giovedì 16 maggio 2013

Cesare deve morire


Inizia con la un gruppo di carcerati di Rebibbia che sul palco mettono in scena il Giulio Cesare di Shakespeare: siamo alle battute finali. Gli spettatori applaudono, i carcerati ritornano nelle celle. 

Flashback (dal colore al bianco e nero), si torna indietro di sei mesi: i provini nel carcere, le prove nelle celle, mentre si ramazzano i corridoi, nell'ora d'aria. 

Le prove diventano la narrazione, la realtà del carcere diventa la Roma tardo repubblicana. L'intera tragedia si svolge mescolando la vita quotidiana con il set cinematografico (la luce dei proiettore e il regista teatrale con il copione in mano), il set cinematografico con il palco teatrale.


Quanto ho amato La notte di San Lorenzo (quella scena tremenda della falange greca che trafigge il repubblichino con un nugolo di aste sotto gli occhi innocenti di una bambina), così questo film pieno di pudore e storia:

il senso del classico, di qualcosa che non muore mai, qualcosa di sempre contemporaneo (per esempio quando Salvatore Striano / Bruto dice che di Cesare uccide l'ambizione non l'anima, e si ferma a pensare alla sua vita criminale);

il senso del sociale, dell'utile che ha l'arte quando smuove, quando fa partecipare, quando riesce a cambiare uno status quo, non solo nella realtà delle cose e dei luoghi, ma nell'animo delle persone.

Poi si arriva alla battaglia di Filippi, di nuovo sul palco nel teatro del carcere, di nuovo le immagini a colori, scena finali gli applausi dell'inizio.
La vita ritorna quella di prima.

L'ergastolano Cosimo Rega, che  interpreta Cassio (con un senso del dolente e dell'inevitabile così commovente perché se ne sente la verità), si prepara un caffè lentamente, la moka, il fornellino, l'acqua: Da quando ho conosciuto l'arte, questa cella è diventata una prigione.

Sarà stata la sala del BFI che ad ogni film italiano a me vengono i brividi, o magari la storia nella storia nella storia, i vestiti di tutti i giorni, la fascinazione del bianco e nero, il cinema insomma... io e Cristiana siamo usciti fieramente commossi.

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