giovedì 28 giugno 2012

Serpentine Gallery Pavilion 2012

(foto di brinkwork)
Uno spazio sereno e pulito, il (decimo della serie) padiglione della Serpentine è un piccolo capolavoro. 

Gli architetti Herzog & de Meuron con Ai Wei Wei hanno fatto scavare nel terreno, scoperto tracce delle installazione precedenti e trovato una fonte d'acqua...

E da questa moderna archeologia dei padiglioni è uscito un disco piatto quasi al livello del terreno, un sottile specchio di quell'acqua ritrovata, e - sotto - una stanza aperta sui lati, tutta in sughero, con degli sgabelli, sempre in sughero, a forma di tappi di bottiglia.

Bello, semplice e anche geniale. Aperto a tutti e per tutti.

Un progetto di commisione d'opera unico per concept e sperimentazione.

Da visitare. 

martedì 26 giugno 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 21.12

E la chiamano estate, per il tempo che passa, per le pubblicità esotiche e per i saldi di fine stagione a inizio stagione.
Intanto passo molto tempo sui mezzi pubblici in compagnia di ascelle, fianchi, schiene, corpi che reagiscono alla calura, alla pioggia e all'aria condizionata. 

All'altezza di Baker Street lo scompartimento si svuota, vanno tutti al museo delle cere? Vado oltre, ho ancora tre fermate, più o meno, cinque sei pagine del libro.

Intanto Transport of London distribuisce un fascicolo con le istruzione sulle vie alternative da seguire in tempo di Olimpiadi. Non sono ancora riuscito a beccarne uno (di fascicolo) e una (di via alternativa): sono in mezzo a troppa gente e per afferrarne una copia dalle mani del povero addetto scompaginerei il flusso di gente che ordinatamente ma implacabilmente infila le scale mobili e i corridoi della metropolitana. 

I flussi sono importanti, l'andamento dei mercati di più, Kindle non sta ancora prendendo il sopravvento sui libri, ma quasi. Guardare le persone, certo senza esagerare con l' esoftalmo, aiuta a farsi una qualche idea sulle coincidenze: oggi di fronte a me una ragazza ha tirato fuori il mio stesso libro, avrei voluto abbracciarla, ma mi avrebbero arrestato (please report anything suspicious to a member of staff).

Leggo fino alla sala d'aspetto del dentista. Il mio dentista è logorroico. 
In un quarto d'ora di visita mi cantilena in continuazione le istruzione come se ripetesse a memoria un bugiardino prima dell'esame di medicina, oltretutto pronuncia il mo cognome storpiandolo. 
Mi ha rifilato una specie di calco gommoso da mettere in bocca, una guaina da indossare o calzare  sull'arcata superiore dei denti. 

Dice che sono bruxista, digrigno i denti. Il settanta per cento delle persone affette guarisce se per almeno un anno si infila l'impronta in bocca. Per non so quale percentuale le cause del bruxismo sono stress e depressione.
Mi chiede: "Sei stressato?"
"No"
"Sei depresso?"
"No"
Al "sei depresso" mi sono trattenuto dal compiere un azione razzista.
Il depresso a una domanda del genere si deprime ancora di più, il non depresso manda a quel paese e se è un non depresso razzista al paese d'origine. 
Per un attimo infatti volevo mostrargli qualche effetto collaterale del mio bruxismo, ma la plasticazza in bocca ha fatto da diversivo.  Non so quanto mi va di passarci la nottata... oltretutto parlo come Jacopo a tre anni, quindi non parlo. 

Ma scrivo. Per esempio stamattina un servizio della BBC su un gruppo di tifosi italiani a Bristol è andato in onda con le musiche del Padrino di sottofondo... abbiamo vinto ai rigori non a suon di mitragliate! Dura da digerire, ma con un po' di umorismo anglosassone, cara Albione, l'incazzatura può rigorosamente passare.

