venerdì 10 maggio 2013

Cimiterismi

Ho preso l'abitudine di sedermi su una panchina nel cimitero di Hampstead che sta dietro l'edificio dove lavoro.

Un'abitudine leopardiana, dietro una siepe leopardiana, al gioco del sole e del vento, sub tegmine fagi, sovrastato da una yucca, che sovrasta l'angelo, che sovrasta me che al mercato mio padre comprò.

Un'abitudine melanconica, crepuscolare, anche se post-meridiana, insomma da sfigati, ma questo passa il convento, anzi il cimitero.

Vi staziono con un libro, a due passi dall'ingresso, dove un tratto di prato ancora libero da cippi viene regolarmente tagliato da due giardinieri: due Caronti dagli occhiali da sole, uno con un mento più appuntito del naso, l'altro con le cuffie anti rumore, che forse musicano al suo timpano un ritmo funky, a giudicare da come trascina la tagliaerba.

Si avvicinano intanto anziani con fiori e borse della spesa, come se fossero di passaggio e mai colpiti dal dolore, (per fortuna le lapidi qui non hanno foto: mi sentirei osservato da pupille puntute come spilli); una dogsitter cinquantenne sguinzaglia tre cani di tre razze e stazze diverse; due iraniani ripuliscono una tomba (questa zona del cimitero è persiana e come la mia panchina: ex voto di un certo Monir Momen); un ragazzo, appena uscito dalla palestra si toglie le Nike e si massaggia i piedi. 


Poi nei miei deliri immagino una falange compatta di militi (ignoti) greci che marciano verso le Termopili, Dorothea Brooke, il gran duca di tutte le Russie Michail Mikhailovich, sepolto lungo il viale.
Insomma farnetico, naufrago in questo mare di lapidi e terreni smussati dalle falde acquifere, dai sussulti geologici di questa parte del globo terraqueo.

Finisce che non leggo, che evito la compagnia dei colleghi, che mi guardo in giro e penso penso penso a tutto questo teatro.

A proposito: questa sera a causa di meccanismi parentali vado alla Royal Albert Hall per il concerto di Mario Biondi. 

Non so chi sia. Ma vado. 

Nessun commento:

Posta un commento