martedì 27 novembre 2012

Off Columbia Road Flower Market

Fase meditativa, serena a tratti, alla luce di una lampada... conflitti e nuvole all'orizzonte, altrimenti ignorabili visitando mostre e leggendo libri.

A piú tardi.

giovedì 22 novembre 2012

Tornerà un inverno normale

A ondate e talvolta a puntura di spillo il passato da Restaurant Manager ritorna. Anche sotto forma di canzone, quella del titolo (ma non il titolo della canzone)*, precisamente del ritornello che ricanticchio da quando mi sono imbattuto in Sara.

Di Sara avevo conosciuto soltanto la voce, su palchi occasionali nelle lande biellesi, in sale raramente piene, più spesso con un pubblico di noi aficionados e l'ultima volta a Piedicavallo nel duemilanove, in un recital su Buzzati.
Lei cantava ne Il mio Nome non ha importanza (il gruppo e il progetto di Luca e Ruggero) e le mie orecchie svezzate in tenera eta' da Mina Mazzini, non aspettavano che il graffio, il calore sporcato della sua voce, che doveva far passare l'autorialita' dei testi, altrimenti troppo o solo letterari, solo o troppo poetici.

Ma dato che conoscevo Luca e collaboravo con la sua Hacienda e conoscevo Ruggero e collaboravo con la sua anima, non mi capito' quasi mai di conversare con Sara, forse perche' - ma lo dico adesso con il senno di poi con cui lastrico il blog- mi bastava la sua voce per vantarmi di conoscerla.

Con Luca un filo si addipana ancora tra i saltuari e sociali contatti della rete, Ruggero invece e' sparito  (ai miei occhi, alle mie orecchie) dietro a un matrimonio e con lui pure il poeta. Tornerà, probabilmente insieme ai normali inverni. 

Sara ora vive qui a Londra, io e Cristiana l'abbiamo incontrata per caso alla Royal Festival Hall: lei aveva appena assistito ad un concerto, noi ad un aperitivo. Mi aveva si' scritto, ma non immaginavo qualche giorno dopo di trovarmela a Southbank, sentendomi chiamare da lontano, come in un film.

Probabilmente il miglior posto dove portare amici e parenti, ma anche nemici e perfetti sconosciuti, in visita o di stanza a Londra, almeno secondo Cristiana (sua l'idea ovviamente) rimane il Flower Market di Columbia Road. Da dove si può caracollare poi verso Brick Lane, fermandosi a mangiare una Bagel nella nota, spartana e affollata Bakery, fino alla White Chapel Gallery, dove  fino al prossimo Giuseppe Penone installossi con un'installazione (splendida ma ne parlerò prossimamente).

Così abbiamo portato Sara in una delle nostre mete domenicali preferite, complice un cielo azzurro e senza vento, così raro a vedersi se non a squarci veloci. Una bella giornata.

E come spesso accade la domenica sera, insieme ad un anticipo di stanchezza per l'imminente lunedì, la voglia di riprendere il mestiere appunto ritorna.
Per ora sotto forma di una voce.

*la canzone sta qui, con una breve spiegazione dell'autore credo... e mi accorgo trattasi del titolo e che, al pari di me, l'autore ama le parentesi (!)

domenica 18 novembre 2012

La Striscia di Cri

Non sto con chi è più forte. 
Se ci fosse stato il Fra mi sarei messa a piangere, non so spiegare come mai. 
Ma ero da sola, in mezzo alla folla... Free Free Palestine.

Conoscendo il nemico non vedo soluzione, Israele vive e si alimenta di questo conflitto, si identifica nell'opposizione alla Palestina.

Conosco molti giovani israeliani, artisti e non solo, figli di professori, non religiosi e di sinistra, ma tutti sono convinti del diritto divino e storico di stare lì, del diritto di esistere non con o dentro, ma prima e a scapito della Palestina.