E passerà pure l'estate, qui sotto le palme di New Cross Gate, a sorseggiare gaspacho. Poco anglosassone lo so, ma altamente nutritivo.

Come Carmen Maura in Donne sull'orlo di una crisi di nervi, che seduta sul divano dice al poliziotto che cosa c'è nel gazpacho.
Tre grossi pomodori maturi senza semi e buccia, un cetriolo, un peperone verde, una fetta di pane bianco né fresco né raffermo, mezza cipolla rossa, uno spicchio d'aglio, sale, pepe, magari anche peperoncino, pizzichi come pizzicotti, un cucchiaio abbondante di olio, uno meno abbondate di aceto*. Passare al mixer, lasciare in frigo per almeno un'ora, poi bere...

Insomma vi aspetto, con la giusta retorica di chi dà il benvenuto a chi non si incontra da tanto tempo. Io sono cambiato un poco, non tanto, ma quanto basta.E voi?
E' bello cambiare e forse fa anche bene alla pelle. 

Un augurio per l'estate, come il primo sorso di una birra, un negroni sbagliato con la persona giusta, una spaghettata a mezzanotte meno un quarto, disfarsi di cose rotte e pure di chi rompe e mai paga, essere leggeri mangiando anche pesante... e via così.
Tanto le novità arrivano sempre.  
Il fra
*in quello di Carmen Maura  c'è pure del sonnifero. 

domenica 17 giugno 2012

Harts Lane Studio proudly presents: "Voyage"

Palms, wind rustling among them, dates ripe enough to fall on the occasional passengers, always sunny, even when in the foodie-cool-posh London it is raining. Cheap flats and coffees, students as goldsmiths, down to earth people, who are beyond the pressure of profit, as the happiness regards more life than money.

This is New Cross Gate, visibly invisible on London maps, a train-bus-fire stations’ hub, a fun sun bathing area with live music on people rhythm and those are we, the NXGater, mostly by chance, but proud to live here. Lots of artists, no space to exhibit them or where they could meet the local community.
 

So come over and open the NXGate, starting a Voyage from Harts Lane Studio. See you there.

****

Le palme mi sono sempre piaciute, esotiche, ma anche cittadine, tanto loro resistono, certo meglio là dove il mare luccica e tra forte il vento,  ma sono anche qui, a New Cross Gate, dove c'è sempre il sole anche quando nella Londra cool e foodie piove.
Pure le persone sono speciali, si direbbe terra terra, ma non rende l'idea abbastanza.

Nel Sud Est il cuore batte, non all'impazzata, ma a un ritmo costante, quotidiano, nonostante il traffico, nonostante il silenzio delle vie che scappano verso il fiume o verso la collina.

Comunque la chiamano estate e le palme sfrigolano tutte le volte che vogliamo divertirci.

Qui a NXGate ci sono artisti, ma mancano spazi che li mostrano e li fanno incontrare con la comunitá. Quindi vi aspettiamo ad Harts Lane Studio

'Voyage' Art Event - Sunday 24th June / 2-5 pm

It is good to have an end to journey toward; but it is the journey that matters, in the end.Ernest Hemingway

Featuring:
Collective art exhibition with Tom Dale, Rosalind Davis, Annabel Dover, Amanda Holiday, Jane Jones, Mary-Jane Maybury, Charlotte Squire, Roxy Walsh. Curated by Cristiana Bottigella & Tisna Westerhof.

Music from: Sunbeam, The Little Devils, The Barberellas, Black Dove, Alex & Richard.

And the special 'Hartspacho' Buffet by Il Fra Aka Francesco Strocchi, available to buy all day at our pop-up café.

Come to celebrate Summer and have a day of fun, food and great art in New Cross Gate!

With the collaboration of  www.PeopleBeforeProfit.org.uk

17 Harts Lane, New Cross Gate
SE14 5UP (behind TKMaxx & Sainsbury's)
www.hartslanestudios.org

venerdì 15 giugno 2012

senza titolo

Dato l'utilizzo quotidiano della metropolitana e data la mia voracità, viaggio al ritmo di un libro a settimana. 

