mercoledì 29 agosto 2012

Sakura


Data astrale eccetera...

Dopo aver consegnato Daitan 3 al padre di Sakiko - Ridel credo sia il nome, quello bilioso con la perenne goccia al naso per intenderci - ritorno alla vita normale. Forse.

Intanto 1: la perdita del mostro giapponese ha provocato, durante l'ultima notte nella cucetta, una crisi di pianto in Jacopo, che ha reagito allestendo la stessa cuccetta nello shed in giardino.
Matilde, più pratica, ha costruito il modellino lego di Daitan 3, per esorcizzare la nostalgia (design verticale adatto alla Cornovaglia, una reazione all'obesità orizzontale di Daitan 3?).

Intanto 2: qualcosa (un camion?) ha rovesciato della vernice bianca, le vie attorno e anche Troutbeck Road sembrano propaggini della via lattea; dico così per stare leggero. E la leggerezza aiuta.

Intanto 3: qui si tifa per Harry (che si è presentato nudo a più di una Sally), se diventasse re, sarebbe un re di una volta (si stava meglio quando si stava peggio), donnaiolo, ubriaco e con la cricca di amici, annoierebbe perfino i tabloid, ma che spasso!

"Fine" nei cartoni giapponesi era una specie di virgola, sotto una fila di ciliegi in fiore: Sakura.

 

Evviva Daitan 3


domenica 26 agosto 2012

Padstow, surfing bus 556

Quindici miglia in un'ora e mezza, dentro le strade. Dentro sta per dentro, tra due mura di arbusti, siepi, rampicanti e radici.

Attraverso una serie di paesi e frazioni... con Daitan 3 avrei dovuto scatenare le lame potatrici rotanti o il napalm.

Dal bus mercedes verdone vagamente sudamericano scendiamo sull'orlo di una crisi di nervi per il lungo viaggio e altre intemperie, ma consiglio la prova, per il folle tragitto, per l'arrivo in spiaggie da mare d'inverno (Mawgan Porth, Bedruthan Steps, Costantine Bay) e per la varia umanità di surfisti, camminatori e cani gentleman.

L'arrivo si trova alla vecchia stazione, ma appena si tocca terra in un ampio e anonimo parcheggio, sulla destra un hangar blu e sulla sinistra verso il paese ci si imbatte nel primo dei quattro ristoranti di Rick Stein.

Agli amanti del pesce - e non solo a giudicare dalla folla - la sequenza pescheria, take away e negozio di alimentari farà venire l'acquolina... come spendere subito e ancor prima di entrare in paese.

Padstow pare la prova provata di una fortunata conversione o evoluzione da un villaggio di pescatori a un'attrazione turistica e culinaria.

Il mare o l'oceano (l'equivoco in Cornovaglia rimane) sta lì per quello che è e non per quello che rappresenta. E a Pastow il mare è un porto chiuso da una barriera che evita la secca della marea, che invece investe tutto il golfo, precisamente l'ansa del fiume Camel.

Il River Camel infatti taglia la costa aprendo un fiordo gentile e nelle ore di bassa marea mette in scena lo spettacolo di rive di sabbia,  di coste erbose che le sovrastano, e il golfo chiazzato di fugaci arenili con barche in secca.

Padstow e i suoi abitanti non invadono questo paesaggio, lo attraversano, vi camminano sopra, ma sembrano vivere indipendentemente da esso: a parte Stein si trovano negozi di dolci (i zuccherosissimi fudge), di abbigliamento, pub e mercerie varie e vie frequentatissime di turisti che al porto sembrano dare le spalle.

Che piova poco importa, una passeggiata si può sempre fare: il mare si sposta ogni giorno, ma non si muove.

da una collina sopra Padstow (a destra) la bassa marea

sabato 25 agosto 2012

St. Ives

Con l'autobus 300 in quaranta minuti siamo a St. Ives, con Daitan avremmo lasciato le di lui fiancate sulle facciate delle case in pietra, le vie sono molto strette, piene di gente, di negozi, di gallerie d'arte (dove si vendono cornici dignitose, mettiamola cosi`).

