mercoledì 28 marzo 2012

Il giardiniere scostante

Tempi di una mostra, tempi di un nuovo giardino.

Tempi di nuovi lavori, tempi di fine del mondo, quella di Chelsea però, dove l'orologio all'incontrario va. (Lunedì pomeriggio, seduta fuori, due gambe lunghissime accavallate, la ragazza del negozio ridendo mi diceva che erano chiusi per una fuga di gas).

Tempi di cambiamenti; insomma troppi tempi.

Under construction non è solo il sito, ma anche noi, persone del sito.

Prendiamo una pausa.

domenica 25 marzo 2012

Me ne foodie

Noi si mostra la città, precisamente la foodie London, a Monica.

Il Meridiano tace, vuoi perchè io non sto zitto un minuto, vuoi perchè insieme alla lingua si stancano anche i piedi e il cervello, si sa, ne risente.

Poi l'ora illegale: noi si fa colazione a (off)Shorebitch! alle dieci, che sono le nove.

Buona giornata, comunque la pensiate.

venerdì 23 marzo 2012

Trendspotter

mi scrive Gaia, inquisitiva sul post precedente e io cado dal pero in fiore e comunque sì: la moda si fa, non si segue (woow). 

La definizione si trova qui e recita: A trendspotter is a person who is making change possible. Forecasters, business leaders, politicians, stock analysists, futurists identify trends and talk about the future to transmit a story into value for others. In short the role of a trendspotter is to tell persuasive stories about the present and the future to influence others.

Troppo per me. E quanto me la tirerei, più di quanto non faccia ora: avere un blog-vita da trendspotting e invece... averne una da trainspotting!
Perchè adoro il lavoro. 

Infatti starei ore a guardarlo. 

Buon Weekend.

martedì 20 marzo 2012

In the middle of nowhere

un'espressione che mi gira intorno da settimane, da quando fuori dal palasport di Harrow mi sono chiesto che cavolo stavo facendo lì: niente attorno, tranne il grigio della pioggia, le file della case e la mia luna storta.

Ora che giro per Londra quasi quotidianamente la differenza tra essere in mezzo a qualcosa e in mezzo a niente pare sia diventato il mio mantra.

La differenza tra le vie cool e il resto di Londra, quella anonima e locale.

La differenza tra quello che già esiste, che riluccica che costa molto o di più, dove vanno quelli che hanno che sanno che fanno ... e quello che non c'è ancora, che bisogna trovare, codificando l'apparente solitudine di una via o la fretta sincopata delle auto sulla strada e dei passanti sul marciapiede. 
In mezzo e di lato alla saturazione, dove conta il fiuto, la preveggenza, il coraggio e il senno del non ancora.

London particular vs London cool. 

La prima chiede a chi guarda di indovinare una tendenza, di cercare appigli, di scavare un po' di più, invisibile o visibile solo agli affezionati cittadini del villaggio. 
La seconda offre tutto e chiede una lauta ricompensa che crede di meritarsi, come una musica che suona e tu sali a ballare*. 

King's Road, per esempio, ora che la percorro pazientemente a piedi da Victoria e fino alla fine del mondo di Chelsea

Elisabeth Street anche: una specie di set, gente ricca con shopping bag tono su tono, con al seguito fotografi per un servizio di moda tono su tono.

Sull'acciottolato delle Mews ci vorrebbe la Boggio con il suo cappello di paglia e il suo ombrello di cartadirisoecannadibambù uuuuuuuuuu, invece passa veloce il mio trench di pelle anni sessanta, che portava il nonno Mario e che ora porta me.

Poi Shoreditch, Upper Street, Northcote Road, Soho qui, Soho là...

Finisco nella solita compiaciuta contraddizione di chi riesce a stare bene un po' dovunque... appena più a mio agio nel non ancora che nel già.

Per caso e per necessità.

