mercoledì 29 febbraio 2012

La rucola anarchica

"Non ho digerito la rucola".
Sto per risponderle ma lei continua:
"Beviamoci un limoncello... (pausa) per digerire."

Così prende la bottiglia dal freezer, poi due bicchierini, fa cin cin da sola e me ne porta uno al divano, dove da poco ho cercato rifugio.
Gambe nude, ciabatte bombate viola (macchiate di vernice), pigiama a spolverino coperto da un maglione grigio indossato a sciarpa, capelli in libertà.

E' andata a dormire presto all'ora dei bambini (le otto), ma si è svegliata subito (alle dieci) ed é scesa, per colpa appunto della rucola.

Si accende la sigaretta ed esce in giardino lasciando la porta aperta. Probabilmente pensa che così facendo piuttosto che far entrare il freddo fa uscire il caldo a suo benificio.
Rientra, finisce il bicchierino, intanto la invito a sedersi, ma dice di essere stanca. Le faccio notare che ho dovuto riordinare la sala, mi risponde che i bambini si devono poter esprimere. Ha ragione lei, ovviamente, e torna su a dormire.

Sto vivendo le prime ore del (non) regime anarchico di Paola, mia suocera, esibitasi per l'occasione in un passaggio pubblicitario sulla rucola.
Cristiana è partita per la Palestina da poche ore e manda gia' qualche mail stile to do list e sa benissimo che ormai io e Paola abbiamo allestito un governo tecnico provvisorio stile "qui, a bengodi, non comanda nessuno".
Va detto che la giornata è stata lunga per tutti, bambini compresi. Paola ha pure lucidato una porta, non certo un'amenità.

Io sono andato in pellegrinaggio a Northcote Road in cerca di un colpo di fortuna; mancavo da piu' di un anno e mi piace sempre, anche se ci sono troppe agenzie immobiliari: gli affitti della attività commerciali viaggiano a prezzi impossibili, come da area posh che si rispetti.

Poi da B&Q con Paola e Jacopo per comprare attrezzi da giardino (=oggetti inutili e cazzate varie), infine a Brick Lane a salutare Gaspare.

A casa si dovrebbe fare un po' di giardinaggio; Cristiana da Nablus scrive: "avete cominciato a togliere ghiaia? non sarebbe meglio poi chiamare un giardiniere x livellare terreno e mettere erba nuova? ti prego non facciamo una schifezza....".

Tranquilli tutti, pianterò della rucola.

martedì 28 febbraio 2012

Rigatoni e mimose contromano

Rigatoni, con accento enfatico sulla O, come nella pubblicità di Fellini, per tanti motivi memorabile.

Al ragù, come quelli serviti da Massimo in persona da Massimo ristorante, sabato a pranzo: un godimento davvero.
Prima la bruschetta, poi i calamaretti fritti (nell'olio extravergine di oliva*) e infine il budino di cioccolato.

All'uscita si va nel Victoria Embankment Garden: una quercia piantata quando Elisabetta II diventò regina, nel 1953, e Paola che dice "questa pianta ha la mia età e si vede tutta"; poi verso l'uscita una pianta di mimosa in fiore e in foto. 

Evito discettazioni soporifere sul tempo atmosferico e sulle fioriture anticipate. Si parla di altro, infatti siamo dietro al Savoy.

Davanti al Savoy - Cristiana mi dice, con nonchalance - la strada di accesso si percorre contromano rispetto al senso di marcia britannico, cioè come tutto il resto del mondo o quasi.

Notiziola che una volta tanto fa di questo blog un luogo di curioso cazzeggio.

*lo chef è lui e non ci piove (infatti non piove da un po'), ma meglio l'olio di semi...

domenica 26 febbraio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 08.12

"Shakespearian character comedy, hand to hand with police procedure". 
Montalbano un personaggio shakesperiano? Il bello del superfluo è che permette di fare in libertà gli accostamenti più improbabili e le parole con il tempo perdono un po' del significato con cui sono nate e invecchiano quasi fino all'immortalità.

Quando si mescola la tragedia con la commedia, con sullo sfondo, anzi in primo piano, il paesaggio barocco della Sicilia, e una vicenda personale (la morte del padre) si intreccia con un delitto passionale di un famoso politico, la definizione di shakesperiano diventa obbligatoria, per la digeribilitá britannica del prodotto.
"La forma dell'acqua" inizia con una nuotata e finisce con un collare ortopedico lanciato in mare da Montalbano: l'acqua non ha forma si sa, assunto a cui contribuisce il commissario che appunto non dá la soluzione al caso.
Siamo su BBC4 in lingua originale (quell'italo siculo che rende quasi intraducibile anche i romanzi di Camilleri) con i sottotitoli e ovviamente senza pubblicità alle nove di sera, in Italia una prima serata, qui invece una quasi notte. Con la Manica di mezzo, anche il nostro Salvo diventa un originale stereotipo, ma anche un riuscito prodotto esportabile, poi appunto che Sicilia!

