giovedì 9 maggio 2013

Deptford Chung Vietnam

Cristiana dice che sta diventando una zona di ristoranti vietnamiti, con supponenza osservo di conoscerne solo uno, quello dove entriamo, appena tirato a nuovo. Cristiana mi fulmina: abbiamo fame e basta acidità!

Uno dei proprietari (l'impressione che i vietnamiti facciano business in comunismo di beni) sta dipingendo su una parete un paesaggio di mare blu con uno enorme scoglio grigio al centro - Ha Long Bay ? -, mentre i commensali mangiano, perlopiù vietnamiti, mariti di vietnamite e noi. 

Il locale, una stanza, ha il bar con la tivvù accesa su un quiz, dietro la cucina; attorno un viola acceso, fresco di vernice, il pavimento lucidato a nuovo, il bagno e il seminterrato  in piastrelle color pietra, con una saletta ricavata, senza finestre, un tavolo in radica e le sedie dallo schienale alto in pelle con le cuciture a vista: un'aria da Sacra Corona Unita, sezione espatriati da Saigon.

Entra un signore sciancato con la stampella che avevo visto altre volte, ora vestito di tutto punto con un completo e cravatta color caffè si muove con la disinvoltura, appunto in comunismo di beni.

Al tavolo ci serve un cameriere timido, giovane con il capello tirato a nuovo, che mi porta il piatto sbagliato, complice la mia disattenzione, la fame e l'adorazione per qualsivoglia zuppa di noodles.

Ci gira intorno una cameriera, piccola, dagli zigomi pronunciati, con il cipiglio della donna del boss, o forse lei stessa boss, gonna corta, ninnoli al braccio, di quelle che nei film americani ma pure nella vita potrebbe stare in un bordello, con un certo profitto. (A me ricordava la moglie del villico in Priscilla, quella che si esibisce con le palline da ping pong per intenderci).

Ordiniamo un succo di lychee, servito tiepido, dal sapore di castagna e con i pezzi di lychee sul fondo del bicchiere, la zuppa di noodles, i semi di soia con il chilly... e il mescolarsi di una serie di sapori, agrodolci, aciduli, agrumati, cipollagliati, spezzati dal coriandolo, dalle arachidi e da una certa disinvoltura nelle quantità. 

Esperienze che mi fanno nutrire (!) sempre più dubbi su la qualità degli ingredienti che fa la qualità dei piatti

Lo dico un po' brutalmente, ma alla fine bisogna mangiare cibi, che, per chi li vuole davvero godere, abbiano la qualità di nutrire senza darlo troppo a vedere. 
E la cucina orientale nutre e non riempie, e non si occupa troppo della letteratura degli ingredienti (esclusivi solo perché escludono).

Sul numero dei ristoranti Vietnamiti ha ragione Cristiana. Il Chung Viet al 165 Deptford High Street è solo il primo che abbiamo provato.

Seguiranno altre avventure.

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