martedì 14 maggio 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 09.13: Mario Biondi in Incognito

Mi piace in chi canta l'esattezza della voce: nel prendere la nota, nell'interpretare. Con questo fatal criterio giudico i cantanti.

Chiedo che la voce sia precisa, ironica, appena prima della o proprio sulla nota.

La premessa per dire che senza volerlo e saperlo mi sono infilato grazie a Paola dentro la Royal Albert Hall per il concerto di Mario Biondi feat. Incognito (o Incognito feat. Mario Biondi).

Bello non avere aspettative, anzi essere tenacemente scettico, visto che mi sognavo una di quelle cantate melodiche all'italiana, e in italiano, nella cornice vittoriana del teatro.

Teatro che è una istituzione culturale come poche al mondo: uno scatolone retorico, un pantheon dalla facciata classica, con di fronte, sul lato di Hyde Park, il monumento al re Alberto. Insomma tutto per Alberto.

Lungo tutto il perimetro la Royal Albert Hall ha ben dodici ingressi (il biglietto riporta in numero dell'ingresso), cinquemila posti (sedie pieghevoli di un'umiltà da cinematografo) e dei dischi fonoassorbenti sotto er cupolone, che riducono la cacofonia dell'acustica. 
Quello che conta è la location: suonare all'Albert Hall infatti vale l'antonomasia.

Il nostro orgoglio italico alzossi quasi subito, anche se all'arrivo degli Incognito alla vista di Bluey, il leader della band, e di un attempato chitarrista ho temuto l'effetto Little Tony.

Che ignorante vero? smentito da musicisti da urlo (basso, percussioni e sax in primis), da tre voci canore altrettanto indimenticabili, dagli Incognito insomma...  e poi Mario Biondi: un animale da palcoscenico, calvizie ma con corpo, voce grattata ma velvety, chocolaty (in inglese si può dire che una voce ha la densità della cioccolata e la morbidezza del velluto! e forse solo in inglese).

In italiano: voce sensuale e maschia che mischia jazz e funk anche con la libertà dei gesti e del corpo, che sono invece mediterranei e italiani. Voce esatta.

Qualcosa di raro, da vedere, da ascoltare (l'album si chiama Sun). Insomma uno spettacolo.

La metà italiana della platea ascoltava e urlava, la metà inglese si alzava a comprare birre e ballava la propria giovinezza, età media sugli anta, giovani non troppi, calmi gli altri mari.

Uscire poi alle undici e fare a piedi tutta Exibition Road: la via più parigina di Londra.

Il mio nome è Biondi, Mario Biondi.
Un italiano a Londra.
Il fra

4 commenti:

  1. a me invece mario biondi ha fracassato gli zebedei

    rudi

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  2. Grande!
    Beh io lo ascoltavo per la prima volta, appena ci faccio l'orecchio ti dico.
    Regge bene il palcoscenico, un animale e questo vale uno spettacolo e il biglietto. Non ho più l'età per essere un fan-atico, a parte la solita eccezione che conosci. Ciao
    il fra

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  3. Sara'poco altamente culturale ma un italiano che riempie la royal albert hall mi fa sentire orgogliosa come quando vince la ferrari o la nazionale di calcio. siamo ridotti cosi' a forza di provare vergogna x l'italianita'politica e sociale. mario biondi e' uno schianto

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  4. condivido in tutto quanto scritto dall'anonima di cui sopra....sono veramente poche oramai le cose e le persone di cui andare fieri di essere italiani....cavoli non avrei mai detto il Mario Biondi all'Albert Hall!!!!

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