venerdì 21 giugno 2013

dot com

Da oggi il sito ha un dominio nuovo, io rimango probabilmente lo stesso. Ma caro dot. Strocchi cambiare fa bene, anche solo di un dot, in questi giorni in bilico e fuori proporzione.

Il sospetto del che cosa sono qui a fare? tira imboscate improvvise, quando pensi di volere di più, di essere pagato meglio,  di dare risposte, di meritare una vacanza come si deve e non perché si deve.

A quarant'anni ricorrono ancora le domande dei venti e a parte l'accumulo di materiale a beneficio dell'analista (mamma che cliché!), finisco ancora con il dispensare consigli per acquisita saggezza: come a Riccardo ieri, davanti a due succhi di frutta nel pub sotto casa.
- Come un succo di frutta?
- Fra, ieri ho esagerato...

Lui paga, racconta, io bevo e appunto dispenso un Bignami di consigli nel quarto d'ora assegnatomi dal suo solito ritardo. Al suggerimento che magari avrei bisogno io di due dritte, mi restituisce uno sguardo interrogativo, ipotesi che un ventitreenne nemmeno contempla.
Potrebbe essere mio figlio questo Marcantonio dai capelli rasta (se mi fossi accoppiato con una vichinga, affogando in un mare di steroidi s'intende), invece mi considera un sapiente di stampo classico, un fratello maggiore dalle minori proporzioni, ma in sezione aurea.

Ci salutiamo, tornerà, non tornerà? preferirà Berlino a Londra? un anno di pausa o subito il corso post laurea? Domande, in una città che regala solo risposte, troppe.

Torno a casa, dove alleviamo una potenziale campionessa di calcio e un teppistello dallo sguardo che incanta: sono certamente miei figli, sono io che potrei essere loro padre.
Non sono ermetico: la genitorialità non fa diventare adulti, se venisse smascherata in un colpo la fragilità del ruolo, i più spaventati saremmo noi, non certo i nostri figli.

Ieri Cristiana, incagliatasi con un pagamento on line per sbloccare la carta di credito inizia un interrogatorio di terzo grado al Servizio Salva Vita della Barclays.
Tutto bene, ma in piena notte arriva la telefonata di una voce indiana, che, ignara del fuso orario (il call center di Kuala Lumpur?), sveglia con il sonno anche i nostri presentimenti così all'erta da cedere al panico del più piccolo imprevisto.

Passo la mattina a scalciare Tinkerbell in vena di ciarle (i gatti, ho imparato, non conoscono la pigrizia, per questo dormono quando vogliono) fino a quando Albione albeggia - alle 4.43 - e non rimane che pensare, fino a quando la realtà supera la fantasia: ultimamente quasi tutti i giorni.



Penso alle cose dell'Italia: mi si appiccicano sui conti correnti on line, e l'Imu, balzello balzellone del miglior Azzeccagarbugli. Laio paga la metà della casa che non utilizza e io la sua metà utilizzata e la mia in disuso, a meno che non gliela conceda ad uso gratuito (aha! la tassa sul complesso edipico, ecco che cosa è!!), sempre che l'opzione sia compresa dal Comune di Veruno eccetera...
Acconto al diciassette giugno, saldo a settembre, a dicembre, boh? dipende dal governo, cioè dalla sentenza in Cassazione, dalla Ragioneria Generale e dal suo contrario.

Non vivi mica in Italia?!. Dice lui che poi sono io
Mah ultimamente - rispondo io che sono io - il displacement è tale che ho il dono dell'ubiquità: son qui sono là, castello ululì lupo ululà.

Dormo finalmente e mentre sogno di essere cosciente, suona la sveglia, mi alzo con una lingua a moquette, dove andiamo il weekend, che cosa scrivo sul blog e altre amenità biologiche.

Latte e cereali. Se dicono a chilling start of the day su BBC weather spacco il televisore... no! annunciano caldo afoso, 22 gradi al sole con punte di 24 = inglesi in infradito e t-shirt, svedesi in tanga, italiani con maglioncino in vita. Non si sa mai.

Benvenuti su callingatlondon dot com.
Dot come. Come?

1 commento:

  1. Ci voleva il dotcom, Fra. Fa tanto blogger serio. Perché questo è un blog serio. Poi cambiare fa bene.
    Voi no, però. Voi restate così, che siete perfetti.
    Un abbraccio
    F.

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