L`arrivo ideale andrebbe fatto in treno, una linea ferroviaria nata nell'era vittoriana, quando la cittadina era un'ambita meta turistica e un rifugio per gli artisti: pare infatti che la luce qui sia piu`luminosa che altrove.

Dico pare perche` non la luce ma il mare, anzi l'oceano qui e' piu` luminoso e... meno oceano.
Un mare di Sardegna, azzurro e poi verde, fin dal porto, appena sotto i contrafforti della vecchia chiesa anglicana, sassi anneriti dalle alghe, la sabbia non finissima e granulosa; i gabbiani gracidano come rane, al lunch time s'avvicinano ai bagnanti, ispettivi e pettegoli, spaperano attorno in cerca di bocconi, che i piu' arditi rubano dalle mani dei bambini.

Tipico dell'oceano devono essere il vento, che si sente quando si entra in mare, e la marea, che qui libera almeno trecento metri di spiaggia.

Quando a piedi si raggiungono nel primo pomeriggio le secche create dal ritirarsi del marea, si puo` vedere St. Ives: su un lato tre quattro linee convesse di case a duepiani dai tetti macchiati da un muschio color ruggine, sull'altro un'ampia zona di verde, una sola fila di case alte e un residence moderno, un po' sbilenco, abbastanza brutto.

Tralasciamo la visita alla Tate per una giornata intera al mare, compriamo Cornish pastry in due posti diversi da 3.25 a 1.95 pound l'una, che si` saziano fino a ingolfare un po', ma son facili da camminar mangiando e da portare in spiaggia.

giovedì 23 agosto 2012

St.Michael's Mount.

A Marazion passiamo per evitare le strette Lane che solcano la terra di Cornovaglia... Cristiana non vuole piu` che Daitan 3 incastri la propria inutile larghezza dentro i fianchi alti delle strade. 

Ignorando il navigatore, impostato come fossimo una coppia senza figli in gita di piacere con un Duetto decapottabile e la suite prenotata, e dopo una providenziale telefonata al campeggio, troviamo il modo di raggiungere la meta, parcheggiando l'ingombrante troione meccanico in un elegante prato dietro la cittadina.

A titolo di cronaca menzione speciale ai guidatori di questa landa che hanno ceduto il passo e retromarciato al passaggio di Daitan 3, sempre con un sorriso e un cenno di saluto, saranno abituati dalle leggi di cavalleria tramandate fin dai tempi di re Artu`, che non a caso gironzolava da queste parti.

Cristiana: "L'unico vantaggio di Daitan 3 e` che ti fa stare comodo in campeggio, per il resto...".

Essendo tra i due lei quella dotata di cervello e cervelletto, ascolto compiaciuto e a squarciagola intono il deprofundis del carrozzone, al quale ormai chiediamo solo che ci porti a casa e con questo amen! Godiamoci il posto, i bambini poi sono contenti.

Veniamo al dunque: davanti a Marazion si trova l'isola di St Micheal, che con i favori della bassa marea si puo` raggiunge a piedi, una copia o l'originale della piu`nota e blasonata versione d'oltremanica. Il castello che la sovrasta si vede da lungi, immagine e meta di una fiaba dai rintocchi d'orologio, ritmati dai capricci della luna e del mare.

La passeggiata dal campeggio al villaggio vale l'intera giornata, spesa gran parte all'Eden Project, poi appunto guidando e infine in un pub vista prato che scende al mare, l'oste gentile, l'ostessa tatuata e il castello ulula`.

***

Il terzo giorno ha piovuto secondo le previsioni, al mattino, a sciacquate improvvise, sostenute dal vento e dalle grasse nuvole di Poseidone Atlantico.