*per parafrasare non so chi: i posti di moda sono quelli che non lo sono ancora e fino a quando lo diventeranno.

domenica 18 marzo 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 11.12

"L'abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana.
Forse gioveranno agli inglesi lo stoccafisso,il roast-beef e il budino(...); ma agli italiani la pastasciutta non giova. Per esempio, contrasta collo spirito vivace e coll'anima appassionata generosa intuitiva dei napoletani. (...) Nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo.

Un intelligentissimo professore napoletano, il dott. Signorelli, scrive: "A differenza del pane e del riso la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo".


La pastasciutta, nutritivamente inferiore del 40% alla carne, al pesce, ai legumi, lega coi suoi grovigli gli italiani di oggi ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri, in cerca di vento. Perchè opporre ancora il suo blocco pesante all'immensa rete di onde corte lunghe che il genio italiano ha lanciato sopra oceani e continenti, e ai paesaggi di colore forma rumore che la radiotelevisione fa navigare intorno alla terra? I difensori della pastasciutta ne portano la palla o il rudero nello stomaco, come ergastolani o archeologi. Ricordatevi poi che l'abolizione della pastasciutta libererà l'Italia dal costoso grano straniero e favorirà l'industria italiana del riso."

Nel manifesto della cucina futurista,1932, la pasta è una patologia religiosa per rammolliti, poco nutritiva e pesante, al punto da inibire lo spirito creativo italiano...  parole che alla politica autarchica di allora andavano assai bene, a tutto vantaggio del risotto... e della borghesia cittadina che si divertiva con il futurismo. Il Duce dal canto suo non perdeva tempo a mangiare e ingollava solo latte e frutta, dieta che alla lunga gli causò una notevole acidità di stomaco.

Quando nel suo viaggio in Italia William Black visita Carbonia e Arborea  (ex Mussolinia) le tracce dell'Italia fascista sono assai visibili nell'urbanistica: dagli edifici alla tavola il passo del ricordo è breve.

Bello questo viaggio culinario (Al Dente il titolo originale; in Italia con l'assurdo titolo I bucatini di Garibaldi), fatto nei primi anni duemila seguendo un itinerario, ai miei occhi almeno, originale e che mi ha fatto venire la voglia di un viaggio in Italia, in mezzo alla gente che cucina, alle tavole di casa e alla trattorie.

Gli Agnolotti Cavour, la Finanziera, la Bagna Cauda a Torino, i Tajarin al tartufo ad Alba, il Caciucco e le Triglie a Livorno, la Torta di Ceci a Genova, la Panissa a Vercelli e poi Comacchio (Brodetto), Gaeta (Tiella), Alghero, Carloforte, Orgosolo (Pane fratau, Ministru), Ischia, Bronte, Lipari (Nacatuli, Mostarda) Stromboli, Amalfi, Pisa... dove Mazzini morì sotto le mentite spoglie di Mr Brown.

L'Autore segue le tracce delle sue origini italiane e risorgimentali -fa di cognome Rosselli per parte materna- e regala una descrizione del Bel Paese che finisce con un atto d'amore nei confronti della cucina della "young nation".

Può darsi che un italiano che vive in Inghilterra e legge un libro di un inglese sull'Italia abbia sentimenti diversi da un italiano che vive in Italia e legge lo stesso libro e che quindi io sia accecato dalla nostalgia, ma ho l'impressione che l'Italia sia il paese che conosco meno e per conoscere la Patria (parola immediatamente retorica) non basta parlarne la lingua, ma serve viaggiarci attorno e dentro, come fosse il corpo di una persona amata...

o un piatto di penne al pistacchio.
Il fra   

mercoledì 14 marzo 2012

Il Resto del Carluccio

Carluccio's di Carluccio porta il nome. E solo il nome. 
Conveniva che si portasse via anche quello: si mangia davvero male*.

(Non) Provare per credere e per rimanere delusi di sciapissime carbonare per bambini, di una zuppa di piselli che Jacopo (scusa Jacopo) avrebbe assemblato meglio e al tavolo una lunga attesa di quanto di più mediocre potessimo aspettarci.

Ma di italiano non c'è nulla, né i camerieri che tentano di essere simpatici, né i cuochi che non ho visto ma che sospetto abbiano imparato a cucinare perchè per mantenersi gli studi o per lavorare ahimè ci tocca scendere a compromessi.

