domenica 20 gennaio 2013

L'Ora del Meridiano di Greenwich 01.13

Domenica pomeriggio, Londra: nevica a granelli, ma copiosamente. 
Intanto il bollito bolle e il nero snellisce, anzi snella. 

Ho la testa in Italia: vecchie-nuove cose di famiglia, quelle che capitano con un tempismo da nodi che vengono al pettine. 
Annoto ad usum fabricae che ho parlato a mio padre come mio padre dovrebbe parlare a me, o avrebbe dovuto. 

Giovedì sera, esco da London Bridge e infilo Tooley Street, mi impacchetto dentro quel che rimane del mio paltò, un loden con collo lapin che strappa a chi non mi conosce ancora qualche complimento. 

Calzo le nuove scarpe del Dr Scholl, trampoli ortopedici che mi fanno crescere l'altezza e pure l'autostima e assumo un'andatura provvisoria da zeppe ai piedi (anche da chi se l'è fatta addosso) al punto che con la neve sembro quel gran pezzo dell'Ubaldo, tutto goffo, tutto alto.

Mi imbatto -letteralmente- in Gayle e Juan che forse da qualche secondo, guardandomi non visti, sorridevano di me. 

Non vedo Juan da anni, lui mi ha invitato alla presentazione di P.E.A.R, rivista di architettura, del cui ultimo numero, dedicato a Medellin, Juan è l'host editor
Entriamo nell'edificio di The Architecture Foundation, dentro una delle tipiche costruzioni lungofiume della Londra imperiale e mercantile.

La pubblicazione si intitola Medellin through a Kaleidoscope: una città caleidoscopica, da augurare a tutti, per lo spettacolo di vita, l'impressionante baraonda del traffico, l'euforia culturale, i progetti urbanistici, i mercati di frutta verdura, il cibo per le strade, le persone nude-vestite e le tempeste tropicali. Il Tropico infatti passa invisibile, come questo Meridiano, e per tutto l'anno divide il giorno in dodici ore di luce e dodici di buio.

Vorrei tornare a Medellin per ritrovare insieme a qualche amico, la luce compatta e gialla dei quartieri, la ricchezza dei frutti, l'arepa con queso, le donne di carnagione scura, nessuna mai pallida o povera di spirito, e le sorprese ad ogni agolo di strada, una dose di leggerezza, una dose di aguardiente e di fumo.

Stiamo dentro l'edificio per quasi un paio d'ore, Juan fa una presentazione sulla città, Gayle mi confessa come al solito, senza giri di parole, come se a lei non si potesse mentire o tacere. 
Juan ha delle rughe agli occhi che non gli ricordavo, forse non l'avevo mai guardato da così vicino: accade quando una persona la si incontra ogni giorno -siamo stati colleghi a lungo- e non la si osserva mai.

Circondati da architetti vestiti da architetti (si potrebbe dire l'eleganza informale di chi non porta la cravatta, ma porta su di sè un seasonal casual friday) sembriamo vagamente fuori posto. 

Juan rimane, si tratta pure della sua prima volta a Londra, noi invece andiamo, il Tamigi a due passi, l'aria che sullo zero termico preannuncia senza mentire la prossima neve. 
Il fra

1 commento:

  1. che belli i fili che non si spezzano. salutameli entrambi :)

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