Sarei disperato, se nella tracolla a mutanda che mi porto dietro non trovassi qualcosa da leggere: non ho solo una discreta riserva a casa, ma riesco a infilarmi in ogni charity shop in cerca di uno o più titoli nuovi. A colpi di cinquanta centesimi infatti la mia compulsione batte facilmente.

Chissà se non faccio altro che divaricare con questo forcipe di carta il mio mondo interiore, un bene rifugio, un'anima tridimensionale, L'Origine du Monde di tutta la mia curiosità.

In realtà voglio solo evitare una noiosa statistica, come: quanto tempo si passa a sui mezzi pubblici? e a guardare gli altri? 
Ma no, mi invento motivi che non ci sono per puro diletto, perché mi va e mi voglio divertire.

Comunque ho appena finito On Chesil Beach, che nonostante la trama, mi sembra un libro che ha l'ennesimo punto di vista maschile, ma truccato.  
Mc Ewan scrive bene, ma di chi e su chi? 

Poi Radical Chic di Tom Wolfe (ormai è più radical chic leggerlo che fingere di averlo fatto)... non funziona più, tranne che per la ricetta della Frittata di Patate Dolci, il cibo dell'anima, di moda nei salotti dei ricchi intellettuali newyorkesi degli anni sessanta.

Impressionante la pagina finale di Master Giorgie di Beryl Bainbridge. Una grande, lei. Le donne scrivono meglio degli uomini, lo dico a mo' di epitaffio.

E' tempo di Menzogna e Sortilegio e di weekend.

domenica 10 giugno 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 20.12

Il cielo corre veloce, verso il mare. Io non posso non guardare in alto. Sono in un deserto di paesaggio, in posti estremi, ultimi. Il fiume si dilata, il verde sparisce nel cemento, che diventa acqua e poi ancora cemento.

Qui Londra finisce, come fosse Alcatraz; ha un confine,  ma un confine che non si può superare, senza un oltre. 

Il vento pare un cuneo dove si infilano disordinate le nuvole, le onde, gli alberi, i radar, le industrie, le gru, i viadotti, le chiatte. Un grumo di Wasteland, una Venezia dilatata e inelegante, un palcoscenico vuoto ma pieno, come una gigantesca scacchiera devastata. 

Noi, gli uomini, quelli che traghettano dal sud al nord del fiume, siamo piccoli in uno scenario da Gulliver, senza Gulliver.

Con la macchina saliamo su una chiatta quadrata, che disegnando un arco muove fino alla riva opposta; dalla pancia concava della zattera escono i passeggeri, tenendosi con le braccia i fianchi per ripararsi dalle raffiche gelide del vento. 
Dove vanno e dove abitano? In quelle lontane-vicine council house? Nelle moderne palazzine bianche a vetro e balconate, stile Miami, non so se più decenti o più fredde? Intanto, dietro una fila di pioppi, gli aerei spariscono nel City Airport quasi senza far rumore.

Sulla destra, l'immenso complesso industriale della Tate Lyle, un famoso zuccherificio, metà in disuso, metà attivo, una sequenza di archeologia industriale, di tubi e ciminiere fumanti; sulla sinistra, verso l'interno,  discariche organizzate per la raccolta differenziata e, protetti da doppie recinzioni, qualche casa murata e un pub, ridotto a macerie.

La DLR taglia l'orizzonte del lungo fiume, una linea metropolitana senza metropoli: i pilastri di cemento, la piattaforma bombata con i vetri panoramici.

In silenzio saliamo le scale della fermata di Pontoon Dock*. Dal binario si vede un imponente fabbrica simile a un immenso palazzo senza ingressi, circondato da un dock di acqua sottile, immobile e di fronte una distesa di cemento, che fa da parcheggio a una roulotte bianca e un vecchio autobus a due piani; sullo sfondo i vetri colorati di quello che sembra un complesso alberghiero.