Non bastano i prodotti del bel paese, i nomi scritti correttamente sui menù, nè i vini italiani,  né i poster delle nostre città per far credere che lì dentro si mangi autentico cibo italiano, perché quello autentico va cucinato servito presentato al meglio possibile. 

E per quanto il nome Carluccio's funzioni, il ristorante (la catena) non può vivere di rendita: le rendite finiscono quando le voci girano e il posto diventa meta occasionale di ingenui turisti affamati. 

Questi ultimi (lo siamo stati e lo siamo sempre tutti) meritano di riempire lo stomaco pagando una cifra dignitosa e non il finto teatro di un nome italiano, interpretato malissimo da stanchi emulatori della cucina del Bel Paese.

Peccato davvero.
*trovabile in tutte le aree in di Londra, noi provammo Wimbledon e Russel Square

domenica 11 marzo 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 10.12

Paola: Tu devi applaudire quando loro applaudono.
Il Fra: Ma se applaudono sempre!
Paola: E tu applaudi sempre!

Sugli spalti del palasport di Harrow cerchiamo di capire che cosa sta succendendo sul campo di cricket dove Matilde gioca il suo primo torneo.

Non capiamo niente. E io non voglio fare la figura di quello che non capisce niente, perché i figli hanno poco rispetto dei genitori, quando fanno i tonti. 

Vorrei essere come Jacopo, che ovviamente si fa gli affari suoi guardando da dietro un vetro i giocatori di ping pong. I giocatori della domenica insomma, come gli spettatori.

La storia inizia il mercoledì precedente, quando Matilde ha un allenamento speciale fino alle sei di sera, a Forest Hill e la vado a prendere. 
All'ingresso dietro un vetro che dá sul campo di allenamento vedo Matilde che gioca: la piú piccola del gruppo per etá e per statura.

A un certo punto finisce il turno di battuta e si viene a sedere, sulla panchina proprio sotto il vetro, ma lei non si accorge di me. 
Cosi, non visto, ho il privilegio di osservarla: i capelli raccolti, il collo lungo, le gambe accavallate mentre parla con una ragazza compagna di squadra. 

Un momento sospeso: quando lo sguardo non influenza, ricambiato, il comportamento della persona guardata. 
Rivedo, come fosse un nostro segreto o una mia allucinazione, in quel profilo il profilo di mia madre, e prego Matilde di non voltarsi. 
Se lo facesse potrebbe chiedermi: Che ci fai lí? ma sei diventato papá? come sei cambiato, sei pure calvo...
Per fortuna non si volta, riprende a giocare, in battuta. Intanto gli allenatori prendono appunti: bisogna scegliere chi va a rappresentare il Lewisham ad Harrow contro il Westminster e il Greenwich.

E Matilde si ritrova con una maglietta e un giaccone fuori misura e un torneo da giocare.
Rintontito ancora dal vetro, riprendo le fattezze di padre e mi accorgo che: a) non mi piacciono i palasport b) domenica non é sempre domenica c) tua figlia gioca a cricket non tanto per dire, ma seriamente. 

Cosi eccoci ad Harrow, periferia nord ovest di Londra, dopo un'ora e mezza e ventotto fermate di metropolitana, in compagnia di Leigh, l'allenatore (pronuncia Lí, allenatore ululí e palasport ululá). 
Io con il cappello nero, Paola con il cappello viola e Leigh (pronuncia Lí) con la tuta -mai visto senza tuta- che cammina come se da un momento all'altro stesse per lanciare una palla, di cricket ovviamente. 

Quasi otto ore di torneo: i libri, il portatile, i caffé nel bar al neon, le sigarette e appunto gli applausi coordinati e continuativi.

Dico a Paola che cricket sembra la versione britannica di quattro cantoni in Italia... esistevano i tornei o si giocava solo a scuola durante l'intervallo? negli anni settanta, quando la tuta era un indumento blu con le strisce bianche ai lati che pungevano la pelle.
 