Israele ha l'esercito, i Palestinesi sono terroristi, i palestinesi sono dead, gli israeliani sono killed.

Sempre alla vigilia di discussioni ONU sul riconoscimento della Palestina come Stato, i muscoli si scaldano, il potenziale bellico si scatena.
A Gaza non entrano neanche i barattoli di hummus, ma i missili e le armi sì. Chiediamoci perchè.

Che cosa sarebbe Israele se non ci fosse Gaza, se non ci fosse -direbbe il Fra- il metus hostilis

Se metti un animale feroce in gabbia e capita che morda il padrone, il padrone se l'è cercata, se metti un milione di persone in una prigione all'aria aperta e le persone reagiscono, sono terroristi.

Conosco la corruzione di Hamas e Fatah, il denaro e la posizione sociale prima dei viveri, l'impotenza e l'inedia di chi vuole che le cose stiano come sono. 
Fa comodo a tutti, tranne alle persone comuni, vittime queste di ideologie e di paure che convengono a pochi.
Non c'è soluzione e non ci sarà. Il potere economico di Israele è troppo grande, tocca interessi profondi, economici ma anche psicologici... come il senso di colpa che noi proviamo ogni volta che parliamo di Israele.

Solo Israele può risolvere e fermare questo conflitto, non certo con un militare come primo ministro.
Non certo Obama, appena rieletto, fully supportive con Israele: il suo Nobel sacrificherà alla Pace la popolazione di Gaza.

Che tempismo! Proprio adesso che ho un biglietto per Nablus.
Parto, non parto, parto, non parto. 

Israeli Embassy, South Kensigton, London

giovedì 15 novembre 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 28.12

"Tua figlia gioca benissimo a calcio"
"Non e' il modo migliore per cominciare una conversazione con me, comunque grazie". Non mi e' venuto commento più snob.
Bene. Sto diventando inglese?

Mentre io e Alessandra tentiamo la prima conversazione da mesi, uno degli ospiti si intrufola, facendosi largo con lo sguardo di chi intende restare di guardia al presidio.
Alessandra sulle prime mi aiuta sostenendo le virtù sportive di mia figlia per tentare poi senza risultato di distrarre l'interlocutore e farlo scemare. 

Sono al secondo daiquiri con sedano, Alessandra invece va ad acqua e derivati, Cristiana intrattiene gli ospiti al Cinnamon di Devonshire Square, per l'inaugurazione di una mostra di Gayle
Posh dunque! e in queste occasioni devo ricordarmi che solo gli artisti mangiano al buffett, gli altri (quelli della moda per dire) bevono. 

Io non della moda e non artista che cosa faccio? (Mi si nota di più se) mi sottraggo al rito liberatorio del cocktail, soprattutto se sperimentale? Certo. Per poi abbuffarmi dopo quando la folla defluisce e gli intimi rimangono. Ecco quello che faccio.

Ma ero sull'intruso, il quale dopo sette minuti sul progresso delle donne nel gioco del calcio, si qualifica come docente universitario (in Perlocutoria della Scatotecnica alias Frantumazione dei Cabbasisi) e con molto tatto parla dell'inopportunità di fare una mostra in un ristorante (carino invitare tipi così, la prossima volta proviamo con un rastaman, risulteremmo più radical chic), in quanto estremamente borghese (verissimo!) e inizia a citare Rothko, quindi eccitarsi fino a un culmine di orgasmo cattedratico che per fortuna nostra lo lascia senza fiato.
Silenzio imbarazzante, silenzio imbarazzato.

Per un miracolo della Scatotecnica il docente con valigetta barbetta occhialini non perloquisce più e svanisce; io e Alessandra riprendiam... Si avvicina un bellimbusto, alto oltre i miei tacchi:
"Ciao, mi ha detto Cristiana che ti occupi di food...."