Comunque intorno alle nove di sera nell'etere britannico girano detective di ogni ordine e grado, il genere diventa così di genere che anche le pietre da queste parti sono state testimoni di un delitto, più o meno efferato.

Ma facendo zapping, una serie in particolare sfiora il ridicolo: una donna detective, (non di professione, ma solo d'hobby), creata dalla penna di Gladys Mitchell (mai letta), al secolo della fiction Mrs Bradley.
Ricca miliardaria e vedova, viaggia con un autista stile Ambrogio, innamorato di lei,  Mrs Adena Bradley risolve probabilissimi casi mettendoci cappellini e glamour anni venti: memorabile la faccia che(non) fa quando scopre una testa mozzata in una pentola e senza scomporsi trucco e cappellino, un sospiro a mezza bocca, il rossetto non sbava e il fido Ambrogio interviene in tempo, gocce di sudore chanel numero cinque.

Ma chi ha tenuto la famiglia attaccata al divano con tre puntate davvero indimenticabili è stata soltanto la seconda serie di Sherlock Holmes, con Benedict Cumberbatch, lui una versione inglese de il Manu, all'anagrafe mio cognato, due tipi entrambi alti, all'apparenza allampanati, ma neanche tanto.
Citatissime le battute di Irene Adler, la donna fatale di Uno scandalo a Belgravia (non più Boemia), quando nuda si presenta per la prima volta a Sherlock, o quando con il suo impermeabile addosso dice: "Brainy is the new sexy".

Dunque buone speranze per tutti quelli che ci mettono il cervello, i nerd di una volta insomma, ma questo Sherlock è un grande osservatore, un genio multimediale, dei telefonini e delle password; l'ambientazione è infatti contemporanea e i romanzi di Conan Doyle sono completamente rifatti da sceneggiatori di talento: diventano storie nuove.
Da raccomandare insomma a chi vuole imparare ad  adattare una storia ai giorni nostri.

Sarà per questo che di fronte ai vari Poirot e Marple cade anche a me la palpebra (mentre Cristiana scappa del tutto): Agatha Christie comincia ad essere datata, di camere chiuse, di telefonini bianchi, di cellule grigie e alberghi di grido, di cognomi sbagliati e seconde mogli ne abbiamo un po' piene le pagine.

L'essere umano è sempre il solito farabutto, lo sappiamo senza mai veramente impararlo; abbiamo sete di storie nuove e bisogno di dare... una forma nuova all'acqua.
Il fra

mercoledì 22 febbraio 2012

La lezione di Monica e delle Sfogline.

Sento parlare spesso e a sproposito di passione: se davvero tutti ne avessimo in quantità il mondo sarebbe un frusciare di lenzuola e un abbuffarsi di cibo, fino alla sazietà, contro la quale non c'é passione che tenga e nemmeno perfezione.

Durante il weekend bolognese appena trascorso, ho conosciuto Monica e Daniela, due sfogline (ovvero le donne che preparano le sfoglie) di Le Sfogline, un pastificio di trenta metri quadri e poco piú, al centro di Bologna, in via del Belvedere
Dietro una tenda tirata da un lato e dietro un piccolo bancone frigo, quattro donne, tra cui una madre ottantenne. preparano tortellini, tortelli di spinaci al ripieno di ricotta, lasagne, passatelli, gnocchi, tagliatelle (solo su ordinazione) torta di riso, torta di cioccolato, torta di mele e biscotti.
Tutto qui, ma un capolavoro di semplicità e bontà, senza artificio alcuno, senza sciccherie varie, senza cedere all'accumulo, al disordine e nemmeno all'algida eleganza.

Gente allegra, che saluta per nome i clienti e li intrattiene, sempre generose e ironiche (nessuna rincorsa al centesimo di resto per intenderci), mai annoiate, mai negative, che non si stancano di lavorare fino al mattino presto per soddisfare gli ordini, piene di una passione serena, di uno scaltro divertimento, donne con il sentimento della cucina, ottimiste della pasta e della vita.

Monica mi ha insegnato a fare la zuppa imperiale (quattro ingredienti: parmigiano, uova, farina, noce moscata) e ho fatto qualche tortellino: non il mio forte chiudere la pasta, dita da uomo, l'impazienza del risultato e la nota pigrizia, meglio il ripieno, ma il ripieno non basta, mi eserciteró... a guardare.

Poi la cena a casa di Monica e qui, nonostante reduce da un pranzo già indimenticabile di suo, da Amerigo, mi sono trovato davanti in sequenza e con la giusta pausa tra un piatto e l'altro:

tortellini in brodo (oscar del gusto)
tortelli di spinaci ripieni di ricotta, al sugo di pomodoro (da urlo)
tagliatelle al ragú (una goduria)
pollo in gelatina e carciofini (menzione speciale e bis)
budino agli amaretti (amarcord, il dolce giusto!)