Al castello andiamo a piedi, ma il mare si ritira prima di mezzogiorno e da quell'ondoso sipario compare un acciottolato di pietre, lungo un quarto di miglio, che porta all'isola; noi con altre decine di turisti in anticipo assistiamo alla lenta e inesorabile scomparsa delle acque.

Il porto s'asciuga, lungo quel selciato s'accalcano viscide come lumache, parrucche di alghe, che invece sull'arenile immenso e deserto prendono la forma di lunghi sedani, di cippollotti dall'estremita`barbuta.

Un serpente umano percorre la passerella, un pellegrinaggio fitto, con l'isola come ultima meta, poi quando il mare pare scomparso, quella folla si disperde senza direzione sulla spiaggia di Marazion: acquiloni, cani, surfisti che cercano il mare, bagnanti, quattroruote e anziani che passeggiano.

Fino alle cinque della sera, quando alla rovescia il trucco si ripete, la strada verso Atlantide scompare, l'umanita` ritrae il suo piede e si affida alle barche, rimesse a galla da quel cambio di scena.

Uno spettacolo quotidiano, terracqueo. A tutti non rimane che prenderne atto e stupirsi, poi certo ci si fa l'abitudine, come di qualcosa pero` che non riguarda solo la forza di gravita` o un capriccioso satellite, ma, come dire, un fenomeno mitologico. Una favola reale?

Ah le birre del sud est!

martedì 21 agosto 2012

Eype - Fowey

Nell'ora in cui volge il desinar, Cristiana va in bici verso Fowey, mentre i bambini pedalono lungo i sentieri del camping. Dalla finestra plastificata di Daitan 3, alimentato artificialmente da una flebo elettrica, io guardo la scena rassicurante del mare non troppo in lontananza, le colline che vi discendono verdi, segnate da arbusti irregolari a disegnare confini di pascoli e di raccolti. 

Alla spiaggia di Polkerris si arriva costeggiando campi fino a quando la natura decide di lasciare il passo a un arenile sabbioso, abitato e deserto sempre secondo i ritmi della bassa o dell'alta marea.

Non si vede traccia di edilizia, soltanto qualche farm e se le scogliere abbassandosi creano un attracco l'uomo li` costruisce mura di difesa, case di pietra resistenti alle stagioni dei venti e al salmastro.

Gli abitanti di qui seguono da sempre la natura, non la piegano e vi si adattano, sembrano accidentali, stagionali e di passaggio al paesaggio; la geologia jurassica di questa parte della Cornovaglia sa come resistere  all'insediarsi degli uomini e gli uomini ricambiano accontendandosi dei marosi, coprendo i piedi di alghe e di sabbia, ritirandosi dentro le mura dei pub, indietro fino a qualche pendenza dell'entroterra, sempre percorrendo strade strette e scavate nella terra.

Presenza discreta la nostra al cospetto della natura, avremmo potuto invaderla questa capricciosa Liguria d'Albione e invece ci nascondiamo, ci infiliamo a precipizio verso la costa, come se il mare fosse parte della terraferma e viceversa, come se qui si percorresse il mare e si navigasse la terra, contro la quale non si puo' nulla.

Sono le considerazioni di un mediterraneo che aspetta il sole, la spiaggia, la vampa e la calca d'agosto, la tenuta da spiaggia e quella del paseo serale e invece trova gente rilassata che veste come crede, sporchiccia di fango e sabbia, a piedi nudi, che accetta il meteo che viene, il vento da dovunque soffi, due cose da mangiare, la birra, il gin tonic e i cani al guinzaglio.

Rientra Cristiana da Fowey, dice che e' un gruppo di case, vie strette a rotta di collo, negozietti chiusi perche' domenica, posto carino, rannicchiato su una discesa.

