martedì 12 marzo 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 05.13

Si soffre di strabismo: la vita ad Albione e l'occhio, il sinistro ovviamente, in Italia: un'ondata di articoli, commenti, post su f*c*book, twitter, su ogni blog che si rispetti.

In streaming ho pure seguito la direzione nazionale e altre amenità di partito, e questo mentre lavoravo, e alla domanda "che cosa stai ascoltando?", non sapevo che dire e ho mentito. 
Il gallo, anzi il grillo, cantò tre volte e consumai il tradimento della cara patria.
In fondo c'era di che vergognarsi ad ascoltare: vecchia gente, vecchi riti e vai a sapere perchè non se ne accorgono che sono vecchia gente, che consumano vecchi riti.

I giornali inglesi si fanno le solite domande: leggo solo le prime righe, poi mi perdo. 
La democrazia italiana è alla giornata, balneare, d'occasione. Duro spacciarla per qualcosa di diverso da una perenne adolescenza. Come se dalla democrazia della rappresentanza fossimo passati alla democrazia della rappresentazione, un palcoscenico improvvisato, da adolescenti.

Come se non bastasse (e non basta mai) si scommette sul prossimo papa: Ladbrokes per esempio dà il cardinale Scola 2 a 1, altamente papabile.
Ma gli inglesi non sanno che chi entra papa esce cardinale e non sanno nemmeno che Scola si traduce con Leaks: trovata la talpa, gabbato lo santo padre. 
Vati leaks insomma: al punto che gli eminentissimi ac reverendissimi cardinales meglio se tirano fuori dalla tiara una sorpresa altrimenti... paiono 115 spie circondate da 90 addetti-spia, maggioranza qualificata dei due terzi, oltre il secondo turno, poi si va al ballottaggio. 
Potrebbe la repubblica italiano adottare l'Angelus o lo Spiritellum (Porcellum)?, il sistema elettorale del Sacro Collegio

Noi comunque si coltiva l'illusione di assistere ad eventi irripetibili, olimpiadi, matrimoni, elezioni, dimissioni (quelle del papa, quelle di chi perde o non vince le elezioni possono aspettare) e pare diffusa la convinzione che basti vedere per poter opinare.
Ancora il bello della democrazia mediatica, in-diretta con il mondo.

A quanto sopra potrebbe far da contraltare (!) il teatro di Lepage, geniale canadese, noto per i suoi spettacoli iper-reali. Visto di recente alla Roundhouse di Camden, su un palco appunto rotondo, (gli spettatori tutti attorno) la sua ultima creazione - dal titolo Playing Cards 1: Spades - mi ha un po' deluso sul fronte delle emozioni, ma tecnicamente entusiasmato.

Da quella piattaforma a 360 gradi salivano e scendevano non più di cinque attori che coprivano almeno dieci ruoli, rappresentando la preparazione della guerra in Iraq in un area desertica appena fuori Las Vegas: corruzione sesso de re militaria droga scommesse. 
Uno spettacolo pornografico, che disegna, che mette in scena la prostituzione umana in tutti i suoi gradi. Uno spettacolo ronconiano, ma non so se Lepage conosce il grande Ronconi, mi pare gli debba molto.

Ho l'impressione che manchi in Italia il teatro, la cultura che osa e schiaffeggia, in compenso siamo tutti in strada, siamo tutti teatro, ci guardiamo in faccia e ridiamo, urlandoci dietro le migliori, le peggior cose. 

E nonostante l'amara constatazione di cui sopra, pontificata (!) dalla riva della Manica, inizio a pensare che quando la politica non fa il proprio dovere finisce che sul palcoscenico della democrazia c'è posto per tutti.
Il fra

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