Ho mangiato tutto, senza i postumi della pesantezza e del mal di testa, bevendo anche un po', e mi sono svegliato il giorno dopo con italico orgoglio, con la mia faccia da carboidrato, con il lato romagnolo piú pronunciato di quello piemontese.

Bologna non la ricordavo più, non c'ero quasi mai stato: era sporcata dai cumuli e dai fanghi della neve, da una temperatura gelida, ma piena di gente... e piazza Maggiore é davvero bella.

Il miglior cappuccino al Caffé Impero con lo zabaione al banco, poi un caffé da Gamberini, locale storico e ben fornito di golositá, entrambi pienissimi di domenica.
Aspetto Monica a Troutbeck House, spero presto.

Le foto di piatti e persone scattate da Gaia in No Kitchen Orphan*.
*e grazie a Gaia che mi ha pazientemente sopportato e scarrozzato per Bologna e dintorni.

domenica 19 febbraio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 07.12

Nessuna allegoria, forse anche nessuna allegria, le persone, le facce e i corpi per quello che sono. 

Dipinti dopo averli osservati per ore, per giorni, dopo averci trascorso del tempo, durante brevi o lunghe chiacchierate nello studio di Holland Park, perché si può fare il ritratto solo di chi si conosce.

Lucian Freud dunque, a pochi mesi dalla morte, lo scorso luglio, e che sia un evento lo dimostra il numero di visitatori e il tutto esaurito. 

Difficile ignorare la consacrazione del mostro, già da tempo consacrato. Trattavasi infatti di un artista assai legato con l'establishment, ma che ha guardato in faccia a tutti, aristocratici, plebei, uomini, donne e bambini, perché tutti sono animali fatti della stesse pelle, formati e sformati dalle stesse cavità e dagli stessi colori.

Percorro le sale al pianterreno della National Portrait Gallery in silenzio britannico, quadro dopo quadro, con gli addetti, giovani e trasparenti, che con un gesto mi fanno entrare, sala dopo sala, in coda a tutta quella gente.

Sulle pareti, il tempo e il paesaggio della faccia e del corpo umano; come quando osserviamo da vicino i nostri figli mentre dormono o giocano o guardati non ci guardano; come quando si fa l'amore al buio o alla luce e si vedono i dettagli delle rughe, i chiarori e le ombre della pelle, le radici dei capelli, la forma dell'ombelico, l'aggrumarsi dei capezzoli, il viola delle unghie, la piega della bocca, la posa scomposta di una caviglia, di un ginocchio o gli spasmi del sonno quando non sai se è un presagio di morte o un indizio di vita.

Si può passare vicino ai quadri e vedere l'intimità dei corpi stazzonati e guasti, più corpi che persone, l'afrore delle facce senza trucco, più facce che sguardi. 
Le ossa che scattano, si dinoccolato e scavano la posa di una guancia, un polso, un'anca, un occhio; la nostra anatomia arrabbiata, cruda, non artefatta dalla posa, dalla classicità della forma, dalla bellezza primordiale coperta dalla foglia di fico. 

L'archetipo non c'è, soltanto la nuda fisicità in carne ed ossa e il suo dramma.

Altro non mi riesce di dire, tranne che la collezione mi é molto piaciuta, anche l'ultimo splendido ritratto incompiuto, e ancora adesso mi rimane nell'occhio come un paradigma possibile e come modello di confronto con la realtà, per guardare meglio, scrutare e scrutinare. 
Affogato dentro una cupcake di Peyton and Byrnes, cara ma schifosamente buona, e soddisfatto così il mio istinto animale, osservo i clienti nel Café della National e mi accorgo di quanto inevitabilmente piatta e orizzontale sia l'immagine che abbiamo degli altri. 
E' così semplice fotografare qualunque cosa o persona, che l'atto in sé ha molta più importanza del suo significato, un accumulo fugace, non un repertorio a futura memoria. Cogliere l'attimo, tutti gli attimi, e poi dimenticarli.

Se invece allenassi l'occhio e seguissi una ruga, se alle parole rispondessi con uno sguardo invece che sfoderando ancora parole e bla bla, magari potrei conoscere meglio gli altri (non tutti gli altri, ma alcuni), potrei forse amare di più.
Se, se se. Ma non sono Freud, né Sigmund, né Lucian.
Il Fra

giovedì 16 febbraio 2012

Sliding doors (prima e dopo Lucian Freud)

Quando un impiegato mi dice che per oggi è tutto esaurito e posso comprare il biglietto solo per i prossimi giorni, sono troppo incastrato nella coda per sgusciare via. 

Faccio appena in tempo a pentirmi di non essere andato dove avevo programmato di andare, a Holland Park, ma di essere uscito a Charing Cross, che la ragazza per miracolo mi fa entrare. Sono alla mostra di Lucian Freud e godo: un casino di gente a passo d'uomo, ma godo.

