domenica 6 gennaio 2013

Duemiladodici libri

Nell'ultimo giorno utile... non un bell'inizio per il primo post, ma mai sottrarsi alla verità dei fatti.

Nell'ultimo giorno utile, dicevo, nonostante due figli per l'occasione noiosetti, si visita (io per la prima volta) la prima vera Tate, (dedicata al)la Britain, di là dal Tamigi, di fronte o quasi all'edificio dei servizi segreti: l'MI6 del sempre redivivo my name is Bond, James Bond
Più precisamente le sale dei quattro finalisti del Turner Prize e la mostra dei Pre-Raffaelliti.

Ma non è di loro... infatti recensire nell'ultimo giorno utile - e tre! - in zona Cesarini, anzi in zona Pimlico, sa di beffa per i venticinque lettori. D'altronde per l'arte io sono un acquisito, non un addetto ai lavori: i preraffaelliti poi non mi piacciono punto!

Punto.

Nel primo post utile recensisco invece l'attività a cui dedico ogni minuto libero della mia esistenza, dei miei viaggi in metro treno bus, delle mie pause, dei pomeriggi sonnolenti per troppa calura, troppa pioggia o troppo freddo: la lettura.

Dal vangelo secondo me e dall'Albero del Riccio di Andrea (fornitore milanese di prime edizioni e di autori che per educazione scolastica e altre pigrizie ho ignorato) non cinque bensì undici esemplari che, se non allungato, hanno arricchito la mia vita, svuotandone le tasche.

D'altronde incapace di scrivere il famoso romanzo, non rimane che vantarsi di leggere: esercizio che porta con sè oltra ad un'innata propensione a spendere, un allenato occhio per bancarelle e bric-à-brac e addirittura forme incontrollate di ec-citazione.

Cock and Bull, Will Self. Ambientate dalle parti di West Hampstead due storie brevi: di una lei a cui cresce un cazzetto e di un lui a cui cresce una piccola vagina, protesi e cavità portate... con le dovute conseguenze. Surreale, divertente.
Due Gregor Samsa dei nostri giorni, due metamorfosi non così improbabili, un pretesto per parlare non di sesso ma dei sessi.

L'Inglese in Paradiso, Curzio Malaparte. Comprato solo per il titolo, un elogio di Albione dalla penna di un controverso italiano. Emozionanti le pagine scritte durante il confino a Lipari -un accenno appena come una frustata- e la scoperta di una scittura forse un po' datata, d'annunziana nella sensibilità paesaggistica, ma virile, da vero e maledetto toscano.

Master Georgie, Beryl Bainbridge. Gli anni della guerra di Crimea raccontanta a più voci, da tre personaggi che seguono il chirurgo e fotografo Georgie.  Quando dopo la battaglia, Myrtle agita le braccia circling round and round, like a bird above a robbed nest... puro vivido.

Menzogna e Sortilegio, Elsa Morante. Beh qui non ho parole. Che brava! una spanna sopra Alberto Moravia, che, nella stanza a fianco, scriveva La Romana.
Non si può di un libro così lungo citare fior da fiore, ma la paginetta di Francesco (sic) che guarda le stelle figurandosi mondi lontanissimi è la più bella pagina di letteratura italiana che io abbia mai letto.
Perchè questa autrice complice il maschilismo del PCI di quegli anni sia ignorata e ancora sottovalutata, a vantaggio del più blasonato Moravia non so dire, e se fossero ancora di moda negli esami le letture obbligatorie dalle sue pagine non si potrebbe fuggire.

The British Museum is falling down, David Lodge. La giornata di Adam Appleby alle prese con la tesi e l'incognita della quara gravidanza. Cattolico lui, cattolica la moglie e la Vatican roulette come metodo di contraccezione. Parodia stilisticamente articolata, spesso divertente, della goffaggine ideologica degli anni sessanta e non solo.

Le voci della sera, Natalia Ginzburg. Mi ostino con l'adusto letterario di decadi ormai sepolte, ma non credo di sbagliarmi. Nel dettaglio, nell'aneddoto s'annida se non l'Italia almeno l'italiano, nella sua umana essenza. Una cronoca giornalistica del pettegolezzo familiare; scrive Montale: la Ginzburg sa abbassare il tono seza scadere nella fonografia realistica... in lei la poesia sorge dalla più nuda desolazione prosastica.
Un piccolo immoto capolavoro.

On Chesil Beach, Ian Mc Ewan. Il fattaccio: la prima notte di nozze di una coppia, indietro nel Luglio del '62. Notte descritta senza pietà. Ma la vita di Edward e Florence queste sì raccontate con pietas e disincanto. Non credevo ma mi ha tenuto sulla pagina, senza languire, lucidamente.

Fuori di casa, Eugenio Montale. Deve essere stato un tipo goffo, claudicante e un po' imbranato, se esistesse, sorella della fisiognomica, la grafognomica. 
Scrive mettendo insieme una cultura imbarazzate, dotta, a suon di citazioni e rimandi, da autodidatta delle lingue, uno che da giornalista ha molto viaggiato.
L'invidia mi esce da tutti i pori, quando parla di Londra, di Braque, del Libano, di Brancusi, di Sintra, di Gerusalemme.

Love's Executioner, Irving D. Yalom. Le storie dei pazienti di un famosissimo (l'ho scoperto dopo) terapeuta, con le disarmanti confessioni del terapeuta stesso. Un libro che mi ha cambiato, anche solo infinitesimamente. Dubitare della psicoterapia lecito, lecitissimo, farla necessario (certo conta molto il terapeuta). Per chi non ha tempo, non ci crede o alla terapia preferisce la confessione o l'autodafè rimane un leggibillisimo giallo, a più trame.

Le due città, Mario Soldati. L'anno di Soldati: nove libri! potrei metterli quasi tutti. Perfino Rami secchi e La casa del perchè che sono raccolte di articoli, non romanzi dentro un Italia che forse c'è ancora e lui racconta in prima persona come se raccontasse in terza, come se ci riguardasse. Che personaggio Soldati
Le due città del titolo sono Torino e Roma, la Torino prima del Fascio, la Roma fascista, l'industria cinematografica, la storia di Emilio e Piero due torinesi che crescono insieme e che poi vanno nella capitale.

The Sea, John Banville. L'inglese che vorrei sapere scrivere e che a malapena so leggere, per il resto la storia di un vedovo che ritorno nei luoghi dell'infanzia. Paese di mare con tragedia. Scrive da dio, per dire una cosa vagamente blasfema in spoken italian.

Nell'ultimo giorno utile il primo post inutile.

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