Il nuovo non ha eliminato il vecchio, entrambi convivono e deperiscono, immobili, paralizzati. 

Scendiamo verso il Thames Barrier Park: lati di siepe di bosso e file di sempreverdi e fiori, piantumazioni orizzontali e dritte fino a un prato a onde che porta alla balconata sul fiume.

Anche il Tamigi corre, ma a guardarlo i trucchi del vento ingannano la sua direzione. Enormi cappelli di acciaio,  si aprono e si alzano, barriere a fermare la marea, come inimmaginabili bastioni di Orione.

Poi il parco di betulle: l'erba tagliata si alterna a quella alta, qualcuno fa jogging fino a imbucarsi tra le siepi o negli alveari vetrati dell'anfiteatro che sorge in questa sponda di fiume.
Non è la fantasia di un giorno nuvoloso e mutevole, al pari degli umori che tempestano le mie lune, ma una realtà distante, una premonizione onirica. De Chirico. Blade Runner. Deserto Rosso.

Dove sono? dove siamo? Anche quando ci sarà sole senza vento, questo paesaggio rimarrà sempre lo stesso e chiederà di essere guardato, esattamente come le cose che non so e che continuano a stupirmi e tormentarmi. 
Amen.
Il fra 
*la descrizione sul sito della DLR è interessante, nel senso che è vera "relativamente" eccola qui

giovedì 7 giugno 2012

Dabbous al bus

Fitzrovia, Goodge street mai andato prima o quasi, l'occasione una piccola mostra alla galleria TJ Boulting di Alighiero e Boetti, Ordine e Disordine.

E procediamo con entrambi.

Nel seminterrato di un edificio di inizio secolo (prima sede di una ditta di ingegneri) sono esposti una decina di lavori dell'artista, al terzo bicchiere di vino rosso Kevin mi presenta Gigi, il gallerista: un tipo alla Don Bucky, in un completo di velluto senape appena fuori stagione e a righe, rughe di uno che si diverte, elegantemente in disordine e poi Henry Hudson (che non conoscevo e nemmeno conosco ora), un artista giovane al solito preoccupato da mostre e scadenze.

Sempre Kevin mi dice che Lady Gaga ha già comprato l'attico dell'edificio di fronte, l'ex ospedale. Infatti rimane solo la vecchia facciata e... il vuoto attorno. Quando si è ricchi si possono comprare anche le nuvole.

Corriamo (non si cammina mai) da Dabbous e data la spigliatezza con cui entra, saluta e mi presenta Oscar, il barista, capisco che si mangia e si beve bene e che Kevin ha disegnato gli interni.
Il posto ha un'aria industrial chic, le sedie Alien, purtroppo nessuna Tamara de Lempicka in seta blu sugli sgabelli, ma la sensazione che le persone sfumino nell'arredo, per somiglianza cromatica. 

Ho chiaramente bevuto.

Dopo tre negroni io e tre cocktail lui, carne al sangue e delicatessen, una buona dose di confidenze sulle rispettive famiglie di origine e nessuna su quelle di appartenenza, tocca a me dare un segno di velocità. 
E allora taxi fino alla Royal Hall per l'installazione di Gayle, mentre io straparlo o un altro me parla al posto mio. Sarà l'aria dal finestrino.

Troppo tardi! Alle scale gialle la guardia giurata, stravolta da ore di picchetto, giura che è ora di chiusura. Noi gli resistiamo e promettiamo di tornare indietro subito, così corriamo sul giardino botanico della Royal Hall, fino ad un anfratto che Gayle ha trasformato in un Wastescape di stallatiti e grumi di bottiglie di plastica, quelle bianche del latte. 
L'effetto è surreale, mitologico. Larve bianche, scogli senza mare, in mezzo alla balconate di cemento di Southbank.

Ringraziamo la guardia, e lui ricambia con un sorriso pacioso e con l'aria di chi rimprovera più la propria indulgenza che la nostra sfacciataggine.