La frase "mi ha detto Cristiana che tu..." o "mi ha detto il Fra che tu... " nel nostro linguaggio di coppia significa rimbalzo: l'interlocutore viene scaricabarilato dall'uno all'altro perché l'uno o l'altro vuole riprendere a respirare. 

Alessandra va alla toilette.

Dunque che cosa penso dell'apertura di un gruppo di acquisto a Londra? Che consigli posso dare al tuo business? Boh non penso niente, non ho capito niente e non so di che business parli, ma provo a buttare fuori qualcosa dopo aver buttato dentro un calice di vino bianco, quasi di un fiato. Un pugno d'alcol nello stomaco trasforma la Scatotecnica in Arte di Arrangiarsi. Evviva l'Ippica Azteca!

Alessandra rientra dalla toilette.

Io apro C/Fra/Documents/ItalyvsEngland/Food/Cooking/BasicSteps/SoffrittoCipolle.doc
Alessandra apre C/Alessandra/Documents/ItalyvsEngland/Food/Cooking/Roma/Alla_matriciana.doc.
Tiriamo la volata culinaria al Bel Pease per dieci minuti buoni ma non annentiamo il nemico che keep calm and carry on con la sua idea di business: proviamo con il caffe', l'olio e l'aglio e altri italianismi. 

Al fin da lungi vedo con la coda dell'occhio K., mi congedo come Eleonora Duse e afferro al volo K., lasciando Alessandra al suo di lei e di lui destino.

Mentre parlo a vanvera, guardo i paesaggi di Gayle che conosco da anni, proiezioni di una futura archeologia, paesaggi impossibili, da sogno: quello che si dice il surreale. 

Da questo lato, dal nostro, quello che si dice il reale, noi ci dibattiamo ansiogeni e consumiamo delicatissimi vassoi con tartine d'agnello e panetti dolci di cioccolato.

Il barista di questi geniali cocktail che mi hanno quasi ammazzato e' italiano.
Conclusione: Se non ci fossero gli italiani a Londra perderei l'equilibrio.

Il frantumazione dei Cabbasisi. 

venerdì 9 novembre 2012

Svegliati Ned


Novembre sarebbe stato settembre, poi si intromisero Luglio e Agosto... remember remember the fifth of November, even the ninth and so on.
Novembre in fondo si comporta come tutti gli altri mesi, si sviluppa in trenta giorni, con april giugno e settembre e poi finisce.

L'inutilissima premessa per un film divertente quanta basta per seppellire almeno l'estate fredda di Novembre, Svegliati Ned: la storia anticipa di due anni L'Erba di Grace, un po' più fortunata commercialmente.
Qui trattasi anziché di marijuana, di uno sperduto villaggio irlandese e di un biglietto miliardario della lotteria nazionale. 

Indimenticabile l'ottuagenario Michael in moto, memorabile la scena in chiesa e le parole di commiato dal pulpito che Jackie rivolge alla bara di "Michael", liberatorio il volo dell'unica cabina pubblica del telefono... inutile anticipare o spiegare altro. 
Abbiamo riso molto. Ma qualcosa di più del British humour, forse Irish humour?

Il fittizio villaggio irlandese di Tulaigh Mhor si chiama nella realtà Cregneash nell' Isle of Men, insomma isolani isolati nell'isolata isola. 

Non rimane che la lotteria.
Napoli secondo estratto. Londra secondo estratto.

lunedì 5 novembre 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 27.12

Gita della domenica e detto così pare un ingrato omaggio.
Domenica a Londra si va nei parchi; il tempo atmosferico insegna l'indulgenza.  E novembre, questo novembre almeno, è freddo, bastardo, mutevole.

Ma qualunque giorno Albione offra al Londinese nativo, acquisito o di passaggio, vale un giro sulla funivia o funicolì funiculare o teleferica sopra il Tamigi.

