giovedì 14 febbraio 2013

Football: play your fathers

Mi figuro da qualche giorno una scarpa da calcio su una pila di libri; l'immagine ricorre nella mente e quindi esiste.
Devo spiegare.

Sabato vado a Blackheath a vedere per la prima volta mia figlia che gioca a calcio.
Il Common é un enorme prato verde in cima alla collina che scende verso Greenwich e il Tamigi... mattina di nuvole grigie,  pioviggina, un freddo cane, il vento mi scompiglia il cappello.

Per un po' cerco di non farmi notare; difficile con l'aria esoftalmica e ispettiva che mi ritrovo, in mezzo a quelle pance di birra, padri sorridenti con termos e cagnolino al seguito, sacche e sporte lasciate a bordo campo, sporche come fossero a bordo vasca, fanghi e il solito approccio rilassato con madre natura.

Appena N. mi avvicina, io quasi lo mordo. Tendo a difendermi a riccio di fronte all'esemplare maschio allenatore good mannered, infatti alla richiesta di fare delle foto e inviarle alla scuola rispondo con un tono: lo faccio di certo, ma levati. 
(E più li bistratti e più sono gentili).

Alla fine Matilde mi vede, è tranquilla e così decido di rimanere per tutte e due le partite, aria sempre gelida, sempre pioggerella multidirezionale, sempre sabato mattina che sarei potuto stare a casa eccetera.

La partita inizia. Da Dr Jakyll mi trasformo nel Mr Hyde del Common, curva nord: inizio sobriamente  e finisco col vociare da bordo campo come un casilinguo di Voghera in trasferta, curva sud.

Mia figlia gioca bene benissimo, corre attacca segna. Sono in due della nostra (!) squadra a giocare bene: la portieressa (la portiera no, la portinaia nemmeno) e lei.  - Non sono Gianni Brera: non so assolutamente come descrivere l'azione da gol, fascia laterale in progressione di sfondamento senza fraseggio e Gooooooooooool -.

Le altre invece, un disastro! E noi si perde per colpa delle altre!
Mi gioco la reputazione: scorrettissimo scrivere quello che ho scritto.
Infatti qualunque sia la prestazione dei figli e delle figlie, gli inglesi incoraggiano incitano complimentano tifano imparziali giusti politicamente corretti, tutto un coro di well done, good girl you are doing well... Ma dove?! Ma per piacere?!

Ecco: N. si avvicina per rimproverarmi che sono un cafone, invece mi sorride e dice che Matilde deve fare la professionale.
No, non le scuole professionali! ma la squadra professionale del Lewisham; io mi esalto passo dall'inglese all'esperanto all'italiano strapaesano: appena Matilde dice che le scarpe sono troppo strette, assumo di persona il comando, le massaggio il piede, divento il di lei personal trainer e vado in cerca di scarpe piu' larghe, G. me le trova e manca poco che le indossi io.

Le passo la borraccia le calzo le scarpe e il vento continua a scompigliarmi il cappello. 

Seconda partita.
Lei sta in porta, la sua amica M**** va in attacco, M**** segna e dobbiamo difenderci dal ritorno delle avversarie; a un minuto dalla fine le amazzoni in viola attaccano, ma Matilde sventa il pauroso e crudele assalto parando con maestria. E noi si vince la punga! Un po' cinegiornale fascista come descrizione, ma i miti si coltivano fin dalla tenera età.

Dopo un breve e trionfale dopo partita, torniamo a casa scortati dall'allenatore; il mio ego letterario si frantuma sul - l'orgoglio del - talento sportivo di Matilde

La scarpa da calcio intanto è ancora azzurra con la virgola bianca della Nike; ne ho cercata una equa solidale organica e biodegradabile, perfino nel catalogo di una cooperativa marxista sulle sponde boliviane del Titicaca, ma niente. Teniamoci la virgola occidentale consumistica sulla pila dei libri. 

Mentre scrivo il pezzo celebrativo che avete appena letto mi arriva un messaggio di Cristiana: Team Edmund Waller vinto partita cricket all'Oval. Il 7 marzo vanno al Lords x finale.

Ho dimenticato cricket, la chiamano mani di colla... 

Con il Cricket non ce la posso fare, ma come tifoso sto facendo progressi. (Comunque negli stadi preferisco l'area vip alla curva nord, soprattutto se andiamo qui).

La favola dimostra che: non basta la paternità a farci padri, ma si guadagna sul campo (da calcio, da cricket).

3 commenti:

  1. bene , anche il papà comincia ad essere orgoglioso di Matilde ( e prossimamente di Jacopo ). Non è necessario che comperi l'olio di canfora e partecipi ad un corso per aspiranti massaggiatori , però aiuterebbe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Andrea per il commento... non so se lusinghiero.

      Sono orgoglioso di come entrambi sono, si divertono e si comportano quando fanno quello che fanno e non solo perché fanno quello (lo sport e altro) che fanno.

      Sono certo che anche Lei sia stato così con i suoi figli e sia così oggi con i suoi nipoti.

      Probabilmente diventerò un bravo papà quando sarò nonno.

      Un saluto
      Il fra

      Elimina
    2. purtroppo ogni cosa DOVREBBE essere fatta a suo tempo
      Un buon nonno ( detto da altri ) sta semplicemente scusandosi con i figli degli errori fatti come padre

      Elimina