A un certo punto, come Paola prima di me, esco a fare un giro per Harrow, sotto la pioggia, lungo la solita fila di case con i bowindo addossatti alla strade, le tende sporchicce e oggetti insulsi appoggiati ai davanzali. 
Arrivo fino a un supermercato locale, mi compro del prosciutto crudo e mi faccio un panino, generi di conforto italici, come tuttoilcalciominutoperminuto alla radio. Ma che diavolo ci faccio qui? 

Perdiamo (indicativo prima persona plurale) la finale contro quelle stronzette del Greenwich e il loro allenatore che ha la faccia da nasty Tory.
Matilde é arrabbaita e delusa, dice che hanno perso per un punto (non era subito chiaro chi avesse vinto, almeno dagli spalti) e che l 'arbitro non ha capito questo... eccetera. Cerchiamo di consolarla come possiamo, come fanno gli inglesi; ventotto fermate di metropolitana non aiutano.

Poi a casa tutto passa. La campionessa va a dormire, suo fratello pure, Paola va fuori a fumarsi l'ennesima sigaretta e il pirla guarda la tivvù: sta per iniziare  novantesimo minuto.  
Il fra

giovedì 8 marzo 2012

Palestina, atto V

Il Fra insiste. Tutte le volte che torno dalla Palestina mi ossessiona col il solito mantra: scrivi, pubblica, metti delle foto, abbozza e io poI correggo... ormai è disposto a tutto pur di convincermi.

Sono tornata ieri sera, dopo il solito viaggio astrale operato dalla Easy Jet, anzi dall'Enterprise del capitano Kirk (non so bene come si scrive...ma tanto poi il Fra corregge...). Un viaggio spazio-temporale con partenza a Nablus e atterraggio a Londra passando per due check point, il terzo grado alla Mossad e il rovistamento delle valigie in aeroporto e 6 ore di claustrofobia sull'Enterprise stipata di ebrei ultra ortodossi chiassosi e ben poco rispettosi delle norme (e delle buone regole di convivenza) in vigore sugli aeroplani.

Sono indecisa se dedicare questo post a quella s*****a di soldatessa israeliana che al check point di Calandia ci ha fatto cambiare gate 5 volte ridendoci in faccia con l'arroganza che solo un mitra sulla spalla sinistra ti può dare, o se  raccontare della visita ad Al-Khalil, ormai diventata Hebron sulle mappe e sulle guide turistiche della zona, dove 400 settlers israeliani quotidianamente umiliano la popolazione palestinese attaccando i bambini mentre vanno a scuola, gettando immondizie di ogni tipo, urine e acidi solforici dai piani alti delle loro case sulle teste dei palestinesi che camminano per strada... debitamente protetti dall'esercito di Nethaniahu che assicura che nessuna reazione possa anche solo essere pensata.

E invece voglio usare questo spazio per parlare di alcune delle cose splendide che ho visto e visistato in questo mio quinto viaggio nella Holy Land:

L'ospitalità di Fatima, della sua famiglia e di tutte le persone che ogni volta ci accolgono con gioia sincera, dignità e orgoglio di condividere i sapori di una cucina eccezionale;


I paesaggi naturali intorno a Nablus in cui gli uliveti si alternano alle aree desertiche che precedono il mare su cui si riversano boschi e valli incredibilmente fertili.


La bellezza dei mosaici e dei dipinti della Chiesa del Pozzo di Giacobbe a Nablus, realizzati tutti dal bulgaro prete ortodosso barbona bianca e tunica nera d'ordinanza che mentre visiti accompagnato dal sacrestano ti guarda di traverso dall'alto del muro del suo giardino.


mercoledì 7 marzo 2012

Harry ti presento Portia

Un po' di gossip.

La visita del rampollo Windsor in Giamaica arriva proprio quando il primo ministro Portia Simpson Miller vuole tagliare ogni legame con l'Inghilterra: la regina infatti è il capo dello Stato
Una formalità, ma anche no... troppi anni di schiavitù alle spalle e anche il glamour della casa regnante.

