martedì 9 luglio 2013

Dilston Grove

(ovvero London coast to coast 2). Me ne aveva parlato K., che andò per caso facendo passeggiare Jackson a Southwark Park. Dilston Grove dà il nome a un sentiero d'asfalto che taglia il parco dall'ingresso di Gomm Road, dal lato di Surrey Keys, fino alle council house del sud est di Bermondsay.

Quando K. entrò dentro questa chiesa sconsacrata (la prima costruita in cemento nel Regno Unito*) ci trovò un'installazione di Ackroyd e Harvey, che coprirono gli interni con strati di erba fresca ridando vita e densità spirituale a uno spazio derelitto.


Anche solo vedendo le foto e leggendo qualche articolo, ne rimasi colpito, ma non mi riuscì di andare.
Sabato per puro caso una signora ci ha gentilmente permesso di visitare lo spazio, ora vuoto e in uno stato di pre-allestimento, per un minuto e poco più.

Si entra dall'abside attraverso una massiccia porta in assi di legno grezzo, verso un'unica navata costruita appunto di cemento grezzo da metà parete al pavimento.
Su tutti i lati lunghe finestre gotiche, dalle griglie deformate e i vetri rotti; sulla facciate il rosone di luce.

Degli interni rimane la nuda architettura - denudata anzi e scarnificata dall'erosione del cemento - l'eco metallica del vuoto, la densità della luce che, filtrando, lascia rombi di sole e ombre leggere, bislunghe e quasi invisibili.

Qunado sto per dare alla calura che suda freddo una temperatura mistica, una voce ci chiede di riguadagnare la soglia e uscire alla vampa d'Albione.

Se non fosse per l'ombra delle querce e quel trucco del cemento, l'esterno tutto italiano della chiesa - qualcosa di senese - potrebbe ingannare... forse soltanto me medesimo.

Poi ti ricordi che quella navata lì dentro è vuota e tiri innanzi**.

*capirai che primato! 
 
**e precisamente tiri fino al CGP: la galleria, aperta dalle undici, che fa da casa madre alla chiesa di cui sopra, e luogo di mostre ed eventi ad uso e consumo della comunità. Almeno nelle intenzioni, perchè pareva disertata dalla comunità e frequentata da curiosi occasionali (noi). Discorso lungo questo della socialità e fruibilità dell'arte da farsi nelle apposite sedi, non qui.

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