martedì 28 maggio 2013

Chinese Lichtenstein

Una recensione tardiva, perché tardi visitammo la mostra, a ridosso della chiusura, nel senso di orario e di fine della mostra medesima.

Se l'ultima ammissione è alle 17.50 e la chiusura dieci minuti dopo, (vuol dire che) anche per gli organizzatori dieci minuti sono sufficienti.

Infatti: mentre il Lichtenstein dei fumetti e della pittura puntinata è nell'immaginario collettivo, quello della età matura vale tutti quei (anche miei) dieci minuti.

Sono, quelle ispirate ai paesaggi cinesi stile Song Dinasty, tele molto grandi: minuscoli in un angolo fanno capolino uomini, barche, rami d'alberi, i puntini sfumano nel bianco, nell'azzurro, fino alle pennellate forti dello stesso color pastello al centro della tela.

L'ultimo Lichtenstein supera la pop art, diventa zen: serenità, saggezza, afferrare un significato, con uno sguardo puro (non asettico), liberato dal dettaglio e della geometria, che riesce a fare sintesi, ad astrarre, oltre la descrittività del fumetto, oltre la ragionevolezza della prospettiva.

Pittura che ha un arrivo, un approdo. Conquista di un uomo saggio.




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