Portia dice di Harry: "We are in love with him. He is a wonderful person, a beautiful person". Non era meglio sorridere e basta, Portia?

Rita Marley, vedova di Bob, dice di Harry: "Prince Harry visit's is a blessing... he was born in one love as we were born in one love... he is a gift of God. I am giving him a letter in which I tell him how we will all see his beautiful mother again one day"
E' fuori anche Rita Marley. Come un balcone.

William è intanto nelle Falkland, un sobborgo petrolifero di Londra, a qualche bracciata a nuoto dall'Argentina. Mentre William fa il suo dovere di elicottista, Harry balla il regale reggae...

William è alto e altruista, Harry è alto e alticcio; 
William è serio e sposato, Harry è buffo e scopa in giro. 
William magari buca lo schermo, ma Harry lo sfonda di già*.

Harry assomiglia poco a Charles, di cui si mormora non sia nemmeno il figlio, si parla di un certo Ewitt.
Insomma mater certa, pater numquam fa di lui un personaggio.

In letteratura William sarebbe il sentimento, Harry la passione. 

Tifo per Harry. Non c'è storia.

*Pure con Bolt, e The Times che titola: Prince Harry meets the second fastest man of the planet, ah gli inglesi come sono capaci di tirar(si) la volata

lunedì 5 marzo 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 09.12

Marzo (o Marx o Mars?) ballerino, un filo di nervosismo leggero... parlare di spossatezza forse sarebbe esagerato, farebbe troppo cuminista*.
Sì sì con la u: quelli che mettono le spezie orientali un po' dappertutto per far notare che sanno e che leggono. Come faccio io.
Mi sono spiegato? Tranquilli, poi mi ripiego, altrimenti mi stropiccio. Non sono Bergonzoni lo so, ma il gergo dei poeti è questo, un lungo silenzio acceso dopo un lunghissimo bacio.

In generale non mi fanno bene i periodi di attesa, poi si potrebbe chiedere: attesa di che cosa? Dato che la noia è sempre in agguato, quando si parla troppo di sé con la vaghezza di cui sopra e saltando di palo in frasca, non rimane che farsi seppellire da una risata.
Infatti per mia fortuna sono incappato, come più spesso dovrebbe accadere, nei Monty Pyton.

La prima volta con i Monty Pyton fu con Il senso della vita, primi anni del liceo. Film geniale e in italiano e dai Salesiani.

A quindici anni erano le scene a rimanere impresse, assai più dei significati ultimi o dell'Inghilterra degli anni '80, che fino a noi arrivava solo nelle fattezze arcigne della Lady di ferro.
Grazie a Il senso della vita imparai a dare importanza a cose solo apparentemente innocue, come una mentina a fine pasto.
Imparai il potere contraccettivo degli anticoncezionali e, per stare in tema, devo parte del mio lato dissacrante alla famiglia di cattolici romani e al can can delle suore che cantano e ballano tutti in coro every sperm is sacred every sperm is great, poi al balletto dell'Inquisizione e via dicendo.
Fino a Brian di Nazareth, realizzato prima de Il senso della vita, un saggio dissacrante sulla creduloneria e sull'equivoco, che non risparmia nessuno... dei padri dei nostri padri.
Imparai che era possibile ridere del sacro: con il prendere il sacro troppo o sempre sul serio perdiamo di umanità e i riti religiosi, opera normalmente di merli maschi, se smitizzati diventano più comprensibili, a beneficio di tutti**.

I Monty Pyton negli anni settanta facevano un programma chiamato Flying Circus sulla BBC; uno dei più famosi era lo sketch sullo SPAM: due inglesi ordinano del cibo in una brutta cafeteria dove si mangia prevalentemente SPAM, improvvisamente nello stesso locale si alzano dei vichinghi che cantano una canzone ripetendo continuamente SPAM SPAM SPAM SPAM (la parola appare anche nei titoli di coda).

Lo SPAM sta per Shoulder of Pork and Ham, ovvero un misto di carne di porco assemblato in lattine, provenienti dagli Stati Uniti, che negli anni della guerra e del razionamento sfamavano gli inglesi a corto di viveri e di carni.
A quei tempi e fino al dopoguerra lo SPAM* veniva messo in tutti i piatti ad nauseam.

