lunedì 29 aprile 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 08.13


Southend on Sea contiene nel nome un confine. Nel passato era di certo un limite sulla riva a nord del Tamigi, oggi a un'ora scarsa di macchina dall'East London.
Si chiama South-end perché era la parte di finale e a sud del villaggio di Prittlewell, oggi un'area residenziale della stessa Southend.

Ora che noi si ha finalmente 'na macchina, a parte rendere più dispendiose le visite al supermercato, si va al mare nel fine settimana.

Come nota a margine direi che una volta in macchina si litigava perché il guidatore, solitamente il merlo maschio, non veniva adeguatamente aiutato dal navigatore femmina, la navigatrice, appunto non sufficientemente navigata, secondo il navigatore.

Oggi il tom tom -si chiama così- rende il navigatore del tutto autonomo, ma a rischio coglionaggine: difficile sbagliare con le indicazioni vocali della voce metallica e le videate a prova di scemo.
Il  tom tom suona come una vendetta della navigatrice in carne e ossa, che nello specifico e all'occorrenza dà un colpetto all'accendisigari, dove il tom tom si alimenta e ogni tanto minaccia di spegnersi.

Navigatore satellitare, pirla terrestre insomma.

Si consideri che come primo viaggio fuori porta, la Zafira cinque posti trasformossi in pulmino sette posti, aggiungendo in me alla sensazione di coglionaggine un ipertrofico senso di responsabilità. (E mia figlia ha voluto con volume a palla un cd di Eminem fino a quando una sensazione collettiva di aggressività ci ha consigliato una deriva più melodica: Mina ovviamente).

Andare al mare dunque! senza tante mediterranee illusioni; seguiamo infatti la scelta di Gayle, che premette un "non aspettatevi niente di particolare". Quel che conta -stiamo pensando tutti- è cercare un po' di quella spossatezza di sole e vento e fish & chips che faccia sentire satolli e cotti e stanchi fino a casa.

Southend on Sea, - siamo nell'Essex - si mostra così: un centro commerciale appena più all'interno; piccoli casinò, scommesse, gelaterie e acquari e parcheggi su fronte mare;  a sinistra una costruzione vuota di cemento con sul tetto un enorme condizionatore, a destra un parco divertimenti di montagne russe e tartarugoni rotanti; all'orizzonte, lungo una spiaggia lunga e larga di sassolini, un mare (la bocca che si stende dall'estuario del Tamigi) color risciacquo e un molo, il più lungo d'Europa: due chilometri abbondanti di un pontile che si infila nel mare, percorso da un trenino e percorribile anche a piedi.

Il Southend pier taglia l'orizzonte fino al lento e costante passaggio di navi mercantili; sulla riva opposta qualche ciminiera e profili di edifici scontornati dalla foschia, poi un cielo altissimo che non sembra starci sopra ma quasi di fronte, di passaggio.
A folate il solito vento marino, tanto inglese.

Sulla spiaggia uomini e bambini a torso nudo, dalle carni bianchissime, rosa come gamberi, anzi come polli, incuranti dei quindici gradi celsius, tutta l'umanità gioca sbracciata, si sdraia sbracciata mangia sbracciata con la solita rilassata noncuranza e con gli immancabili infradito.

Sulle spiaggie di Albione il colpo d'aria che renderebbe ansiogena la madre italiana non esiste.
In questo paesaggio il mare sembra sempre il mare d'inverno italiano, e basta l'illusione del sole, anzi talvolta nemmeno quella, per godersi una giornata.
Il godimento non è del mare in sé ma di tutto quello che sta sulla terraferma, di tutto quello che sta davanti al mare.

Al mare qui non si chiede nulla se non lo spazio che riserva o lo sguardo dal molo o una giornata di divertimenti e gioco, come se concedesse di sé un senso di libertà riflesso: siccome sono libero io, siete liberi voi uomini. 


Poi si torna e lungo queste miglia di costa, che la linea del treno segue, appaiono agglomerati di case più antichi, prati verdi che si alzano sulle acque; le spiagge diventano anse, poi rive slabbrate di fiume: non solo il Tamigi ma Londra, invisibile, si avvicina.

E la macchina si fa calda, i bambini dormono.
Loro sono come il mare: senza stagione balneare, senza stagioni, senza la calma e l'ansia della domenica sera.
Il fra

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