Poi scende il buio di colpo, da Polkerris si sale con delle torce elettriche, inutile inquinare con la luce dei piloni i sentieri di mare e di campagna.

lunedì 20 agosto 2012

Daitan 3

Arriva con un rumore di trattore e con sei marce e mi viene subito mal di testa. 
La Sakiko di turno alla reception prende i documenti e in doppia canottiera bianca, accendino in una spallina, seni indicativi e presenti, illustra i meccanismi di Daitan 3: ecco lo scarico, ma meglio usare i bagni del campeggio, ecco la vasca dell'acqua ma meglio sciacquare i piatti al campeggio,ecco la doccia, ma meglio lavarsi al campeggio. 
Incredibile Sakiko che infradito ai piedi smaltati di rosso pesa le 18 libbre della bombola del gas.

Ecco Daitan 3! e immediatamente la sensazione palpabilissima che sia meglio un bungalow del famoso campeggio o preferibimente un albergo; il camper e' come la sala ammobiliata nelle case degli anni 80: ha tutto ma si usa solo per le feste e di gran lunga le si preferisce il tinello, pur essendo piu` piccolo.

Daitan 3 va caricato delle cose di casa, altrimenti la prodigiosa e accessoriata macchina sarebbe del tutto inutile, quindi sudando e cupissimo in volto (la fronte alta di rughe corrugate a spasmo) guido fino quasi a impalarmi in una strettoia di Chelsea Garden, mi chiedo tutto e il suo contrario, penso alle mie vacanze di infanzia a quanto le strade facessero litigare i miei. 

Trasformo la guida in un'analisi, con il risultato che a Cristiana dallo stress viene un esoftalmo oltre a un incipiente desiderio di consultare un avvocato.

Carichiamo in fretta, dimenticando il possibile, destinazione Eype, West Dorset.

Quasi tre ore di viaggio, rancori vari, io sbarello un paio di volte con il cambio di Daitan 3 ma comunque mantengo con lui una buona velocita` di crociera, percepisco infatti un'anima in questo scatolone a quattro ruote, frutto del malriposto senso di autonmia della societa' contemporanea, la quale ha fotunatamente creato il campeggio.

Giornata di sole, calda per gli standard di Albione fino a quando improvvisa si alza la nebbia di Avalon, densa irreale dispersa da una quinta lontana; quasi subito un cartello infatti avverte: area prone to fog.

Al campeggio pare autunno, stagione iniziata da poche ore e domani scomparsa, i villeggianti in maniche corte, consapevoli e incuranti della farsa del tempo, caracollano con un passo self confident da working class in meritato riposo. 

Cerchiamo un posto per Daitan 3, gli attacchiamo la corrente, il piccolo non e' autonomo e mai lo sara`. (Non trovo il pulsante della alabarda spaziale...)

Bambini contenti e un paio di branchie per respirare l'umidita`.

Esco a prendere aria, si sentono le onde, anche il mare questa sera respira a fatica.

venerdì 17 agosto 2012

Mr Brainwash

I cinque cavalli olimpici, sfocati dalla mia miopia.
In un decalogo immaginario delle buone abitudini quando si è con il morale a terra, la luna storta, di consapevole cattiveria e altre amenità, bisognerebbe annacquare il mostro in una mostra.

E ci vorrebbe qualcuno che butti lì un invito estemporaneo, leggero e l'agenda si squaderna, la serata cambia e l'ortica, se deve proprio, urticherà più tardi.

Così raggiungo i bambini, già entusiasti e con i gadget in mano (cartoline, poster e drinks) nell'enorme spazio de The Old Sorting Office tra New Oxford Street e Museum Street, i vecchi uffici di smistamento postale nel centro di Londra.

Mr Brainwash è un cineasta (autore di Exit Through the Gift Shop, film su Bansky) e un pop artista che fa mostre estemporanee (pop up), usando "gli spazi che occupa come enormi tele, creando dentro enormi installazioni, murales e quadri originali".

La novità sta nella scoperta di un luogo industriale o commerciale chiuso e in disuso e nel farlo diventare un teatro del meraviglioso e del gigantesco, un tatro libero e aperto a tutti.