Fin dagli anni ottanta i programmatori di computer poi erano soliti usare gli sketch dei Monty Pyton per creare interi linguaggi informatici, il Pyton per esempio e non solo, ma si divertivano a farsi tra di loro (la rete non esisteva) scherzi usando lo SPAM: digitando un comando, sullo schermo compariva la parola SPAM, un secondo comando rimandava al primo, con il risultato che lo schermo di riempiva della parola SPAM, come il motivetto dei Monty Pyton, come i cibi degli inglesi.
Da un acronimo alla parola spam e al suo attuale significato (l'invio indiscriminato e non richiesto di mail di contenuto vario ad un elevato numero di utenti) il salto è stato breve e... ispirato da un gruppo di comici.

Gli inglesi Monty Pyton e noi Monti Mario! Non fa ridere lo so... ma ve l'avevo detto.
Il fracuminista.
*Yossarian's copyleft, di sinistra anche lui, o dovrei dire copyright?
** Ci manca un Pasquino in italia e pure le pasquinate, anche un po' le zingarate...

domenica 4 marzo 2012

Meridiano con cricket.

Oggi torneo di cricket a Harrow, nord ovest di Londra. Noi si vive a sud est.
 
Matilde é molto contenta, Paola chiede se ad Harrow si puó visitare qualcosa, mentre si giocano le partite.

Rispondo che non lo so; nella guida London Village compare Harrow, la leggeremo mentre in treno ci sposteremo da sud est a nord ovest insieme alla squadra femminile di cricket del Lewisham.
 
Jacopo viene con noi, ignaro di tutto. Da grande farà il poeta?
 
Le previsioni dicono che pioverá con schiarite, come ieri, come Londra.
Testa vuota e tastiera asciutta, tace il Meridiano.

venerdì 2 marzo 2012

Pollo in gelatina

Monica ci ha servito quello preparato dalla madre e sulla gelatina avevo i miei pregi        udizi... scioltisi subito, come i migliori peccati di gola.

Sotto gli occhi un po' stupiti di Gaia, che dopo il tris tortellini-tortelli-tagliatelle mi ha visto fare il bis del pollo, presentato in un timballo con al centro dei carciofini, come ciliegine sulla torta. Una goduria!

Da poco, nei vari sapori approvati dal Corano, ho imparato a fare appunto la jelly (la gelatina di qui): acqua bollente e polverina magica da lasciare raffreddare.

Il Corano c'entra perché nelle jelly cristiane occidentali e bibliche c'è un ingrediente satanico: un estratto della carne di porco dalle proprietà addensanti, quindi jelly sì ma senza pig. Facile da preparare comunque.

Quindi ho fatto due più due, che in cucina non fa quattro, ma quello che si vuole. Ecco la ricetta, semplice secondo Monica, adattata da me usando la gelatina trovata qui, piú dolce e piú colorata... insomma una versione allucinogena, se si esagera con l'effetto coloranti.

Un mezzo chilo di pollo, meglio le cosce, va fatto bollire in un abbontante brodo con patate carote e porri qb, fino a quando s'ammorbidisce.
Preparare anche quattro uova sode. Per evitare masochistiche scottate, opportuno lasciare raffreddare il tutto e leggersi una rivista di gossip nel frattempo.

Sfogliare i porri come piccoli incunaboli e adagiarli in un ciambella o in una teglia da plumcake e poi stratificare il pollo sfaldato a mano, le uova tagliate come ostie e qualche foglia  di rucola.

Infine fatto bollire di nuovo il brodo (deve gorgogliare) lo si filtra e un mezzo litro si mescola con la gelatina in polvere, scioltasi questa, il tutto va versato dentro la teglia da plumcake. Dopo qualche minuto di vapori, va messa in frigo per almeno un paio d'ore.

Questa sera: riso all'ossobuco preparato da Paola, poi il pollo in gelatina.... buon  weekend.