lunedì 10 giugno 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 11.13

Mi duole l'epididimo a pensarLo sulla sella e senza la protezione del tessuto non tessuto, anche se vi si appoggia immagino le pene del rossore per strofinamento e la sgambata ad attutire il rimbalzo, eccetera eccetera. 

Confesso che in presenza di queste foto finisco con il puntare gli occhi proprio lì dove l'erotismo della scoperta scompare subito e al primo sguardo.

Io lo farei? più no che sì. Intanto non vado in bici e mi si nota di più se vado nudo o colorato? e poi: mi guardano non mi guardano? con la paura che qualcuno affacciandosi dal di dietro per la inforcatura mi mordesse dantescamente le pudende.

Insomma preferisco la chiacchiera: guarda quello, vedi quelle, quella non ha vergogna eccetera... pago del mio retaggio cattolico, quello del nudo tra le quattro mura e mai in pubblico.


In Italia non si può fare la pedalata ignudi, le Curie si incazzerebbero con i Sindaci: meglio fare i guardoni in segreto e in pubblico gridare allo scandalo. Noi, a proposito di due ruote, preferiamo la saggezza scaricabrile de "hai voluto la bicicletta ora pedala", vestito, che nudo sei ridicolo!

Sembra, il World Naked Bike Ride, un LGBT Pride in bici... in realtà serve a dimostrare che se tutti andassimo in bici, nessuno rischierebbe di morire e sarebbe tutto più ecologico, solo che per dirlo tocca essere nudi, ma colorati: i capezzoli come coriandoli, micro underwhere, bodypainting e a parte gli esibizionisti (circolano perfino imbarazzanti erezioni open air) molti pedalano in barba alla pancetta, al taglio del chirurgo, alla bilancia degli anni e ai fianchi adiposi.

Londra se ne sta a guardare e digerisce l'ennesimo evento, Londra che ospita tutto e tutti con l'indifferenza della modernità.



Se non mi convince l'idea di scorrazzare nudi in bici, riconosco però lo spettacolo, l'umanità che si muove attorno e mi incuriosisce la dinamica dei corpi -  i nudi sono singoli, unici - le storie di ciascuno, come fossero libri aperti, sfogliabili a cielo aperto, non spiati da telecamere o microfoni, ma persone visibili e vedibili.

Non ci sono andato, non potevo, e che avrei fatto poi? guardato il fenomeno? e da dove? invece adesso in poltrona commento - e che goduria - sfogliando le foto di Oscar e Alessandra: hanno scattato a dorso di una moto (Alessandra pare abbia preso il torcicollo) l'intera parata divertendosi parecchio, vestiti e a proprio agio in mezzo ai nudi.

Questo fanno i fotografi veri e che ci credono, quando si liberano del lavoro, di legami occasionali che inibiscono e frenano, vanno liberi con la loro naked camera: usano l'occhio, con la sua corporeità liquida, l'occhio che sceglie il momento, uno dei milioni possibili: un privilegio, un esercizio, una missione.

Naked Camera - espressione che mi piace parecchio - è il titolo della colonna sonora di Hancock a Blow up e visitando ieri, durante un sopralluogo, Maryon Park pareva, a cinquantanni dalle riprese del film, ancora la location ideale della naked camera: impotente di fronte al mistero, ma sempre vigile, lì a ricordare che il senso non si può afferrare, ma che vale la pena tentare.
Il fra  
le foto di Alessandra qui e dice che l'anno prossimo lo fa pure lei.
La Rejna mi dice che pure a Torino si pedalò ignudi ma non successe più e la parade, ho letto, fu criticata, poi da noi il nudo integrale è taboo... 

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