lunedì 5 novembre 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 27.12

Gita della domenica e detto così pare un ingrato omaggio.
Domenica a Londra si va nei parchi; il tempo atmosferico insegna l'indulgenza.  E novembre, questo novembre almeno, è freddo, bastardo, mutevole.

Ma qualunque giorno Albione offra al Londinese nativo, acquisito o di passaggio, vale un giro sulla funivia o funicolì funiculare o teleferica sopra il Tamigi.

Sulle cartine della metro figura come una air line, una doppia line-etta tratteggiata con il nome Emirates, compagnia che non potrebbe sponsorizzare una linea sotterranea ma soltanto cose aeree come questa o cose miliardarie come lo stadio di calcio.

Trentasei cabine con il nome di altrettante o quasi destinazioni mondiali che Emirates raggiunge e la vocina rassicurante di una hostess dalla televisione digitale accompagna non più di dieci persone per ovetto.

Insomma un viaggio aereo in miniatura, il personale in assetto cabin crew con gesto amabile e uniforme blu circonda i passeggeri ad ogni passo, sorride, ammiccando al dio dei trasporti e gentilmente ricordando che non conviene agitarsi troppo quando si tocca lo zenith.

Perché l'iperuranio si tocca: un cielo grigio su, un cielo grigio giù, due piloni bianchi in mezzo al fiume, le chiatte, i laghi artificiali dei docks, le vecchie gru in disuso ma lasciate a futura memoria, come i meccàno di guerre stellari.

Londra orizzontale inghiottisce anche questa bianca, leggera verticale overground, distante nel paesaggio anche da vicino, e... inutile.
La cable car (uno di quei nomi inglesi che mi fanno sorridere) è soltanto alta, non guarda a niente di preciso, la città sembra altrove, lontana, la si vede certo, ma in miniatura e il vuoto sotto e attorno assomiglia a quello di un decollo visto da un enorme finestrino dalla terraferma al mare: sarà che si stacca dalla sfera bombata dell'O2 e dall'ancora in costruzione quartiere di Greenwich Peninsula; sarà  che si approda, lungo il filo invisibile del trapezista, fin dentro una costruzione di vetro appoggiata sullo specchio d'acqua di un dock.

La receptionist, al momento dei biglietti, chiede se dall'altra parte ci vogliamo fermare, rispondo che non so e lei mi dice tranquillamente che non c'è assolutamente niente da vedere, al massimo un caffè: informazione che rende la traversata fine a se stessa, surreale, anche se durante la settimana pare sia in uso ai commuters (ma io non ci credo).
Quindi, muniti di collarino al polso, rimaniamo sullo stesso ovetto senza scendere e facciamo ritorno sospesi su un cavo d'acciaio. Ed è subito sera.

Cristiana siede rigida, immobile e scopre di avere le vertigini, mio suocero intanto rispolvera il manuale del giovane scout e dispensa consigli opportuni come quelli di un confessore sul patibolo; i bambini al solito si divertono.
Io faccio qualche foto, poco convinto: gli occhi sono il nostro migliore grandangolo, così, mentre la cable oscilla al vento, le gocce di pioggia si attaccano ai vetri, passo l'iphone a Matilde e ballo sul mondo per dieci minuti.

Scendiamo nel freddissimo piazzale di parcheggi e slarghi di cemento e vetro,  passiamo le solite catene di negozi: vuoti anche con la gente dentro.
Si va in un pub per il Sunday Roast, un po' per quest'idea virile del piatto unico di carne che si confa alle preferenze culinarie di mio suocero e per rifugiarsi in un atmosfera accogliente, al riparo dai venti del nord.

Il Plume of Feathers sta a Greenwich ma defilato, in una via parallela al parco, un gran bel pub a soffitto basso, due camini, dentro tutte le età mangiano sedute, mentre il solito gruppo di anziani con birra e stampelle sta a guardare gli avventori al limite di uno stordimento, interrotto solo da frequenti gite in bagno.
Mio suocero appagato ha pagato, lui che al contempo si impiccia e fa il modesto, grande babysitter!, noi ormai ridotti a ospiti dell'ospite, con finalmente un paio di sere libere a gomito libero.

Per aria, sopra il fiume, pensavo a Londra come una delle città invisibili, adesso non so più esattamente perché: dall'alto non sembra esistere, come nemmeno fuori da un pub.

Sono i postumi dei fuochi d'artificio della bonfire night.
Il fra 

1 commento:

  1. Fra i tuoi post mi fanno venire l'acquolina...e non quella dovuta alla nebbia, leggo con vero gusto...

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