Subito prima di Freud faccio un salto veloce alle sale della National Portrait Gallery; non che la ritrattistica mi abbia mai entusiasmato, ma qui siamo al limite della fisognomica e certamente in preda alla retorica imperiale: re regine primi ministri aristocratici e virtù. Si può camminare, riconoscere qualche personaggio famoso, ritrovare tutti i ritratti Tudor delle letterature inglesi dei libri di storia e dei film.

Di tutte quella facce, faccione e faccette, molti visitatori fac(c)evano a loro volta schizzi e disegni, o il contrario forse, ma prima di confondermi troppo, un paio me li sono tenuti a mente:
In un ovale con il profilo (e il naso soprattutto) di Edward VI slargato dalla falsa prospettiva, il ritratto in anamorfosi che si puó osservare nelle giuste proporzioni solo da un punto preciso. 
Edward Wortley Montagu, famoso viaggiatore, che veste (e forse fuma) come un turco, in quel di Venezia dove, stanco di girare l'Oriente, sceglie di vivere.
Disraeli e Gladstone in figura intera su sfondo scuro, due quadri diversi, ma uno di fronte all'altro, rivali in politica, anzi acerrimi nemici, così raccontano le cronache vittoriane e altrettanto gli sguardi dei due.

Quando esco, per caso scopro che sotto St Martin in the Field (a destra della National, lato Charing Cross), nella cripta si trova un cafè.
Insomma sopra la messa sotto la mensa e la carta di credito canta; non si mangerà un gran che lì sotto, le sedie e i tavoli sono proprio brutti, ma quelle volte di mattoni mettono al bando la claustrofobia del commensale e l'inappetenza del fedele.

Torno a casa e il mio demone gatto prende a seguirmi: serata di gialli alla tivvù, quelli ambientati negli anni venti e trenta, che Cristiana trova troppo pallosi e non mi fa mai vedere. 
 Ma da piccolo ho letto talmente tanti Agatha Christie, che....

martedì 14 febbraio 2012

Caos calmo

La gatta vive parallela a me, come il demone dei personaggi di Pullmann. Giornate in simbiosi senza sfiorarsi o quasi: se abbandono la stanza per qualche minuto muove solo la testa, se invece cambio area della casa mi segue rapida, ma a debita distanza. 
Io: Se fossi un animale sarei gatto. Lei: Se fossi uomo sarei il Fra.
Entrambi: Se fossimo foco arderemmo lo mondo.

Ho l'impressione che perfino starnutisca per legittimare l'ipocondria del mio raffreddore.  
Mi-ci inciampo solo al mattino, all'ora della mia e sua colazione. Poi mi guarda mentre prendo senza ordine alcuno sciroppini e pastiglie, che, sprovvisti ormai di confezione, vagano nella scatola dei medicinali.

Rivedo Matilde, la prima di Italians che anziché tornare in patria, parte a breve per la Corsica: cambia vita, apre un altro business con Claudio, non sa ancora su che cosa ma le idee non mancano.
Siamo alla Boulangerie, francese di nome e turca di gestione, dove due anni fa l'ho intervistata: da allora con una certa regolarità abbiamo sempre preso un caffè in qualche locale del sud-est. 
Ammiro molto Matilde e Claudio, potrebbero starsene comodi dove sono, non lo fanno; evidentemente cambiare fa bene sempre e solo alle solite persone. 

Mi viene in mente Guido Cavalcanti che si sfila dagli amici che lo molestano: sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n'andò. (oggi sono medioevalista)
  
Ecco la leggerezza dunque, e al bando la pesantezza! quando all'orizzonte o nella vita quotidiana non compare mai un gesto snodato o frivolo, un pensiero laterale che squaderni l'ovvio e l'arrugginito. Amen.

Matilde mi accompagna da Gayle, che tiene un workshop al Royal Maritime Museum, dal titolo Fancy a cuppa?: fa disegnare a chiunque voglia e capiti lì le foglie della pianta del the con dei pennelli intinti nei fondi di vero the; i fogli vengono poi fissati sulle vele di modellini di barche costruite allo scopo.

Sarei salito volentieri oggi su uno di quei velieri e avrei preso la rotta con il favore dei Monsoni, ma oggi sono pesante come una zavorra.

Ci vorrebbe una spaghettata di mezzanotte.

Invece aspirine e caos calmo.

domenica 12 febbraio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 06.12

I Re della Repubblica. Titola cosí l'Europeo, in un numero monografico sui presidenti della repubblica italiani.

Re o presidenti? Si direbbe soprattutto re, quando emerge a tal punto la personalità del politico, dove invece la Costituzione assegna il mediocre ruolo (da understatement ) del garante.
Mediocre mica tanto, in condizioni normali il ragazzo, di ragazza non si parla ancora, spesso un ottuagenario, ratifica promulga nomina presiede e gironzola per il Paese a rappresentare l'Italia.

