispensa, la gatta fa stretching sulle valigie di Paola che esce a fumare, Beatrice mi offre dei dolci coreani di un suo amico, pare sia il Natale coreano, i dolci, color vescica, non sono dolci, non sono salati, sono disgustosi.

Torcetti Massera di Jacopo vs Dolcetti coreani: 6 - 0

Cristiana chiama la mamma di Merle al telefono, arriva la mamma di Vittoria, una spagnola di Alicante, con figlio e il barboncino Ringo al seguito. Beatrice va in bagno.

Esperanto e volemose bene.

Mentre si discute sul cricket, Ringo arringa, singulta e vomita tra le valigie di Paola, prendi il disinfettante, la carta assorbente, no meglio i tovaglioli, Matilde ancora con la cravatta, cricket, il dolce coreano fa schifo e adelante Ringo con juicio, la gatta, le lacrime si asciugano, Merle aspetta, Victoria sconfitta saluta e va via con la madre ispanica, amica di Paola, le valigie all'ingresso, il the per Beatrice (se il cane fosse femmina si chiamerebbe Ringa, la Ringa, l'Aringa, puzzicchia come un'aringa)

Che cosa può ancora succedere?
Che piova

Succede che porto le ragazze (o le bambine?) in macchina a Forest Hill, sono solo in quattro a fare cricket, much ado for nothing, at least for Matilde.

Bisogna tirarla una morale a fine favola, che questa sia la vita quotidiana, possibile, che sia un errore nel sistema (i déjà vu, Ringo che vomita, Poltergeist, i dolci vescica), o piuttosto l'imbuto del tempo, i desideri di una bambina che si scontrano con quelli degli adulti (no vi prego il conflitto generazionale no) o quel che resta del giorno.

Ascolto Mina a palla (Palla, palla!) e me ne fotto dei dossi, parcheggio; Cristiana va a yoga, a casa preparo la minestrina della nonna, Beatrice litiga su skype, Jacopo mi si aggrappa addosso sul divano: ha bisogno di storie, di coccole. 

Sentirmi l'albero pieno, accorgersi del soffio al cuore e poi il tarlo che svuota.

E a proposito della Palestina, intuire la differenza che passa tra meaningful meaningless
Comprendere è ancora un passo troppo lungo.

Ma questo in generale.

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