giovedì 8 agosto 2013

Peg Leg Bates on Thames



Dai coffe bar della Tate, Londra è quasi sempre uno spettacolo, il Tamigi, come la buca d'orchestra a teatro, stacca la platea dal palcoscenico. La riva sud dalla riva nord. 

La ciminiera della Tate fa un taglio verticale a destra, a sinistra le vetrate opache trattengono la luce e ne restituiscono la densità. 

Il sole non acceca ma riscalda, quando per un lungo non misurabile attimo le divinità fluviali fermano il tempo, le nuvole, gli animali. 

Londra sembra una foresta amazzonica dopo la stagione delle piogge, città ancora visibile e pronta a scomparire; la presenza che la natura ha quando supera il grandangolo dell'occhio umano, dell'obiettivo fotografico.

Oscar mi dice che c'è una coda di arcobaleno, che rimbalza dagli edifici in costruzione della city.
Non me ne sono accorto, ignoro la natura delle cose.

Fitzcarraldo.

I Pirati arrivano dal mare e risalgono il fiume. Alla loro testa un uomo dalla gamba di legno con le sembianze del Capitano Ahab e di Peg Leg Bates, ricordate? il famoso ballerino di tip tap, che danzava su una gamba sola.

Che fortuna vederlo in questa sera di cartone, diventare materia, pirata dai capelli intrecciati, come un albero dalle radici in un infinito ramificarsi, in rilievo sul Tamigi. Un mito.

Ancora per poco, poi scompare. E con lui l'arcobaleno

Rimane di lui una superficie, una traccia, quando, in visita da Ellen Gallagher, si concede da vicino nella Room 6, Bird in Hand 2006.


Nessun commento:

Posta un commento