Quello che si vede è, artisticamente parlando, già visto e facilmente riconoscibile, ma la meraviglia e il paradosso delle dimensioni qui non ingannano e non hanno messaggio. 

Un luna park (p-art?) ironico, senza ipocrisia, facile, crasso e un divertimento puro per i bambini. 

Probabilmente Bansky, l'artista senza volto, ma dalle idee chiarissime, sta di fianco a Mr Brainwash (alias Thierry Guetta) assai più che la stracotta icona di Andy Wharol

Fino al trentun agosto.
Un bel gioco dura poco.
Ciao, noi si va in vacanza.

martedì 14 agosto 2012

Munch, Tate Modern

Arrivo alla Tate, sapendo di andare sul sicuro: il conforto e il confort di un pittore ormai parte dell'immaginario collettivo.

Al punto che la scelta di Munch potrebbe apparire piatta e di costume, una parentesi in attesa di un qualche artista scomodo e contemporaneo, più chiacchierato.

In realtà un motivo in più per andare e poi manca L'Urlo, l'opera per cui varrebbe la pena. Dodici sale, nessuna coda, Norvegia e luci del nord.

E non mi pento.

Munch vede quello che dipinge, dilata il soggetto, non lo scava, lo imprime su di sé e lo esprime sulla tela in toni e gesti da stato d'animo.

Se i lavori di Lucian Freud chiedono di guardare con più attenzione gli altri, attraverso il sincero, disarmante, nudo spettacolo (della pelle) del corpo, quelli di Munch riguardano la resa (come sono resi ma anche l'arrendersi) dei sentimenti personali nell'ambiente e nelle persone.

La pittura perde gli oggetti e le prospettive, si fa piatta, deformata, istintiva, mostra e ripete l'angoscia di un'infanzia tormentata dalla tubercolosi (la madre e la sorella morte e pure Munch stesso gravemente affetto) e coltivata nell'ambiente della conservatrice Oslo, allora Kristiania.

lunedì 13 agosto 2012

London 2012

Io c'ero.
Un bell'esserci!

Due settimane in città.
Che città!

Ma ci sono ancora e qui rimango, da italiano si intende...

...quell'oro mancato nel pugilato non mi è proprio andato giù (comunque mai finire pari contro il pugile di casa).

Per il resto una lezione di civiltà.

sabato 11 agosto 2012

Menzogna e Pugilato

Albione stravince e arriverà pure la sfilata trionfale sul Mall; Team GB si vede stampato su tutte le magliette dei (great) british, un po' meno scozzesi, un po' meno inglesi e, dal numero delle iscrizioni, un po' più sportivi.

Inghiottite le riot dello scorso anno, Londra inghiottirà anche l'Olimpiade dopo aver dato gran spettacolo di sé. 
Non siamo ancora alle conclusione, quindi non tiriamole, invece: l'Italia in notturna mi manca e non c'è verso di vedere una partita di pallavolo o pallanuoto che ci riguarda, imperversa invece l'hockey e il pugilato femminile. 

E qui apriamo parentesi.
(un passo verso la parità dei sessi? bruttine da vedere le signore che si scazzottano ai punti, mi vengono sempre in mente certe sberle che mi tirava mamma e le rare volte che ho visto due donne menarsi: robe di unghie, capillari sanguinanti e micro-ferite al sapore di rimmel. Preferisco il devastante potere delle parole: non hanno sesso e fanno male anche senza guanti).

A quando un torneo di cucina? Non facciamo dell'ironia spiccia, la casa piuttosto va sistemata, ordinata e pulita e questo a prescindere dal rientro della family.
Per non parlare del camper, affittato per visitare la Cornovaglia (sorella della Macedonia): una prova di sopravvivenza.

Si dorme poco, anzi mettiamola così: "La notte soffro d'insonnia; ma il giorno seguente non avverto stanchezza. Al contrario, si direbbe che l'insonnia, quale un misterioso accordatore notturno, tenda i miei nervi, per farli meglio vibrare."