Ma Re non è, anche se Re magari lo vorremmo: qualche giornale americano ha infatti chiamato l'ultimo geriatra King George,  non male per un (ex?) comunista migliorista.
Si tratta ovviamente di un "si fa per dire", per sottolineare appunto che quello che non puó la Costituzione, supplisce il carattere, come se si facesse diventare "a vita" una carica che invece è "a termine".

Intanto abbiamo festeggiato i centocinquantanni dell'Unità d'Italia: in mezzo due forme costituzionali, la monarchia e la repubblica, e la contraddizione o la ricchezza di una storia interrotta a metà tra eroi repubblicani alla Mazzini, devoti ma pragmatici monarchici alla Cavour, eroi di ideali e di battaglie alla Garibaldi, dittatori tragicomici, politici del tirare a campare e un qualche statista... mi fermo qui.
L'Unità d'Italia è qualcosa di lontano, non nel tempo, ma piuttosto per la brusca interruzione: il tragico e doloroso passaggio, attraverso il fascismo e la guerra, da monarchia a repubblica, con un referendum di cui non sono nemmeno rimaste le schede: meglio farle sparire che archiviarle.

La mia nonna materna e la di lei sorella lavoravano per la contessa Beatrice Visconti Savorgnan di Brazzá (Viendalmare) ed erano ferventi monarchiche; il mio nonno materno, ragazzo del novantanove, cavaliere di Vittorio Venero era socialista, contadini entrambi che al referendum probabilmente votarono due cose diverse.
Insomma l'una avanti Savoia!, l'altro Avanti! e basta.

Quando sentivo (mi capita anche adesso) parlare dei Savoia, pensavo ai savoiardi, che in casa si mettevano nello zabaione e nel tiramisú.
Il destino dei  Savoia/savoiardi non sembra oggi piú legato all'ignominia della dittatura, al re in fuga con la sua corte e a Umberto lungo e magro che tanto somigliava al mio di nonno, quello socialista.
Ogni volta che tale Emanuele Filiberto, l'erede al trono che non c'é, veniva apostrofato da un giornalista (la cui indipendenza sta tutta nel cognome: Fede), principe (p minuscola) di Napoli o ballava al Teatro delle Vittorie o si candidava all'Europee per l'uh!diccì, avremmo dovuto cortesemente ricordargli che se le colpe dei padri non ricadono sui figli (la tragedia greca insegna diversamente, la commedia all'italiana no), decenza vorrebbe un profilo basso e compìto, una buona educazione da cittadino della repubblica.
Ma che importa? Oggi i rampolli Savoia sono ormai stati sdoganati.

A proposito di biscotti e di monarchi, nella perfida Albione, corre l'anno del giubileo di diamante: Elisabetta II regna da 60 anni, ormai ottuagenaria, anche lei come il Nostro King George.
Ora tutto questo potrà sembrare troppo inglese e troppo da rotocalco per essere di un qualche interesse però the Queen non è lì per caso.

Walter Bagehot, il primo direttore dell'Economist scriveva nell'ottocento: "Una famiglia reale addolcisce la politica insaporendola con eventi piacevoli e graziosi. Introduce fatti irrilevanti per l'amministrazione del governo ma capaci di parlare al "cuore degli uomini" e di tenere impegnati i loro pensieri... La monarchia è una forma di governo dove si concentra l'attenzione della nazione su una persona che fa cose interessanti. Una repubblica è un governo in cui l'attenzione è divisa tra molti che fanno cose per nulla interessanti. Pertanto, fintanto che il cuore umano sarà forte e la ragione umana debole, la monarchia sarà forte perché fa appello al sentimento diffuso, e le Repubbliche deboli perché fanno appello alla comprensione»*.
Serve un'altra citazione, più simpatica, di un articolista del New Statement: "La monarchia costituzionale è un mezzo sottile che ci rende capaci, antropologicamente parlando, di adorare o di uccidere i nostri re; dividendo l'autorità suprema in due. noi inglesi possiamo adulare la monarchia e cacciare quando vogliamo il governo."

La Regina per esempio ogni anno legge davanti al Parlamento, in una cerimonia suggestiva e retorica, il programma del suo governo, ma lei non é il governo, rappresenta lo stato e il Commonwealth ma non ha alcun potere reale (!), né quello legislativo, né quello esecutivo.
La monarchia rappresenta soltanto la continuità, attraverso i riti della tradizione; insomma si tratta di una repubblica camuffata... fondata sul sentimento.

I sudditi britannici e d'oltremare festeggeranno il giubileo allestendo banchetti per le strade... poi le regate sul Tamigi, i fuochi d'artificio, i programmi televisivi dedicati, le tazzine, il the e i biscotti di Fortnum and Mason.
Tutto quello che pur nel pieno della secolarizzazione e di una buona dose di indifferenza rende il Regno Unito una nazione o un insieme di nazioni unite (Inghilterra + Scozia + Galles + Irlanda del Nord) si alimenta con il sentimento.

