mercoledì 17 aprile 2013

Barabba, Monica, La Madia e il Passator Cortese

Barabba, via Novara 82, Casale Corte Cerro, VB.
Barabba era un vecchio professore, che, del candidato vittorioso al ballottaggio contro Gesù di Nazareth, aveva il profilo e il nome. 
Barabba è un locale a Casale Corte Cerro dove Rose mi trascina: Andiamo a mangiare a Gravellona! Ti piacerà e non discutere.
Il lago d'Orta poi Omegna poi il ristorante sulla statale (a rischio arrotata fatale): menù semplice e tutto fatto in casa, locale altrettanto semplice e elegante, poi Antonio, il cuoco padrone, uno che ti parla ti spiega e ti intorta un po'.
Il prezzo dignitoso, anzi molto di più che dignitoso... evidentemente anche in questi chiari di luna è possibile abbinare qualità a prezzo, a prezzo di fatica e dedizione e d'arrivare fin quassù.

Le Sfogline, via Belvedere 7/b, Bologna. 
Monica ci raggiunge con il suo di lei passo spedito in una piazza di Bologna, mentre Bologna in quella cintura che delimita il centro sembra uno scatolone vuoto e la torre dell'Asinello, dietro ai palazzi,  appartenere ad un'altra città.
Monica ci porta sempre con il suo di lei passo spedito da Gamberini (le colazioni e gli aperitivi da Gamberini! roba da Zeus!) lì incontriamo Massimo, insieme li avevo visti un anno prima in occasione di una memorabile cena. 
Volevamo vederli, non avrei osato chiedere dei tortellini, ma è finita che lei ha pure riaperto il negozio e ci ha riempito non solo di tortellini, ma pure di zuppa imperiale, di una torta di riso e di pan grattato (le dissi che qui a Londra non ne trovavo e così mi rifornisce lei!). Lei sempre più croccante che mai: una di quelle persone che lavorando si divertono, l'indizio vero della passione in cucina. 

La Madia, via Garibaldi 12, Granarolo Faentino, Faenza.
- Una cosa che mi manda fuori quando passo del tempo a Faenza sono i nomi: Bagnacavallo, Forlimpopoli, Brisighella, Modigliana, Predappio, Castrocaro, San Pietro in Laguna, San Biagio in Collina, Contessa Mazzanti Viendalmare... e pure il Passator Cortese, al secolo Stefano Pelloni, nato a Boncellino di Bagnacavallo e morto a Russi, un brigante un furfante un mito e oggi un marchio (dell'Ente tutela vini di Romagna), dovunque ti giri bam: come un agguato, un'imboscata di gusto. -


Se abitassi in zona sarei un habitué de La Madia e immagino già di portarci degli ospiti stranieri per stupirli con effetti culinari. 
Pare di entrare in una casa, infatti trattasi di casa, un corridoio buio, le scale in fondo, su un lato una sorta di tavernetta anni settanta con camino, sull'altra la cucina e un altro ambiente.
Non so descrivere i passatelli al pecorino e al tartufo serviti in una zuppiera e fatti apposta per noi (la signora ci disse che non erano nel menù quel giorno); ovviamente avevo le riserve del neofita, giacché i passatelli per me rappresentano il piatto per eccellenza, un esempio ineguagliabile di quello che la cucina italiana, mi sbagliavo: niente di letterario, niente di nouvelle cuisine, semplicemente fantastico.  
E il piatto finale di dolci? quello per cui ci venne detto di non riempirci troppo con i primi? un passettino prima della grande abbuffata!
Un menù stile Margherita Fellini insomma, robusto, solido e ottimista.

Varie ed eventuali nel disordine della mia sequenza culinario-mentale:
*gli gnocchi di Paola e gli ossi buchi, solitari, morbidi, pagani, che ieri ho pure sognato!
*il dolce di riso di Daniela (cena iniziata con un risotto di verdure, non con verdure, senza riso e finito con il riso et risus abundat in ore)
*i tortellini al ragù, fatti in casa (degli zii), divorati dai miei figli.
*gli strozzapreti all'Albergo Ristorante La Rocca di Brisighella.
*il risotto al parmigiano, da Iole a Veruno
*il cappuccino della Bisnonna: caso raro di ringiovanimento senile, non il cappuccino ma la bis: colazione da Cocoon.
*la cena da Pino con quattro polli in cinque, le acciughe sott'olio, i carciofi sotto non so che e lo stomaco sottosopra.

I vini un po' dappertutto, sempre con carattere, con il tappo in sughero, in compagnia.
E il caffè un po' dappertutto.

Il magnete, il magnetismo che hanno le nostre tavole, con quelle potremmo fare le barricate e cambiare il nostro, malato, paese.

(e se il blog si chiamasse callingatbrisighella.blogspot.it? qui si sotterra Maggie, ma da lì a dire che siamo tutti thatcheriani, come dice Cameron, ne passa, a meno che il primo ministro si riferisca alle conseguenze, che in effetti stiamo scontando adesso).

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