Elsa Morante, sul ring di Menzogna e Sortilegio.

Intanto due pugili sono in finale, uno contro (un rappresentante maschile di) Albione.

mercoledì 8 agosto 2012

Razzmatazz vs Beach Volley

proprio come in una discoteca e la location, da urlo (ma come scrivo?!), St James Park, Horse Guard Parade. 
Sto vedendo due semifinali di Beach Volley, non importa quali, in curva Downing street, il casino è tale che David Cameron può sentirci (e che ci senta!).

Tra un'azione e l'altra scatta la musica school disco, nei time out entra un corpo di ballo, ovviamente più corpo che ballo, e la folla si scatena, batte i piedi, fa la ola, ad un squillo di tromba stonata risponde con un applauso, non tace mai. 
E quando i volontari spianano con enormi rastrelli il campo da gioco parte il jingle di Benny Hill.

Sono in terza fila e mi diverto come un matto e ho l'impressione che il divertimento valga più della partita... le donne comunque (Usa vs Brasile) più eleganti degli uomini (Germania vs Olanda).

Si chiama vibe, un po' ubriaca e crassa, da pub con discodance, nel cuore politico della città.

Il momento clou (androidamente filmato): le Horse Guards che entrano a colpi di fanfare con il tradizionale cappellone nero e suonano un pezzo con due rapper a me sconosciuti mentre il corpo di ballo (più corpo che ballo) ancheggia.

Pioviggina piove non piove. Cielo viola cielo nero, vento.

Londra val bene una spiaggia.

lunedì 6 agosto 2012

South by Southeast

In questa volontaria singletudine (mi si nota di più se vado in Italia, ma sto in disparte o se non ci vado proprio?) da passare non ha solo a nuttata ma l'intero weekend.

E per passare passa: sabato in giro per un paio di antiquari di Crystal Palace, spazi che richiedono meditazioni, scatti fotografici e uscite di contanti e poi al BFI a vedere una versione in bianco e nero di The Portrait of Dorian Gray. 

Alimentazione disordinata, da fondo di magazzino, libri a consumo, panni da stendere con lo schematismo meticoloso di chi vuole disfarsi delle incombenze e non pensarci più. Infatti ho fatto tutto.

Monologhi a non finire (con i soliti viventi ma sanissimi fantasmi e usiamo il plurale per pietà), la gatta che mordicchia il prosciutto, impunita, i vicini assenti e i messicani minorenni che corrono lungo il marciapiede.

Domenica da caffè senza latte e giornale con inserto, sempre domenica da trionfi nazionali, mentre sui marciapiedi del sud est si incontrano famiglie con bandiere di ogni colore, gruppi di asiatici (i cinesi indifferenti, i coreani assai più coinvolti), gli inglesi in pieno fervore patriottico, i volontari delle olimpiadi con la divisa viola arancione e altri invece con il badge al collo (sulla Jubilee, ne ho incontrato uno che - giuro - si chiama Nikita Filippov).

Gente in giro ma non la folla che si temeva, Londra sempre fredda temperata e bagnata asciutta nel giro di pochi minuti, la passeggiata a Southbank spettacolare più che mai. Eyes wide shut.

E di nuovo al cinema nel pomeriggio, come quando si studiava, per North by Northwest, della per me (e per molti altri a giudicare dalla sala affollata) imperdibile rassegna su Hitchcock.
Vertigo, accidenti, non potrò vederlo.

Cosi' dopo un'ora passata al bookshop del BFI mi infilo nella sala al solito posto, B7... ridicolo ma ho delle abitudini come tutti i serial killer d'annata e dannati. Mi voglio godere il film, titoli di testa compresi (ma la prossima volta scelgo C o D 7, metto a fuoco meglio!).