Finiamo su un bus, piano sopra, posto di fronte.
Come i bambini, a quarantanni.

lunedì 4 giugno 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 19.12

Qualche settimana fa avevo proposto, un po' per scherzo, uno street party ad Harts Lane. Kevin ha immediatamente ruggito con un: "Io sono repubblicano!"

Le di lui origini irlandesi evidentemente si fanno sentire (il padre per dire è royalist!). 
E io - che pensavo allo street party solo come una mangiata collettiva - sono repubblicano?

Si. Inconsapevolmente repubblicano, direi piuttosto democratico, parola che potrebbe avere poco a che vedere con repubblica o monarchia.
La coincidenza però tra due Giugno e Jubilee coincide con un paio di coincidenze, da celebrare nel mio cèrebro.

Per esempio, ho letto su facebook che "la richiesta di annullare la parata del due giugno (causa terremoto Emilia n.d.a.) è molto populista. Comunque meno populista della parata stessa"

Vero. Nell'anno duemiladodici si costruiscono palchi da dove le cosiddette autorità (e noi con loro) vedono sfilare esercito e derivati e pure la protezione civile?? Ma che senso ha? Che sorta di tripudio o di orgoglio patrio si può provare o si può inculcare, quando si assiste a una parata militare di merli maschi a passo d'oca... ma per piacere!!! 

Che si aprano i musei, le collezioni, i parchi, gratis e per tutti, che si facciano corse maratone regate partite tuffi traversate, che si vada in bici, che si cucini per tutti, giovani, anziani e barboni, che si pulisca dove è sporco, che si raccolgano soldi per cambiare quello che è rotto vecchio o abbandonato. 

Che si dimostri che la repubblica è una repubblica, non un carosello di marionette e un palco di  dinosauri che le guardano sfilare. Per farlo servirebbe diffondere il rispetto, servirebbe la sobrietà della politica, il senso di servizio, la dignità della cosa pubblica, anche il verde degli spazi. Questo oggi, in tempi di Europa, è l'orgoglio patrio, non il muscolo rattrappito dell'arsenale lucidato per compiacere i nostri troppo giovani cento cinquantanni. 

Una bella spaghettata per tutti, il due giugno, festa della cucina italiana e delle tavolate all'aperto ecco che ci vorrebbe! e che l'esercito faccia lo sfilatino più che la sfilata! e quando una tragedia colpisce il nostro territorio e la nostra gente l'esercito dia una mano e la retorica diventi aiuto la dove c'è bisogno.

Ah la retorica! temo abbia un pubblico infantile, dovunque. 
In queste settimane negli asili e nelle scuole il Jubilee è stato spiegato giocato colorato festeggiato cucinato: Jacopo pronuncia la parola Jubilee con automatica gioia.

C'è qualcosa di infantile nel celebrare la monarchia con la grancassa di un anniversario, certamente potente e evocativo perché unico e irripetibile, almeno per le generazioni viventi. Eppure dalle biografie agli special televisivi, dagli asili all'establishment culturale (attori attrici scrittori idoli pop e rock) va in scena un trionfo patriottico che non ho mai visto e che sa di luna park alienante e favolistico.

Bellissimo immaginare il giocattolo: una nonna arzilla che ha visto il secolo e che stacca ogni record, una famiglia reale piena di giovani rampolli, ricchezza, fama, dramma e aplomb. Tutto quello che tutti gli altri non sono e vorrebbero essere, la proiezione di aspirazioni personali in una identità forte visibile mediatica presente nello sport come nella cultura, nel rotocalco come nel business etc...
Il Jubilee celebra il sentimento, colpisce l'immaginario emotivo e gli dà sfogo: la favola non solo si legge ma si vede, pare abbia un costante lieto fine, sfiora la immortalità e incarna il senso patrio nei corpi arzilli e nei corpi freschi della famiglia reale. 