Ecco noi italiani non abbiamo la continuità e nemmeno il sentimento, non ancora almeno.
La forma costituzionale non c'entra nulla, tocca lavorare sul sentimento che è il cuore del senso del dovere. Siamo troppo giovani, non ancora italiani.
Lo diventeremo (e qui, quale segno grafico digito? un punto, un punto esclamativo, un punto di domanda o i tre puntini?)
Ai posteri, anzi ai postumi, l'ardua sentenza... tre puntini
Il fra
*in questo articolo de La Stampa

venerdì 10 febbraio 2012

Snow-ismi in edizione italiana

"Le diamo l'auto con la verde che non ghiaccia, con il diesel c'é questo rischio"

L'occhialuta impiegata di Europcar mi consegna le chiavi di una Citroen modello nonsoche... giuro in vita mia non avevo mai pensato che il serbatoio della benzina potesse ghiacciarsi, forse per sbaglio la (not so) easy jet ci ha portato a Reykjavik, in Islanda? dove i cittadini scrivono on line la costituzione, se ne fottono dell'economia globale e hanno la benzina che non ghiaccia?

Saremmo dovuti andare compatti a Veruno, ma lí, oltre alla benzina verde, si sono ghiacciate pure le tubature e mio padre dice che non se lo spiega; cosí finiamo ospiti da Pino a Corso Genova, al quinto e ultimo piano di una casa a ringhiera della vecchia Milano, per la gioia dei bambini.

Per fortuna un dio creó Pino e Pino si fece carne e fu presso di noi con un pigiama a rombi blu, i maccheroni al ragú, il salmone, le fave e una frittata di otto uova, tagliata in otto fette, un uovo a fetta e il mitico liquore fatto in casa dalla madre, nella solita bottiglia di plastica con l'etichetta di un succo di frutta, quello che anni fa una mattina, scambiandolo appunto per una bevanda da colazione, io mi ingollai in una sola golata... ma questa é un'altra storia.

Dopo cena Cristiana e i bambini vanno a letto, mentre io sono costretto a vedere Gli esorcismi di Emily Rose, un filmaccio horror che piace tanto a Pino, la storia vera di una posseduta: una fortuna mi sia tolto le lenti a contatto. Credevo che Retequattro non esistesse piú.

Apro gli scuri di una finestra e... nevica, governo santo! governo ladro non si dice piú: Super Mario Poppins é finito infatti sulla copertina di Time, Obama lo osanna (o Osanna lo obama) e l'Italia torna a galoppare.

Sono tranquillo, Super Mario Poppins domani mi aiuterá a spostare la Citroen modello nonsoche e mi dirá: "Come vede la benzina non ghiaccia"
Un esorcismo tecnico.

p.s.: bella Milano sotto la neve. 

mercoledì 8 febbraio 2012

Snow-ismi

Due volpi gemelle sul muro del giardino guardano verso di noi, ma forse vedono solo la gatta, che li sfida protetta dai vetri della veranda; sabato sera nevica fitto ed è così bianco che non serve tenere la luce accesa. Poi la sera del giorno dopo la neve è già un ricordo.

Con il passo felpato di una volpe, bazzico anche io in giro per Londra; in realtà seguo le orme di Gaia, a Soho, a Notting Hill, a Shoreditch.

Una sera finisco da Hix, Soho, e chiedo al buttafuori, gelato dal freddo, se Matilde e Jacopo possono entrare, mi dice di sì e i bambini si sparano il primo cocktail della loro vita, una lemonade con ghiaccio e una fetta di lime e io come loro dato che oramai non reggo gli alcolici.

Non reggo nemmeno i camerieri, tanto piú se dei posti cool come Hix e nemmeno quelle, lentissime e scazzate, di Nordic Bakery, sempre a Soho...
Sono stato cameriere anche io e della peggior specie, ma dove latitavo nel servizio supplivo con la chiacchiera. A Londra servire ai tavoli è un mestiere anonimo, un passaggio obbligato e temporaneo... qui sono i locali ad avere personalità, chi lavora scompare risucchiato dal turn over della metropoli.
Clienti invece si nasce e io modestamente lo nacqui.

Hix insomma si può cancellare dalla lista, troppo di moda per essere ancora di moda, ma l'aria scandinava di Nordic Bakery, i vassoi di plastica blu e le tazze larghe, le brioches alla cannella che si attaccano alle dita e le vetrate luminose che danno su Golden Square beh valgono la visita e le calorie.

Il resto è mancia. 

domenica 5 febbraio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 05.12

Appena metto su f*c*book la nostra gita domenicale a Beachy Head, a un'ora e mezza di macchina da Londra, direzione sud est, una collega mi scrive: Francesco, don't jump off. Il commento mi rimane lí, come fosse una pura notazione sintattica su quanto siano efficaci i phrasal verbs.

Arriviamo a Beachy Head, comune di Eastbourne,alla guida della P R N D 3 2 1 Vauxall, un'escursione la nostra senza la tempistica del treno o dell'autobus da prendere, ma con la libertà di uscire da Londra e arrivare al mare.