North by Northwest e' anche una commedia dai dialoghi acuti e dai doppi sensi accesi, ma sul grande schermo diventa divertimento puro, in particolare la sequenza tragicomica di Cary Grant attaccato da un aeroplano nel bel mezzo di una area deserta. Un classico, non cupo come Psyco, non complesso quanto Vertigo, ma sorridente, ottimista.

Think slim, dice Cary Grant alla segretaria.

Ok Fra, think slim!

domenica 5 agosto 2012

What a night to be...

british. Non sono british, ma la serata olimpica (dal divano) ha emozionato anche me.

Non posso leggere vedere rivedere la mia giovanissima conterranea prendere l'oro, fare il record di tiro a volo specialità fossa olimpica (e dopo? fossa e basta?), ma posso giocare con il nome: Jessica anche lei come la Ennis che vince l'oro nell'Eptatlon e scalda Albione.

Poi arriva il rosso di pelo Greg Rutheford e poi Mo Farah (storia da leggere, come quella di molti atleti, che cadono o scappano e poi rinascono e vincono).

Magro come un chiodo, Mo vince i diecimila in uno stadio urlante e già eccitato dalle vittorie della Ennis e di Rutheford, poi si inginocchia e prega Allah.

What a night to be British! dice il telecronista della BBC e poi continua con il mantra "Inspire a generation".
Sei ori e una giornata che da questi parti sarà ricordata come il Super Saturday.

Esco a comprarmi il Daily Mail*, così bianco e di razza britannica. Sono curioso di vedere come titola.

Interessante articolo di Bill Emmott, tradotto su La Stampa qui.

venerdì 3 agosto 2012

Tate, Ravenna

Intanto la Tate si espande dentro e sotto la terra - dove già prima esisteva, quando era ancora una centrale elettrica - con il nome di Tank, le vecchie cisterne d'olio. 

Un nuovo spazio espositivo, orizzontale, tagliato da colonne diagonali, un bunker di cemento, che si apre sulla Turbine Hall e fa spazio alla biglietteria e allo sguardo del visitatore, costretto ad un grandangolo panoramico. 

Intanto fuori il cantiere prosegue, alzando un edificio spigoloso e moderno. Corre sempre movimento lungo la riva sud del fiume, un passo sincopato, sfruttando quanto l'edificio offre... 
e che cosa offre? l'occasione di comprendere il post industriale? la dimostrazione che l'arte (sostenuta dalla politica e dal denaro) sa trasformare i luoghi e i tempi dell'alienazione? e per dove portarci?

Antonioni, uno a caso, non credeva portasse a niente, intendo in generale, il progresso e l'industria, almeno a giudicare dalla Ravenna di Deserto Rosso, visto al BFI la sera stessa della mia puntata alla Tate

Ma forse ad Antonioni interessava filmare l'alienazione, darne un esemplare estetico, e al solito poteva quasi fare a meno delle parole e mostrare soltanto il rumore, i fumi, i bollori e le escrescenze delle macchine. Mi è parso un film senza futuro, elegantissimo nel posizionare oggetti e persone, ma disperato, arido. 

K. dormiva e come Cristiana non ama l'esistenzialismo (dei personaggi) di Antonioni, mentre io venero le immagini e le inquadrature, il potere simbolico, evocativo, l'essenzialità degli oggetti non importa se lenti, non importa quanto abitati dagli uomini.
Gli oggetti, gli edifici rimangono lì, pronti a essere guardati.

La Tate è un contenitore, non so se a discapito del contenuto, che brulica di visitatori e addetti come l'altro ieri di operai e tecnici, una piazza aperta chiusa, sociale e intima, una specie di enorme ricettacolo di sguardi.

K. mi scrive: Ravenna petrochemical plant," industrial structures and debris that create grotesque and inhuman images and sounds" AND the Tate a Vessel for similar activity.

Nel clima olimpico di questi giorni, che lascia intatta la Londra Turistica, mi accorgo che le persone si allenano a respirare e percepire un senso di comunità che nella routine quotidiana stentano a trovare.