Che ci sia la crisi economica, che la Scozia rischi di separarsi, che ci siano più poveri e più disperati, che il multiculturalismo sia un'utopia, non importa. 
In un rito collettivo auto-rigenerante le strade si riempiono di tavolate, si indossano cappelli, maglie, calze e collant rossi e blu, si sventolano bandierine, tutti come bambini irresponsabili perché concentrati nel gioco e dentro un paese delle meraviglie e dei balocchi (un paese Reale!); se piove non importa, anzi si impara a resistere.

Se i Windsor sono più ricchi di prima, se Lei, the Queen, imperterrita va per il sessantesimo anno consecutivo, cascasse il mondo, alla sua corsa dei cavalli preferita, se un mare di servitù volontariamente o meno le s'affatica intorno... tutte queste cose sono elementi del gioco. 

E allora giochiamo anche noi: un paio di amici a pranzo (Kevin compreso) le linguine allo scoglio e un dessert repubblicano con i colori della bandiera irlandese e italiana.
Leo Longanesi diceva che sul tricolore, caduto lo stemma sabaudo, stava bene la scritta: Tengo Famiglia.
Vale anche per gli inglesi: Tengono Famiglia... Reale.
Il fra
*il blog di Kevin qui

sabato 2 giugno 2012

Quelli che... a New Cross Gate non c'é un c****

Capita  di sentirselo dire, un peccato: sono quelle frasi che rendono impossibile  continuare la conversazione e mostrano una mal celata (e mal riposta) aggressività.

Ci rimango male, ma poi anche no. Pino probabilmente la pensa ancora così ("Fra, ma dove sei finito?").
Ad una casa SE14 avrebbe preferito un appartamento W1, SW1,  N1, ma lo nascondeva bene: quando si organizzava l'agenda londinese noi comparivamo di sfuggita tra il primo pomeriggio e l'ora del the.
Poi si è fermato un paio di weekend, più sul divano che in nostra compagnia, abituandosi alla zona e alla chiesa cattolica di Deptford. Ma si tratta di Pino, ci siamo perdonati ben più che il postcode, il sofà e la messa domenicale.

Insomma da queste parti non c'è niente, se per quel niente si intendono locali e ristoranti  foodie or posh London.

Qui nel sudest si vive; in una città può succedere, di vivere dico.
A New Cross Gate siamo capitati per caso e per case, anzi per una sola che abbiamo scelto con una certa dose di follia; non abbiamo invece scelto quello che ci sta attorno, tanto meno le persone, i ristoranti, le scuole....

Nel limite della varia umanità, del tutto il mondo è paese, delle mezze stagioni e dei parcheggi che non si trovano, siamo stati e siamo ancora fortunati.
Poi si può sempre cambiare (un'altra fortuna) e se davvero manca un ristorante, se ne può aprire uno: le zone di confine sono terra di conquista.

Una frase da non dire; sarà che vengo da un piccolo paese, sarà che la buona educazione consiglia di considerare i posti dove vivono gli altri diversi piuttosto che brutti e se brutti... il mio lato piemontese, bugiardo e cortese, tacerebbe, il mio lato romagnolo non so.
*** 
Weekend di Jubilee dunque! ma qui a Sudest 14 non ci sono tante bandiere in giro come nel centro o ad Hampstead o a Piccadily Circus. Mi dicono sia immancabile la regata sul Tamigi in onore della Queen.

Noi la si guarderà in tivvù, ma abbiamo ospiti e le linguine allo scoglio... in casa tira un'aria troppo repubblicana insomma. Oltre e nonostante tutto oggi per noi italiani è il due giugno.

Dato che da una settima decoro torte con la Union Jack, per il Jubilee ho già dato, e per il capitolo posh London nulla supera quanto con nonchalance ho sentito dire da una collega (mettiamola così) a West Hampstead:
"Sai, ho fatto la focaccia di Jamie Oliver, talmente tanta che poi l'ho data alle mie anatre..."

E se il popolo è affamato?
Brioche!