Sulle cartine della metro figura come una air line, una doppia line-etta tratteggiata con il nome Emirates, compagnia che non potrebbe sponsorizzare una linea sotterranea ma soltanto cose aeree come questa o cose miliardarie come lo stadio di calcio.

Trentasei cabine con il nome di altrettante o quasi destinazioni mondiali che Emirates raggiunge e la vocina rassicurante di una hostess dalla televisione digitale accompagna non più di dieci persone per ovetto.

Insomma un viaggio aereo in miniatura, il personale in assetto cabin crew con gesto amabile e uniforme blu circonda i passeggeri ad ogni passo, sorride, ammiccando al dio dei trasporti e gentilmente ricordando che non conviene agitarsi troppo quando si tocca lo zenith.

Perché l'iperuranio si tocca: un cielo grigio su, un cielo grigio giù, due piloni bianchi in mezzo al fiume, le chiatte, i laghi artificiali dei docks, le vecchie gru in disuso ma lasciate a futura memoria, come i meccàno di guerre stellari.

Londra orizzontale inghiottisce anche questa bianca, leggera verticale overground, distante nel paesaggio anche da vicino, e... inutile.
La cable car (uno di quei nomi inglesi che mi fanno sorridere) è soltanto alta, non guarda a niente di preciso, la città sembra altrove, lontana, la si vede certo, ma in miniatura e il vuoto sotto e attorno assomiglia a quello di un decollo visto da un enorme finestrino dalla terraferma al mare: sarà che si stacca dalla sfera bombata dell'O2 e dall'ancora in costruzione quartiere di Greenwich Peninsula; sarà  che si approda, lungo il filo invisibile del trapezista, fin dentro una costruzione di vetro appoggiata sullo specchio d'acqua di un dock.

La receptionist, al momento dei biglietti, chiede se dall'altra parte ci vogliamo fermare, rispondo che non so e lei mi dice tranquillamente che non c'è assolutamente niente da vedere, al massimo un caffè: informazione che rende la traversata fine a se stessa, surreale, anche se durante la settimana pare sia in uso ai commuters (ma io non ci credo).
Quindi, muniti di collarino al polso, rimaniamo sullo stesso ovetto senza scendere e facciamo ritorno sospesi su un cavo d'acciaio. Ed è subito sera.

Cristiana siede rigida, immobile e scopre di avere le vertigini, mio suocero intanto rispolvera il manuale del giovane scout e dispensa consigli opportuni come quelli di un confessore sul patibolo; i bambini al solito si divertono.
Io faccio qualche foto, poco convinto: gli occhi sono il nostro migliore grandangolo, così, mentre la cable oscilla al vento, le gocce di pioggia si attaccano ai vetri, passo l'iphone a Matilde e ballo sul mondo per dieci minuti.

Scendiamo nel freddissimo piazzale di parcheggi e slarghi di cemento e vetro,  passiamo le solite catene di negozi: vuoti anche con la gente dentro.
Si va in un pub per il Sunday Roast, un po' per quest'idea virile del piatto unico di carne che si confa alle preferenze culinarie di mio suocero e per rifugiarsi in un atmosfera accogliente, al riparo dai venti del nord.

Il Plume of Feathers sta a Greenwich ma defilato, in una via parallela al parco, un gran bel pub a soffitto basso, due camini, dentro tutte le età mangiano sedute, mentre il solito gruppo di anziani con birra e stampelle sta a guardare gli avventori al limite di uno stordimento, interrotto solo da frequenti gite in bagno.
Mio suocero appagato ha pagato, lui che al contempo si impiccia e fa il modesto, grande babysitter!, noi ormai ridotti a ospiti dell'ospite, con finalmente un paio di sere libere a gomito libero.

Per aria, sopra il fiume, pensavo a Londra come una delle città invisibili, adesso non so più esattamente perché: dall'alto non sembra esistere, come nemmeno fuori da un pub.

Sono i postumi dei fuochi d'artificio della bonfire night.
Il fra