Di Munch, ragione della visita alla Tate, dirò più avanti, spesso accade che vengo qui con uno scopo preciso e poi finisco con il fare tutt'altro.

Ah, devo visitare (il polo industriale di) Ravenna.

giovedì 2 agosto 2012

Badminton: parole che volano

Badminton...  gioco vivace e assai meno palloso del tennis, visto in tivvu', perché' dal vivo probabilmente non sarei mai andato.

Si tira una pallina da spiaggia, rotonda solo ad una estremità, detta volano, con accento sulla a.
Le bordate schiacciate con la violenza del tennis rallentano per effetto del volano, con accento sulla a; chi risponde può allungare, danzando, all'ultimo il braccio e con un colpo di reni e un giro di polso la mezza palla ritorna nel campo avversario..

Gioco aristocratico il Badminton nato dalla città omonima, dove l'Inghilterra non e' ancora Galles, cosi' aristocratico, da essere oggi popolare nella repubblica popolare di Cina. Le cui squadre di doppio femminile ieri hanno deliberatamente perso le loro partite per giocare gli scontri diretti con avversari più deboli, con l'obiettivo di arrivare in finale. Il pubblico inglese ululava e urlava lo scandalo, il CIO le ha sospese. 

Ah la Cina! e quella tipetta del nuoto più veloce di Lochte?! Gli atleti cinesi sono antipatici, non piacciono perche' non mostrano passione, non commuovono; interessa loro la prestazione, il record, la potenza del risultato, il carattere e la personalita' sono per loro caratteristiche occidentali (cioè non cinesi).

Quello che dice Wei Wei* sulla cerimonia d'apertura credo si possa dire degli atleti cinesi: come la cerimonia di apertura di Zhang Yimou a Pechino mancava di close up, così i cinesi mancano di dettagli personali (la personalità), di caratteristiche individuali (il carattere appunto). 

La spadaccina Chen X, (il nome la dice lunga) sarà brava o dopata o clonata ma che noia! nessuna emozione, come nel Badminton, non importa la lealta', la competizione, importa la Cina e la Cina non e' una persona e' un luogo di clonazione multipla accellerata, di allenamenti estenuanti e di campioni bambini. 
Possono piacere o meno, ma Federica Pellegrini e Valentina Vezzali hanno carattere e da vendere, pure quando perdono. 

Poi Coe & co. non conta soltanto vincere: si vede con quanto entusiasmo sostengono e applaudono i loro atleti indipendentemente dal risultato.  Conta ispirare una generazione.

E ci stanno riuscendo. 
(Leggevo che cinque anni fa la federazione inglese di canoa ha pubblicato un annuncio per reclutare una donna nel doppio, Helen Glover rispose a quell'annuncio senza aver mai vogato in vita sua, oggi e' campionessa olimpica.)
*il più anglofilo degli artisti cinesi.

mercoledì 1 agosto 2012

Westminster Beach!

Live from the Beach!

Ore 17.30, la squadra femminile italiana scende in campo contro il duo GB. Allo stadio siamo in 15.000, 14.980 britannici e 20 italiani: 6 bandiere sparse ai quattro poli della struttura metallica su cui siamo appollaiati.

GB segna il primo punto, la terra trema sotto l'impianto e parte l'onda bianca rossa blu delle bandiere.


Ma le nostre fanno il loro primo punto e la palla torna al centro. Le squadre si rincorrono per una quindicina di minuti fino ad un drammatico 18 a 18... poi la fantastica coppia italiana parte all'attacco ed ecco il magico 21. 
Vogliamo far loro sentire che ci siamo, non è facile.... ma sicuramente ci hanno sentito tutto quelli del settore 219E! 


Comincia il secondo set, l'Italia è in vantaggio, i britannici battono i piedi a ritmo mentre noi sventoliamo il tricolore. 


Siamo al match point TUTTI si alzano in piedi, ed è vittoria, per noi. Orgoglio.

La Cri