mercoledì 22 maggio 2013

Plastic Sink

Non perché mi senta come il catino, o la broda d'alghe, la ringhiera riflessa nel putridume, la vampa del sole che salva la desolazione del galleggiare, ma per dire, un'altra volta, che trovo il lavoro di Gayle splendido e emozionante (vedi post qui sotto).

Ora non è che voi leggete e io scrivo per farvi visitare i musei, le molte città visibili e invisibili che abitano dentro Londra, piuttosto la sola voglia di condividere la bellezza. 

Pensiero infantile: non è nella piena infanzia che ci accontentiamo di giocare con qualsiasi oggetto, perfino con la spazzatura o le briciole? Come se da bambini avessimo un filtro di colore che ai nostri occhi trasformava quell'oggetto in un collettore della nostra attenzione, un oggetto mitico.

Allora sulla parete del Museo le quaranta e più foto di Gayle sono le istantanee della nostra infanzia, alleggerita e sollevata dalla pesantezza dello sguardo adulto, che non vede e non ricorda.

Ancora: banale (? e curioso) che la parte più vitale della città, il fiume, venga ridotto dalla specie umana a una massima cloaca, e che il Museo mostri questi rifiuti a due passi da Canary Wharf: la ricchezza, la finanza, la metro, i fili wireless del mondo, i produttori di scarti...

...da farmi pensare che il progresso non esista, sia un'invenzione umanista di una specie animale, la nostra, che è evoluta solo perché  ha sopraffatto le altre. 
Con (la) tecnologia 
Emettendo scorie


2 commenti:

  1. Molto interessante questo blog, dà spunti di riflessione per nulla banali. Anche io vivo a Londra e ho un blog, se ti va passa a trovarmi!

    http://faithvivalavida.blogspot.it/

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    1. Grazie per le tue parole,
      a presto leggerti allora, faith!
      Il fra

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