Parcheggiamo cosí davanti all'unico edifico che si incontra, un pub, che ha il nome della località, Beachy Head e iniziamo la camminata verso il mare.
Dopo una breve salita, la discesa infatti si fa subito ripida, fino a che senza nemmeno il conforto di una recinzione, dalla cima di una scogliera irregolare si vede comparire il mare, scuro, quasi viola, cosí lontano, cosí vicino.

Mentre i bambini corrono e si divertono, io e Cristiana camminiamo guardinghi, mantendendo una distanza di sicurezza da quei precipizi; la sensazione di franare e l'impressione di un equilibrio precario sono palpabili, in agguato.
La dominante violenza della Natura si mescola a un senso di calma apparente, come un arrendersi alla grandezza della Terra, che a questa latitudine sembra un pianeta antichissimo, geologico e siderale, la parte ultima di una galassia sconosciuta.

Il paesaggio lascia senza fiato: balze verdi che seguono i profili bianchi e verticali delle scogliere, mucche che pascolano libere su un'erba finissima, cespugli radi pettinati a schiaffo dal vento... da una parte l'orizzonte lontano del mare, dall'altra le colline dell'entroterra.

Le persone intanto passeggiano e paiono a miglia da noi, minuscoli personaggi da presepe, poi d'improvviso ci sono vicini, fino a quando la lontananza li rimpicciolisce di nuovo.
A Beachy Head i tempi e le distanze si misurano secondo una percezione soggettiva, un film muto in slow motion, scandito soltanto dalla presenza silenziosa dei fari. 
Uno a righe rosse, come un dito che emerge dai marosi, giù sulla spiaggia, che compare solo se si guarda in giù dal culmine di uno scoglio, l'altro più grande, con un edificio addossato, una casa privata, morso anni fa dall'erosione del mare e ricostriuto piú all'interno, pronto per la prossima erosione. 

Jacopo intanto scava in una buca del terreno, uno strato di terriccio e roccia bianca che si frantuma in tante pietre di colore perlaceo. I bambini sembrano, come i merli e i gabbiani, creature ignare del pericolo.

Sui profili non protetti, se non da occasionali e precarie recinzioni, alcune croci di legno, una con dedica I love you, son
Poco prima nel terreno una placca con le parole del Salmo 93: Mightier than the thunder of many waters, mighter than the waves of the sea. The Lord on hight is mighty. Non manca agli inglesi un certo gotico umorismo, si direbbe.

Questo é infatti il luogo d'elezione per i suicidi; qui si cammina incontro alla morte (ah la gita al faro!), si sale come a un teatro del sacrificio, un dramma facile nella sua perfetta conclusione: senza fronzoli, soltanto la nuda trama, perchè la natura é forte, nitida, essenziale. 
Il suicidio a Beachy Head è una situazione probabile, non una remota eventualitá.

Howard Jacobson ne The Finkler Question (L'enigma di Finkler) ambienta su questi scogli il suicidio del vecchio Libor, ormai vedovo e malato,  in un breve, comico e tragico capitolo. Comico perché Jacobson mette in scena il suicidio con una fulminante ironia e una dettagliata descrizione del luogo, che Libor sceglie ricordando una conversazione con la moglie avuta proprio nel pub di Beachy Head*.

Ho un'età di mezzo per cui vedo il suicidio ancora come un'opzione adolescenziale e letteraria, stile dolori del giovane Werther.
Ma riconosco al gesto la dignità di un ultimo atto e se l'avanzarsi dell'età, la gravità della malattia mi portassero ad uno stato terminale o vegetativo e costringessi me e i miei cari ad un intollerabile dipendenza e un inutile accanimento, allora forse, non avendo né la forza e né il coraggio di un salto, chiederei un pietoso aiuto.

Il grande Monicelli ha girato da queste parti, a Brighton, le ultime scene de La ragazza con la pistola, con la mitica Monica Vitti.
Potrei dire tante cose di Monicelli. Ma il silenzio é la forma migliore di rispetto.
Come fossi antani. Sempre.
Il fra
*per un'idea della location si veda l'ultima riduzione cinematografica con l'omonimo titolo di Brighton Rock, uno dei più bei libri di Graham Green.

giovedì 2 febbraio 2012

Italians: interview 014, parte seconda

continua dal precedente post:

Sai che Israele è fatto di comunità, tenerle insieme non è facile e il metus hostilis aiuta, la paranoia del nemico palestinese permette di cementare comunità ebraiche di provenienze diverse.
Non credo che gli israeliani abbiano la paura del nemico...
Il nemico palestinese non è tanto conosciuto.
No, non credo, credo lo conoscano
Gli Israeliani non entrano nei Territori se non per fare incursioni.
Be’ non c’è turismo tra Tel Aviv e Gaza...
Nemmeno tra Tel Aviv e Ramallah...
Possiamo pensare quello che vogliamo del sionismo, ma non credo il problema sia il metus hostilis né le varie comunità: credo esista una certa paranoia, essere circondati da nemici ovviamente crea una forma mentis.
Non credi che abbia convenienza dire questo?
Non lo so, ma non credo.
Che problemi ha di politica interna Israele?
Corruzione... le manifestazioni di Tel Aviv lo testimoniano: la vita in Israele è molto simile a quella occidentale. Israele ha una mobilità di opinione pubblica che nei paesi arabi è sconosciuta.
Non bisogna dimenticare l'operazione pace in Galilea nell' 1982 , l'operazione militare più inutile della Storia: non risolse il problema, anzi... ne nacque un movimento contro la guerra.
E l'ultima operazione in Libano con Olmert?
L'operazione del Libano fu un disastro. Chiariamo: il giorno che Israele cancellerà Hezbollah dalla terra festeggerò con caviale e champagne. La critica è che non ha annientato Hezbollah, piuttosto ha preso una fila di sberle: poi ha bombardato Beirut e di questa operazione non si capisce l'utilità.
Con danni collaterali notevoli
Beh a parte i danni collaterali.
Beh a parte mica tanto...
A parte i morti, che senso aveva dal punto di vista politico? Non aveva senso punire i libanesi che hanno un grosso problema di sovranità: sono un feudo della Siria.

mercoledì 1 febbraio 2012

Italians: interview 014, parte prima

Leggo Yossarian su London Alcatraz da un po', una lettura che dà, a me almeno, l'opportunità di confrontarmi con opinioni spesso molto diverse dalle mie, talvolta facendomi delle gran risate, talvolta partecipando all'incazzatura, qualche volta senza essere d'accordo.
Le sue opinioni hanno il pregio di "avere una faccia", di essere documentate, e, la cosa che in assoluto io apprezzo, di essere de-ideologizzate.
Ero molto curioso di incontrarlo e ho impiegato qualche settimana prima di beccarlo, finchè, al telefono, ci sono riuscito; lui ha scelto di venire a casa mia, ci é rimasto per due ore o forse l'ho trattenuto io.
Poi si è rimesso la coppola e se ne è andato.
Ne è uscita un'intervista lunga... qui di seguito la prima parte:

Perché ti chiami Yossarian, come il protagonista di Catch 22?

Perché intanto mi piace come scrive Heller, ho letto tutto di lui e poi trovo che Yossarian mi assomigli molto: è una persona normale in lotta contro chi pensa che tutti lo vogliano uccidere. Si trova a fare il pilota di bombardieri ed è circondato da una manica di imbecilli.
Quindi combatte contro il resto del mondo?

Sì, non ho mai pensato che fosse un libro pacifista. Io non sono un pacifista, ma non sono neanche un guerrafondaio...
Ma Yossarian è un pacifista?

E' un libro contro il militarismo, non è un libro pacifista, Heller combatté i nazisti, era ebreo e non si pentì mai di averlo fatto. Parla della stupidità umana amplificata e resa pericolosa perché uccide.
Il libro perché lo consigli?

E' un libro costruito in modo molto intelligente, Heller è un autore postmoderno, io non amo molto il postmodernismo, ma quando si tratta di letteratura sì. Il libro è molto bello, non ha una struttura narrativa consequenziale ed è anche difficile leggerlo. Heller poi ha un senso dell’umorismo devastante e mi ricorda Gogol o Bulgakov, soprattutto sul tema della persona normale che combatte contro la stupidità che governa il mondo
Il nome in sé ha qualche significato?

Non credo.
L'idea di Yossarian sul blog
è legata ad Alcatraz e all'estetica militare... mi spieghi questo abbinamento...
L'idea del blog intanto la condivido con Cristiana, è nata da lei, perché Londra a volte sembra un po' una prigione. E' bello vivere qui però a volte, sembra di essere non dico ad Alcatraz ma quasi.
Londra è come un bunker, una città diversa dal resto dell’Inghilterra... a volte può essere un po' oppressiva, un termine forte, però la sensazione di vivere su un isola c’e’.
Una sensazione che si deve al tuo punto di vista italiano
?
L'Inghilterra è diversa culturalmente dal nostro paese, la Francia è più vicina a noi.
Pensi che la dimensione provinciale che ci portiamo dentro...

Io sono convinto che Londra offra anche una specie di dimensione provinciale, perché è una città fatta di tanti piccoli villaggi, ed è una cosa che io apprezzo. Io sono vissuto in provincia, sono di Pavia, ho vissuto lì per tutta la mia vita e sono nato a La Spezia.
C'è una dimensione un po' se vogliano provinciale nel senso del tuo quartiere, della tua comunità e allo stesso tempo c'è tutto; non so chi l'ha detto ma Londra è la vera capitale d'Europa ecco credo di sì... Quindi mi affascina questo dualismo, da una parte la calma, la confortevolezza il quartiere ... dall'altra quando vai al lavoro, ma ti basta andare al pub, la Londra tradizionalmente multiculturale.